Aborti ricorrenti: poche cellule staminali nell’endometrio

Un recente studio condotto da alcuni ricercatori britannici su donne che avevano subito diversi aborti ha scoperto un fattore comune che potrebbe spiegare il fenomeno e aiutare ad avere un adeguato trattamento.

Gli aborti successivi, più di 3 prima della 12esima settimana di gravidanza, è un fenomeno che colpisce tra il 2 e il 5% delle donne.

Sebbene molte cause fossero note finora, come una malformazione uterina o dei disturbi dei ormonali, restava difficile spiegare con certezza la causa nella metà dei casi di aborto ricorrente.

Il recente studio condotto dai ricercatori dell’Università di Warwick nel Regno Unito, pubblicato sulla rivista ‘Stem Cell’ dice che analizzando dei campioni di mucosa uterina, ossia di endometrio, prelevati da 183 donne che avevano avuto tre aborti spontanei consecutivi, è emerso che tutti questi campioni avevano un tasso troppo basso di cellule staminali, anche prima della gravidanza, cosa che aveva causato l’invecchiamento precoce di questa mucosa e non consentito lo sviluppo delle cellule deciduali necessarie per l’impianto dell’embrione nell’utero.

“Possiamo immaginare di correggere queste anomalie prima che le pazienti cerchino di avere un altro bambino”, ha detto lo studio.

Questo dovrebbe iniziare con un migliorato screening delle donne a rischio attraverso un test dell’endometrio per misurare la presenza di cellule staminali e, se necessario, fornire vari mezzi medici per rafforzare le cellule endometriali, come iniezioni o farmaci molto specifici.

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La dieta mediterranea dimezza il tumore dell’endometrio

Le donne che seguono una dieta mediterranea dimezzano il rischio di avere un tumore dell’endometrio, secondo un nuovo studio pubblicato sul ‘British Journal of Cancer’.

Lo studio, finanziato dalla Fondazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (FIRC) è stato condotto da un gruppo di ricercatori dell’IRCCS-Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, in collaborazione con l’Università di Milano, il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, l’Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli e l’Università di Losanna.

Lo studio ha valutato in oltre 5.000 donne italiane la relazione tra aderenza alla dieta mediterranea e il rischio di sviluppare il tumore dell’endometrio.

Per calcolare un punteggio di aderenza alla dieta mediterranea sono state considerate 9 componenti dietetiche: verdura e frutta, legumi, cereali e patate, pesce e grassi polinsaturi, di cui è ricca la dieta mediterranea; carne e latte e latticini di cui la dieta mediterranea è povera; alcol di cui è tipico il consumo moderato.

Le donne che avevano una più alta aderenza alla dieta mediterranea (ossia la cui dieta includeva sette o più componenti caratteristiche di tale dieta) presentavano una riduzione del rischio di tumore dell’endometrio del 57% rispetto a quelle che avevano una bassa aderenza.

All’aumentare dell’aderenza alla dieta mediterranea aumentava la protezione sul tumore dell’endometrio, suggerendo una causalità della relazione.

Si ritiene – dice lo studio – che contribuiscano agli effetti antitumorali di questa dieta il suo alto contenuto in antiossidanti, fibre e grassi polinsaturi.

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