Mobilitá elettrica? No, a 4 zampe

Per sport o per hobby più che per lavoro – passando dalla rivoluzione industriale fino a quella digitale – la millenaria passione per il cavallo coinvolge ancora oggi un italiano su 4 e il 30% delle famiglie italiane, con uno ‘zoccolo duro’ di 3,2 milioni di praticanti (8%) della popolazione attiva (18-65 anni, a esclusione quindi dei minorenni) che è montato in sella negli ultimi 12 mesi. Un esercito pacifico di cavalieri composto in maggioranza dai generation X, laureato, del Nord Italia, con reddito medio-alto e soprattutto con una predilezione quasi plebiscitaria per passeggiate e turismo equestre, praticati nel 90% dei casi.

È quanto emerso dell’indagine Fieracavalli-Nomisma Cavallo che passione, svelata oggi da Veronafiere nel corso della giornata di apertura della 120ª Fieracavalli in presenza del ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio e del presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Un’indagine, condotta su un doppio panel – uno generalista rappresentativo della popolazione italiana attiva (18-65enni) e uno di praticanti – che per la prima volta fa luce sulla domanda equestre che dichiara di spendere mediamente 1.500 euro a persona l’anno in ragione di benefici espressi che vanno dal senso di libertà al relax, dall’armonia al divertimento all’impegno. E anche tra i ‘non user’ la perception verso l’universo equestre è alta, con quasi la metà degli italiani che proverebbe l’esperienza, specie tra gli under 35 (58%).
Per il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese: “I risultati tracciano un profilo inaspettato per le cifre e l’attualità di una passione senza tempo. Un binomio che negli anni si è rinnovato assumendo forme diverse di interazione e che ancora oggi conta su circa 10 milioni di italiani maggiorenni che nell’ultimo anno sono entrati in contatto con il cavallo, in sella per fare passeggiate e per sport, oppure hanno frequentato maneggi e fiere dedicate al cavallo”. “Queste rilevazioni – ha aggiunto il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani –, ci aiutano a capire perché Fieracavalli non mostra mai sintomi di vecchiaia, anzi si rinnova di nuove attrazioni e business di generazione in generazione. È stata la nostra prima fiera, che 120 anni fa inglobava per evidenti affinità anche quella agricola e la parola chiave era ‘lavoro’; ora è sport ma prima ancora passione e soprattutto turismo, con il 43% della popolazione che dichiara di conoscerla e con quasi 3 milioni che l’hanno visitata, bambini esclusi”.

EQUITURISMO:
LIAISON TRA CAVALLO, NATURA ED ENOGASTRONOMIA PER 2,8MLN DI CAVALIERI
Un binomio vincente che – spiega l’indagine nel panel dei praticanti – trova la sua naturale vocazione nel turismo equestre, con 9 horse-addicted su 10 che hanno fatto passeggiate a cavallo nell’ultimo anno (il 35% regolarmente), principalmente della durata di 2-3 ore (44%) ma anche di mezza/intera giornata (26%), o di un week end (3%). L’equiturista, che spende in media 150 euro al giorno (21 euro l’ora per le passeggiate), preferisce come scenario i boschi (22%) alle colline e ai prati in pianura (20%) mentre il mare è il tour ideale per il 14% del campione. Un turismo complementare ad altre forme della vacanza dove nei desiderata non possono mancare le soste enogastronomiche (41% in risposta multipla) e i momenti di relax in centri benessere (29%). E proprio l’abbinamento con l’enogastronomia è un must nei servizi aggiuntivi utilizzati, con il 46% che nel corso della sua ultima escursione ha provato prodotti tipici territoriali o degustato vini (34%). Inoltre, menzione speciale per la qualità dell’esperienza, molto positiva nell’81% dei casi, con l’84% del campione che reputa ottimi/buoni i percorsi scelti, l’80% i cavalli compagni di viaggio, il 73% il personale tecnico, il 68% l’organizzazione dell’offerta. Un alto gradimento che si evince infine nei programmi futuri, con il 35% degli appassionati che ha già organizzato un’escursione di una o più giornate entro i prossimi 12 mesi e un altro 47% che la considera un’idea da programmare.

HOBBY, COMPETIZIONI ED EMPATIA, UNA PASSIONE PUROSANGUE
Contatto con la natura, empatia con l’animale, riduzione dello stress sono i principali punti di forza dichiarati che contraddistinguono il binomio uomo-cavallo in passeggiata come in maneggio, legati a doppio filo anche nella pratica. Chi fa turismo equestre, infatti, fa anche attività in maneggio (84%, 29% i regolari), mentre risultano più esclusive altre forme di fruizione, come il dressage (51%, con l’11% di regolari) e il salto ostacoli (48%, 10% i regolari). La passione per i cavalli ha in buona parte radici famigliari (‘mi è stata trasmessa dalla famiglia’, ‘sono cresciuto in un ambiente equestre’) che sembrano proseguire ancora oggi, con il 72% dei praticanti che in famiglia ha qualcun altro con la stessa passione. Il costo troppo alto (59%) e le poche strutture (34%) sono però i principali punti di debolezza di una passione-cavallo che fa dell’empatia (23%), della libertà (19%), della bellezza (11%) le principali immagini evocate dagli intervistati. Una passione che potrebbe anche diventare un lavoro: il 57% degli intervistati confessa infatti di pensare spesso (15%) o qualche volta (42%) di cambiare vita in favore un’attività lavorativa collegata al mondo dei cavalli.

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Se il partner ti tiene per mano quando soffri il dolore diminuisce

Tenersi per mano può sincronizzare le onde cerebrali e alleviare il dolore in una coppia, quando uno dei due soffre.

Lo ha trovato un nuovo studio, il quale ha rilevato che maggiore è l’empatia che un partner confortante prova per un partner che soffre, più le sue onde cerebrali si sincronizzano. E più quelle onde cerebrali si sincronizzano, più il dolore scompare.

Lo studio, guidato da Pavel Goldstein, dell’Università del Colorado, a Boulder, e pubblicato sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences (PNAS), per giungere a queste conclusioni, ha lavorato su un gruppo di coppie eterosessuali, di età compresa tra 23 e 32 anni, che erano state insieme per almeno un anno.

I ricercatori hanno sottoposto i partner a diversi scenari di due minuti, in cui, con l’elettroencefalografia (EEG), misuravano le loro attività cerebrali.

Gli scenari includevano stare seduti e non toccarsi; stare seduti insieme tenendosi per mano; stare seduti in stanze separate.

Poi i ricercatori hanno ripetuto gli scenari mentre la donna era stata sottoposta a un leggero dolore al braccio.

Il semplice fatto di trovarsi reciprocamente, con o senza contatto, era associato a una sincronicità dell’onda cerebrale alfa mu, una lunghezza d’onda associata all’attenzione focalizzata.

Se il partner teneva per mano la donna mentre soffriva, le onde cerebrali si sintonizzavano, hanno detto i ricercatori.

Gli studiosi hanno anche scoperto che quando lei soffriva e il partner non poteva toccarla, la sincronizzazione delle onde cerebrali diminuiva.

Si può esprimere empatia per il dolore di un partner, ma senza un tocco non può essere completamente comunicata, hanno spiegato i ricercatori.

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L’empatia è la chiave per la prevenzione del suicidio

Il suicidio nella gente depressa può essere scongiurato, con l’empatia, stato che può fare la differenza tra la vita e la morte, dicono gli esperti.

Bisogna essere empatici (non comprensivi), nei confronti di chi è depresso: la gente che è in uno stato depressivo ha solo bisogno di essere ascoltata.

Secondo l”International Association for Suicide Prevention (IASP), la compassione e l’empatia degli altri hanno contribuito a trasformare le cose negli individui vulnerabili.

Offrire una parola gentile di sostegno e di ascolto, senza giudicare, può fare la differenza, si legge sul sito ufficiale del World Suicide Prevention Day 2017.

La cura e l’ascolto non-giudicanti hanno molte probabilità di ridurre l’angoscia in chi è depresso, dicono gli esperti.

La Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio si celebra ogni anno il 10 settembre.

L’obiettivo più importante di questa iniziativa, sostenuta dall’International Association for Suicide Prevention (IASP),  co-sponsorizzata dalla World Health Organization (WHO), è di aumentare la consapevolezza nella comunità scientifica e nella popolazione generale sul fatto che il suicidio è un fenomeno che può essere prevenuto.

La WHO stima che ogni anno nel mondo muoiano un milione di persone per suicidio.

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L’animale più empatico è l’elefante indiano

elefante-indianoAlcuni scienziati statunitensi hanno scoperto che gli animali più capaci di empatia sono gli elefanti indiani. L’empatia è la capacità di vivere e di sentire la situazione di un altro.

Al fine di classificare l’animale più sensibile allo stato d’animo e alle emozioni umane gli scienziati dell’Emory University di Atlanta hanno studiato il comportamento di vari animali.

Hanno esaminato se le specie animali confortano i loro coetanei quando sono stressati o sofferenti e se si aiutano a vicenda nelle situazioni difficili, oltre ad esaminare il loro atteggiamento verso l’uomo.
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