Economia circolare e riuso dei rifiuti elettronici

In occasione della Giornata internazionale dei rifiuti elettronici – International E-Waste Day, celebrata il 14 ottobre, la torinese Astelav ha presentato i risultati di Ri-generation

Con una crescita costante del 30% ogni mese, in soli due anni ha gestito più di 3.000 elettrodomestici, evitando quasi 200 tonnellate di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Il progetto Ri-generation, avviato nel 2017 dalla torinese Astelav, ha dato nuova vita a lavatrici, forni, lavastoviglie e frigoriferi ormai destinati alla discarica, facendo bene all’ambiente e creando lavoro e inclusione. Gli elettrodomestici rigenerati sono stati messi in vendita ad un prezzo mediamente inferiore del 50% rispetto al nuovo e si è creato un circuito dove anche le persone socialmente svantaggiate hanno una seconda possibilità.

«Siamo partiti con due persone impiegate in questo progetto. Oggi ne contiamo 11», premette Ernesto Bertolino referente marketing di Ri-generation e amministratore di Astelav società di Vinovo (TO) leader nel settore dei ricambi per gli elettrodomestici con alle spalle quasi 60 anni storia e una presenza in 80 Paesi nel mondo. «Abbiamo messo la nostra conoscenza degli elettrodomestici e la disponibilità dei ricambi al servizio dell’economia circolare, uscendo da quella mentalità dell’usa e getta che è sempre più diffusa. Nel contempo, abbiamo dato valore ad importanti risvolti sociali offrendo, in collaborazione con il Sermig (Servizio Missionario Giovani), una seconda possibilità a quanti sono stati emarginati dal mondo del lavoro e trasferendo competenze a giovani provenienti da contesti sociali difficili». Il risultato è un laboratorio che alimenta una rete vendita composta dal sito e-commerce www.ri-generation.com e due negozi (a Torino, in via Mameli 14 e in via Saluzzo 39/A), dà nuove opportunità di lavoro e crea una rete formativa dedicata ai minori non accompagnati. Ri-generation testimonia un nuovo modello di economia che Bertolino definisce «civile». Spiega: «Recupero dei rifiuti, reinserimento lavorativo e formazione dei ragazzi: è un circuito che fa bene».

I RAEE utilizzati provengono dal circuito dell’uno contro uno, ovvero la possibilità data al consumatore di consegnare l’elettrodomestico vecchio al rivenditore nel momento dell’acquisto di uno nuovo, oppure da donazioni nella zona di Torino e provincia. «Gli elettrodomestici, che siano RAEE o donazioni, vengono scelti sulla base di alcune caratteristiche di qualità e anzianità; quindi, dopo un accurato screening vengono riparati utilizzando ricambi originali. Successivamente vengono collaudati e sanificati nel laboratorio Ri-generation, presso Astelav, da un team di tecnici specializzati con esperienza pluriennale nella riparazione degli elettrodomestici. Verificato il perfetto funzionamento, vengono quindi messi in vendita», prosegue Bertolino. La garanzia è di 12 mesi e fa leva sulla rete di distribuzione Astelav che copre tutto il territorio nazionale. Ad entrare in questo circuito di rigenerazione sono essenzialmente grandi elettrodomestici di qualità medio alta. «Grazie alle nostre economie di scala possiamo intervenire anche su quelle apparecchiature la cui riparazione viene spesso sconsigliata per l’incidenza del costo», aggiunge. «Questo ci permette di offrire un prodotto di alta qualità ad un prezzo accessibile».

L’aspetto umano del progetto ha un ruolo importante: la seconda possibilità non viene data solo agli elettrodomestici ma anche alle persone. «Fin dall’inizio abbiamo visto le potenzialità di questo progetto per dare alle persone nuove opportunità. Condividendo la lotta allo spreco e la promozione di una cultura della riparazione, con il Sermig abbiamo intercettato quanti avevano maturato delle competenze nel settore ma erano stati esclusi dal mercato del lavoro, ma anche  giovani con alle spalle un sociale difficile». Il passaggio di conoscenze – che nell’ambito della riparazione è fondamentale – è alimentato anche dai corsi di formazione che, dall’anno scorso insieme con i Salesiani di Torino, Astelav propone ai ragazzi. Spiega: «Sono 100 ore rivolte a ragazzi minori non accompagnati, anche migranti, a scopo formativo ed educativo per acquisire maggiori conoscenze e strumenti concreti che possano facilitare un reinserimento sociale al termine degli studi. Alle 30 ore di teoria, si aggiungono le 70 di pratica. Al termine c’è la possibilità di fare un tirocinio di tre mesi nel nostro laboratorio».

Da sempre paladina del diritto alla riparazione contro la cosiddetta obsolescenza programmata, Astelav con Ri-generation ha dato concretezza all’elettrodomestico rigenerato. Conclude Bertolino: «I volumi di attività di Ri-generation crescono del 30-40% ogni mese. Oggi siamo nelle condizioni di poter gestire più di 2.000 elettrodomestici all’anno». Ri-generation dà loro nuova vita ed evita che finiscano tra le 310 mila tonnellate di rifiuti elettronici raccolte solo l’anno scorso in Italia.

L’economia circolare non solamente si può toccare, sfogliare e persino mangiare, ma fa pensare. Perpetua Recorder
Quasi 24 mila tonnellate di rifiuti elettronici gestiti con un tasso di recupero superiore al
Un metodo unico per modificare imballaggi già stampati ma inutilizzabili: in 40 anni salvati dal

Economia circolare, gli scarti di produzione diventano oggetti di design

L’economia circolare non solamente si può toccare, sfogliare e persino mangiare, ma fa pensare. Perpetua Recorder the magnetic notebook racchiude in un oggetto parole quali recupero, riuso, riciclo, innovazione e design. A prima vista è un taccuino con la sua matita, ma se si guarda alla sua anima si scoprono acciaio, grafite e ferro che, presi direttamente dagli scarti di lavorazioni industriali, riscrivono le leggi dell’attrazione facendo riscoprire la propria libertà.

«L’economia circolare diventa virtuosa, non solamente perché questo progetto muove i suoi passi dalla volontà di riutilizzare ciò che viene erroneamente creduto un rifiuto, ma anche perché mette al centro un’idea di connessione fondata sulle persone, senza il bisogno di un wi-fi», spiega Susanna Martucci, fondatrice e CEO di Alisea, l’azienda vicentina che già nel 1994 aveva messo al centro della propria attività il concetto di economia circolare e da 25 anni fa innovazione nei materiali e nei processi produttivi progettando e realizzando oggetti di design per la comunicazione aziendale. «Con Perpetua Recorder the magnetic notebook tocchiamo con mano il fascino che può emanare un’economia circolare virtuosa, ma, soprattutto, riscopriamo la libertà perché scegliamo di scrivere e condividere dove, quando e con chi vogliamo le nostre storie, i nostri sogni e il nostro futuro». Recorder di Alisea fa sintesi: «In un unico oggetto abbiamo voluto connettere magneticamente il taccuino e Perpetua la matita, due elementi che trovano la loro ragion d’essere reciprocamente: una matita senza quaderno non scrive, un quaderno senza matita non serve. In Perpetua Recorder inoltre abbiamo associato brevetti e tecnologie innovative, tutti made in Italy; è il risultato corale di una filiera etica, dove tutti i partner condividono la stessa filosofia e la stessa mission: rispetto per l’ambiente e le persone in nome di un futuro realmente sostenibile».

Recorder è stato raccontato in anteprima al Tedx Vicenza alla presenza di più di mille persone, ma è Starbucks che per la sua Reserve Roastery a Milano ha per primo colto e fatto proprio il messaggio valoriale che lo rende unico, espandendolo ai propri clienti.
Perpetua Recorder the magnetic notebook racconta cosa è l’economia circolare con un oggetto concreto e di uso quotidiano con una grande attenzione al design. I due elementi che vivono in simbiosi sono il taccuino e Perpetua la matita. Il primo, composto da pagine in carta riciclata al 100%, ha nella cover un’anima d’acciaio sottilissima prodotta al 60% dal recupero e riciclo dei rottami. Per la copertina, inoltre, è stata utilizzata Ecophilosophy, una carta materica unica stampata utilizzando l’energia del sole con inchiostri ecologici derivati dalla soia da Grafiche Antiga. Perpetua, invece, è l’iconica matita già esposta, tra gli altri, al Moma di New York e Hong Kong e al Guggenheim di Bilbao e voluta come testimonial dal Senato della Repubblica Italiana e dal Ministero dell’Istruzione per celebrare i 70 anni della firma della Costituzione. È realizzata con un materiale innovativo e tecnologico, lo Zantech, composto per l’80% da polvere di grafite ottenuta dagli scarti della lavorazione di elettrodi. «Attorno a Perpetua Recorder non c’è quindi una sola realtà imprenditoriale, ma una filiera etica dove più aziende condividono un preciso modo di operare», prosegue Martucci. «L’impegno nella tutela dell’ambiente è responsabilità condivisa che deve essere testimoniata».

Alisea è stata tra le prime aziende italiane a costituirsi come società benefit: sviluppa processi produttivi innovativi nell’ottica di dare nuova vita ai materiali di scarto attraverso i quali realizza «Oggetti Comunicanti», come li definisce la sua fondatrice. «Il punto di partenza è sempre il rifiuto: da questa fonte di materie, sviluppiamo idee e processi affinché il riciclo non si esaurisca con le materie prime seconde ottenute, ma sia uno stimolo creativo capace di dare valore al progetto». Una filosofia che Alisea chiede che sia condivisa da tutti i partner coinvolti.

Perpetua Recorder the magnetic notebook è nato in Italia ed è disponibile solo tailor made. È  rivolto alle aziende che desiderano condividere un messaggio che parla di sostenibilità, innovazione e design.

“Mineracqua, insieme alla Federazione europea delle acque in bottiglia – EFBW – è sempre più
Apple ci crede e ce la mette tutta, quando si tratta di rispetto dell'ambiente. Ora,

Ambiente, 24mila tonnellate di rifiuti elettronici raccolti

Quasi 24 mila tonnellate di rifiuti elettronici gestiti con un tasso di recupero superiore al 97% e un impegno nell’Uno contro Uno che è valso 300 tonnellate nel 2018. Sono questi i principali dati contenuti nel Rapporto sociale di Ecolight, consorzio nazionale no profit impegnato da dieci anni nella gestione dei RAEE, delle pile e degli accumulatori esausti. Punto di riferimento per quasi 1.800 aziende, Ecolight l’anno scorso ha confermato i risultati dell’anno precedente, indicando però strade innovative per la raccolta della spazzatura hi-tech, soprattutto in vista degli obiettivi europei che proprio a fine 2019 si innalzeranno ancora. «Il Rapporto sociale del consorzio è un documento che guarda al futuro, alle sfide che abbiamo davanti e prova a indicare delle soluzioni», premette il presidente di Ecolight, Walter Camarda. «La strada da percorrere è quella del coinvolgimento, così come “coinvolgere” è il titolo che abbiamo voluto dare al nostro Rapporto sociale. Il pacchetto relativo all’economia circolare, che è stato vagliato dal Parlamento UE proprio l’anno scorso, non deve essere visto come un mero elenco di prescrizioni, ma un percorso da fare. Affinché la visione circolare possa trovare concretezza è indispensabile che ciascuno faccia il proprio compito fino in fondo».
Ecolight lo ha fatto. «Il consorzio ha servito oltre 3 mila punti di prelievo in tutta Italia, dagli oltre 700 in Lombardia fino ai 19 del Molise», ricorda il direttore generale di Ecolight, Giancarlo Dezio. «Un’azione capillare e puntuale, come testimoniato dal grado di efficienza del servizio che è stato superiore al 98%. A questi si aggiungono gli oltre 2.500 ritiri che sono stati fatti presso i punti vendita nel rispetto di quanto previsto dall’Uno contro Uno e che hanno permesso la raccolta di 300 tonnellate di RAEE. Nell’anno i consumatori hanno lasciato in negozio più di 42 mila elettrodomestici non più funzionanti al momento dell’acquisto di un altro elettrodomestico di equivalente funzionalità». Sul fonte dell’Uno contro Zero, che prevede la possibilità per i consumatori di lasciare le piccole apparecchiature elettroniche non funzionanti nei negozi di grandi dimensioni (quelli con più di 400 mq di superficie di vendita dedicata al materiale elettronico) senza alcun obbligo di acquisto , Ecolight ha effettuato 132 missioni, arrivando a ritirare 460 kg di RAEE, prevalentemente piccoli elettrodomestici e cellulari rotti.
Nell’ottica di attuare l’economia circolare, la sfida è duplice, in particolare in vista del target europeo previsto per il 2019. «Entro la fine di quest’anno, l’Italia è chiamata a raccogliere il 65% delle apparecchiature immesse calcolato sulla media dei tre anni precedenti», ricorda Dezio. «Un obiettivo importante, visto che partiamo dal 40% registrato nel 2017. Ma è un obiettivo che si può raggiungere attraverso due strade: la prima, un potenziamento della raccolta, andando incontro ai cittadini, sensibilizzandoli sulla necessità di conferire in modo differenziato non solamente frigoriferi e forni, ma anche e soprattutto smartphone, frullatori e lampadine non più funzionanti; la seconda, un freno ai canali di raccolta paralleli. Si stima che almeno due terzi dei RAEE prodotti siano gestiti al di fuori del sistema, senza che vi sia un controllo sulla filiera, sul recupero e sul riciclo».
I rifiuti elettronici sono del resto una risorsa importante. Come testimoniato dall’attività di Ecolight, sono riciclabili per oltre il 97% del loro peso. Il consorzio ha infatti inviato a recupero più di 8.570 tonnellate di ferro, oltre 6.500 tonnellate di materie plastiche, quasi 2.000 tonnellate di vetro e 1.000 tonnellate di metalli non ferrosi. «È il primo passo di un’economia circolare concreta nella quale crediamo profondamente», conclude Dezio.

 

23mila tonnellate di rifiuti elettronici al riciclo in un anno. Ecolight cresce del +14% anche
Ecolight e Leroy Merlin hanno raccolto più di 24 tonnellate di rifiuti elettronici con le
Continua la campagna per incentivare una corretta raccolta dei piccoli rifiuti elettronici. Anche i punti

Nuova vita agli imballaggi, esempio di economia circolare

Un metodo unico per modificare imballaggi già stampati ma inutilizzabili: in 40 anni salvati dal macero 950mila km di packaging. E la ricerca sull’ecosostenibilità non si ferma: «Saremo fra i primi in Italia a usare colori all’acqua per la stampa rotocalco», ha detto l’azienda di Lainate (MI) che ha ideato il sistema

Investono nell’economia verde, sono attente ai temi del recupero e del riciclo, e allo stesso tempo combattono inquinamento e cambiamenti climatici, perché le loro pratiche virtuose contribuiscono a far risparmiare energia e a evitare emissioni di CO2.

Sono le aziende italiane, piccole e grandi, che Enel e Fondazione Symbola hanno ricercato e valutato per portarle come esempio nel rapporto “100 Italian circular economy stories”. Fra queste cento realtà del Made in Italy, –accanto aEataly, Fondazione Cariplo, Intesa San Paolo, Legambiente e tanti altri nomi di spicco– c’è un’azienda di Lainate (MI), la Rotoprint Sovrastampa: una realtà familiare fondata nel 1978 da Gian Carlo Arici che ha portato sul mercato qualcosa di unico, un sistema che permette alle aziende di recuperare interamente le loro rimanenze di imballaggi non utilizzabili (a causa di errori, difetti, aggiornamenti nelle etichette, eccetera: avviene più spesso di quanto si pensi).

 

«Siamo onorati di ricevere questo riconoscimento che valorizza il carattere ecologico e antispreco del procedimento da noi brevettato – afferma Giovanni Luca Arici, CEO di Rotoprint e figlio del fondatore – Quando, quarant’anni fa, inventammo il nostro sistema di sovrastampa con macchine rotocalco, che permette di intervenire su imballaggi già stampati con precisione millimetrica, non si parlava ancora di economia circolare. Non si era ancora sviluppata la sensibilità che c’è adesso, ma per noi il concetto di recupero era già centrale e i clienti ci hanno subito premiati. Ancora oggi siamo gli unici in Italia a poter salvare dal macero, mediante sovrastampa, i materiali inutilizzabili dando loro una nuova vita».

Basti pensare che, in quarant’anni di attività, Rotoprint ha permesso di non buttare in discarica950mila km di materiale, quasi 25 volte il giro della Terra. Questo vuol dire anche un’enorme quantità di CO2 in meno perché, se si riutilizza il materiale obsoleto, si evita anche di produrne altro nuovo.

 

L’idea iniziale di Rotoprint ha ormai quattro decenni di storia, ma nel frattempo l’azienda si è evoluta di pari passo con la tecnologia e le esigenze del mercato, perché ogni intervento di sovrastampa è tecnicamente complesso e sempre personalizzato. Oggi l’azienda,sempre sotto la guida della famiglia Arici, continua ad aggiornarsi puntando alla sostenibilità ambientale. L’ultima novità in questo senso è l’introduzione dei colori ad acqua nei procedimenti di stampa rotocalco. «Siamo quasi pronti per questo importante traguardo –spiega Gian Luca Arici–. Abbiamo investito in studio e ricerca perché i colori ad acqua sono particolarmente difficili da gestire e, per la stampa rotocalco, sono di uso comune gli inchiostri a solvente. Nella sovrastampa, poi, i problemi tecnici sono ancora maggiori. Noi però crediamo che la competitività del Made in Italy si giochi su innovazione, qualità ed ecosostenibilità. E ancora una volta vogliamo essere i primi a portare ai nostri clienti, in Italia e all’estero, un importante valore aggiunto».

Quasi 24 mila tonnellate di rifiuti elettronici gestiti con un tasso di recupero superiore al
La guerra commerciale preannunciata dagli USA minaccia l’economia mondiale con importanti ripercussioni anche sull’Italia. Secondo le stime