L’obesità è associata ad abitudini intestinali anormali

L’obesità è di solito associata a un aumentato rischio di altre patologie (malattie cardiache, diabete e malattie gastrointestinali), ma c’è una condizione meno nota e consiste nella relazione tra l’obesità e le abitudini intestinali anormali.

Su Alimentary Pharmacology & Therapeutics, un team di ricercatori del Beth Israel Deacons Medical Center (BIDMC) ha trovato una forte associazione tra obesità e diarrea cronica, indipendentemente dalla dieta, dallo stile di vita, dai fattori psicologici o dalle condizioni mediche di un individuo.

Analizzando la salute intestinale di 5.126 pazienti di età superiore ai 20 anni, che non avevano l’intestino irritabile, la celiaca o il cancro al colon, i ricercatori, dopo aver controllato la dieta, l’attività fisica, il diabete, l’uso di lassativi e i fattori demografici, hanno scoperto che gli obesi avevano il 60 per cento di probabilità in più di avere la diarrea, rispetto agli altri.

I ricercatori non sanno perché le persone obese siano più propense rispetto alle altre persone ad avere la diarrea. Una possibile spiegazione può trovarsi nella correlazione tra obesità e infiammazione cronica, cosa che può contribuire alla diarrea.

“Il trattamento delle condizioni mediche legate all’obesità e alla grande obesità richiede una gestione multidisciplinare”, ha dichiarato Anthony Lembo, autore principale dello studio e gastroenterologo del BIDMC, osservando: “I medici dovrebbero essere consapevoli del rapporto tra obesità e diarrea, soprattutto per i potenziali impatti negativi che le abitudini intestinali alterate possono avere sulla qualità della vita.”

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80mila italiani affetti da Malattia di Crohn

“Le malattie infiammatorie croniche intestinali hanno il picco di incidenza tra i 20 e i 30 anni di età. Quello che è emerso ultimamente è che il 20% degli affetti da queste malattie hanno un esordio della malattia da giovanissimi, nella fascia d’età tra i 10 e i 18 anni”, spiega il Prof Alessandro Armuzzi, Segretario Generale IG-IBD

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI, secondo l’acronimo italiano, o IBD – Inflammatory Bowel Diseases – secondo quello anglosassone) sono patologie infiammatorie croniche dell’intestino caratterizzate nel loro decorso dall’alternarsi di fasi di riacutizzazione e di remissione con danno intestinale progressivo e si distinguono in due tipi principali: la Malattia di Crohn (MC) e la Colite Ulcerosa (CU).

I NUMERI, IN ITALIA E IN EUROPA – Si stima che oltre 5 milioni di persone nel mondo siano affette da MICI, di cui circa 1.6 milioni nel Nord America e quasi 3 milioni in Europa. In Italia, pur mancando dati epidemiologici nazionali, vengono stimate oltre 200mila persone affette da colite ulcerosa o malattia di Crohn. “Il problema – spiega il Prof. Alessandro Armuzzi, Segretario Generale IG-IBD, Ospedale Presidio Columbus – Fondazione Policlinico Gemelli – Università Cattolica  è che in Italia manca ancora un registro nazionale, quindi si può dare solo una stima dei malati. Con buona approssimazione si può dire che il 40% di questi 200mila è affetto dalla malattia di Crohn, mentre il restante 60% da colite ulcerosa. Le malattie infiammatorie croniche intestinali hanno il picco di incidenza tra i 20 e i 30 anni di età. Quello che è emerso ultimamente è che il 20% degli affetti da queste malattie hanno un esordio della malattia da giovanissimi, nella fascia d’età tra i 10 e i 18 anni”.

LA CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE – Sarà presentata venerdì 28 settembre, ore 18, presso l’NH Collection Roma Palazzo Cinquecento, la nuova campagna di sensibilizzazione di IG-IBD. “Il nostro primo obiettivo è la sensibilizzazione, a livello generale e mediatico, relativamente a queste malattie – spiega il Prof. Armuzzi – Per l’occasione abbiamo chiesto al nuotatore, campione italiano a livello internazionale, Simone Sabbioni di essere nostro testimonial, in quanto esempio di come si possa comunque giungere, nonostante tali malattie, a grandi risultati sportivi, e alla realizzazione di importantissimi obiettivi. Sebbene queste patologie, quando non gestite in maniera costante e seria, limitino in maniera pesante la vita di chi vi è affetto, una corretta informazione e un intervento immediato non provocherà effetti sulla qualità della vita, né a livello sociale né affettivo”.

LE CAUSE – I meccanismi alla base dello sviluppo delle MICI non sono ancora completamente noti, ma si pensa che il maggior ruolo sia attribuibile, in soggetti suscettibili dal punto di vista genetico, ad unaalterata risposta immunitaria nei confronti del microbiota, cioè quell’insieme di microorganismi presenti all’interno dell’intestino, che viene alterato da fattori ambientali ancora poco conosciuti. “Alla base di questa malattia, allo stato attuale della ricerca scientifica, è un misto di concause: c’è innanzitutto una predisposizione genetica, quindi un background di fondo “fertile”. Da studi genetici, infatti, si è visto che sono presenti, in oltre 160 geni, piccole mutazioni che, nell’insieme, favoriscono la suscettibilità alla malattia. Ma ci sono anche fattori ambientali, ancora non bene identificati, come alimentazione e inquinamento. Tutti questi elementi modificano di fatto la flora batterica dell’intestino, stimolando una risposta immunitaria. Da questa nasce l’infiammazione, che con il tempo si cronicizza, provocando così i sintomi di questa malattia”.

I SINTOMI – I sintomi predominanti delle MICI sono: la diarrea, i dolori addominali, la presenza di sangue nelle feci, la febbre, l’astenia e la perdita di peso, sintomi che tendono a variare in base al tipo di patologia. In alcuni casi si possono associare manifestazioni extra-intestinali tra cui le manifestazioni articolari (spondiloartrite), cutanee (eritema nodoso, pioderma gangrenoso, psoriasi), oculari (episclerite ed uveite) ed epatiche (colangite sclerosante).

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Come viaggiare sicuri

“Sì, viaggiare”, recita una famosa canzone di Lucio Battisti. Ma farlo con consapevolezza è d’obbligo, soprattutto quando si tratta di bambini.   Un viaggio, infatti, soprattutto in Paesi lontani, può presentare dei rischi per la salute dei più piccoli, se non si osservano alcune importanti norme di prevenzione. I bambini contraggono le stesse malattie degli adulti, ma in forma più grave, ciononostante circa la metà non viene sottoposto a una visita medica pre-partenza.

 

Le malattie che vengono più comunemente contratte dai bambini durante un viaggio internazionale*, sono: diarrea (28% dei casi), malattie dermatologiche (25%), malattie febbrili sistemiche, specialmente malaria, (23%), malattie respiratorie (11%) e malattie prevenibili da vaccino (2%), soprattutto infezione da Salmonella typhi e epatite A.

 

In generale, i viaggiatori internazionali hanno registrato un aumento costante negli ultimi anni e secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo nel 2016 sono stati oltre 1 miliardo, di cui 18 milioni di italiani, con un 4% in più rispetto al 2015 e si stima che nel 2025 le cifre arriveranno a raddoppiare. 

Quanti sono i bambini viaggiatori nel mondo? La cifra si aggira intorno a 1,9 milioni, secondo una stima diffusa dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC).

 

·       Ma chi è il bambino viaggiatore? Spesso sono bambini che arrivano in Italia con le loro famiglie da altri Paesi (migranti o rifugiati) o bambini e adolescenti che viaggiano da soli (adottati internazionalmente o in fuga dai loro Paesi di origine. Una categoria particolare sono i bambini nati in Italia che vanno in vacanza nei loro Paesi di origine, i cosiddetti VFR (visiting friends and relatives). Infine i bambini “turisti”, che viaggiano con le loro famiglie per diletto.

 

 

E il bambino viaggiatore sarà uno dei temi al centro della prima giornata di lavori al 74° Congresso della Società Italiana di Pediatria, SIP che si apre il 12 giugno a Roma, con un focus della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP) dedicato a tutti i bambini che viaggiano, in particolare i bambini turisti e i bambini figli di immigrati che tornano in visita nel loro Paese di origine (VFR).  “Questi infatti, sono i bambini maggiormente a rischio di contrarre infezioni durante un viaggio: il rischio infettivo è sottovalutato da parte dei genitori e la cultura della profilassi limitata”, spiega la Presidente SITIP Luisa Galli. “I bambini VFR viaggiano anche molto piccoli, sotto l’anno di età, con permanenze per periodi prolungati e verso destinazioni a maggior rischio di patologie importanti quali malaria, febbre gialla, tifo, soprattutto in Asia e Africa Sub Sahariana o diarrea del viaggiatore, soprattutto in Medio Oriente e Nord Africa. Solo il 30% di questi bambini viene sottoposto a una consulenza medica prima del viaggio, consulenza spesso ostacolata dalla barriera linguistica”, aggiunge.

 

“E’ importante essere bene informati sui possibili rischi a cui si può andare incontro prima, durante e dopo ogni viaggio, pianificando ogni dettaglio nel rispetto della salute e del benessere dei bambini e di tutta la famiglia”, afferma il Presidente della Società Italiana di Pediatria Alberto Villani. “E ricordare – aggiunge – che alcune malattie come la malaria possono manifestarsi anche a distanza di tempo, pertanto è opportuno indagare episodi febbrili che possono verificarsi al rientro se si è stati in Paesi ad alta endemia”.

 

Per trascorrere vacanze in serenità, ecco la guida in 10 punti SITIP-SIP per viaggiare sicuri.

 

La guida in 10 mosse per viaggiare sicuri

 

 

1.    Cosa fare prima di un viaggio

Un viaggio deve essere organizzato con largo anticipo: raccomandiamo un incontro con il proprio pediatra di famiglia almeno 4-6 settimane prima della partenza, per valutare la storia clinica del bambino, il suo stato di immunizzazione, la necessità di somministrare vaccini o intraprendere profilassi antibiotica specifica, per raccogliere informazioni dettagliate sul viaggio e identificare eventuali controindicazioni.

Raccomandiamo di rivolgersi ai Centri specializzati in Medicina dei Viaggi della propria regione in caso di viaggi molto avventurosi o di lunga durata, di viaggiatori con patologie croniche, immunocompromessi, neonati e donne in stato di gravidanza.

 

Le vaccinazioni prima di partire

E’ fondamentale che i genitori siano informati sui rischi e patologie più comuni che possono essere contratte in quel determinato Paese. Il bambino che viaggia dovrebbe aver eseguito le vaccinazioni di routine secondo il piano vaccinale del proprio Paese.

Talvolta può essere necessario introdurre variazioni al calendario vaccinale, in modo da anticipare la protezione prima della partenza.

 

In generale, le vaccinazioni di routine per i viaggiatori internazionali (a seconda del paese da visitare) sono per febbre gialla, tifo, colera, epatite A, polio, meningococco A, C, W135, Y, encefalite giapponese, meningoencefalite da zecca, rabbia, Tubercolosi in base alla seguente tabella:


  

2.  Cosa mettere in valigia: 12 cose da non dimenticare

E’ indispensabile mettere in valigia farmaci e presidi di uso comune che potrebbero non essere disponibili nel Paese di destinazione:

 

§  soluzioni disinfettanti

§  gel disinfettante per le mani

§  analgesici e antipiretici

§  pomate cortisoniche contro punture di insetti

§  anticinetosici contro mal d’auto, d’aereo, di mare

§  1 antibiotico ad ampio spettro

§  soluzioni reidratanti orali

§  prodotti antizanzare

§  antimalarici (se indicata la profilassi)

§  creme solari ad alta protezione

§  farmaci utilizzati abitualmente, in quantità sufficiente per tutta la durata del viaggio ed eventualmente un 10% di prodotti in più per far fronte ad eventuali imprevisti

§  certificato di assicurazione sanitaria

 

 

3.       Viaggio in aereo (…occhio al jet lag)

I bambini possono viaggiare tranquillamente in aereo, sconsigliato solo in caso di malattie infettive acute (sinusiti o infezioni dell’orecchio), interventi chirurgici recenti, malattie respiratorie croniche severe, neonati di età < 48 ore e donne in gravidanza dopo la 36a settimana di gestazione (dopo la 32a settimana, in caso di gravidanze multiple).

 

Durante un viaggio in aereo, soprattutto se a lunga percorrenza, occorre fare attenzione ad una serie di fattori che possono influenzare lo stato di salute e benessere del viaggiatore.  La variazione del fuso orario, per esempio, può provocare un complesso di sintomi da jet lag, come alterazioni del ritmo sonno-veglia, disturbi dell’attenzione, malessere generale.

 

Generalmente i bambini sopportano meglio degli adulti i cambiamenti di fuso, presentando sintomi più sfumati, ma è importante regolare le ore del sonno e dei pasti subito dopo l’arrivo e, se possibile, già nei due giorni che precedono la partenza.

 

In caso di viaggi a Est: nei giorni precedenti anticipare di 1-2 ore l’addormentamento e favorire l’esposizione alla luce la mattina;

In caso di viaggi a Ovest: nei giorni precedenti posticipare di 1-2 ore l’addormentamento e favorire l’esposizione alla luce la sera.

Prestare attenzione nel caso di assunzione di farmaci a orari prestabiliti, per esempio l’insulina nel bambino diabetico.

 

Le variazioni di pressione all’interno della cabina degli aerei, poi, possono comportare barotraumi, con comparsa di otalgia e acufeni, che possono essere ridotti con la deglutizione; per i lattanti e i bambini più piccoli è possibile minimizzare questi effetti dando loro del cibo o un succhiotto.

Il viaggio in aereo è raramente associato a sintomi di cinetosi (nausea, vomito), che comunque possono essere alleviati scegliendo posti a metà cabina, dove i movimenti sono meno pronunciati, e somministrando antiemetici prima della partenza.

Durante lunghi viaggi in ambienti ristretti è bene distrarre i bambini portando i loro libri e giocattoli preferiti, insieme al materiale da toilette – per farli stare sempre puliti – e a scorte di cibo e bevande.

 

 

4.    Viaggio in macchina: sempre sul seggiolino

Il bambino deve essere sempre assicurato nell’apposito seggiolino o adattatore; se l’auto viene noleggiata è necessario controllare l’efficienza di tali dispositivi.

Per prevenire i casi di nausea e vomito è fondamentale somministrare ai bambini una dieta leggera prima del viaggio e mantenere una buona areazione del veicolo. Tenere presente che in molti Paesi in Via di Sviluppo l’uso delle cinture di sicurezza e dei seggiolini per bambini è sconosciuto.

 

 

5.    In montagna

Le temperature della montagna, che in estate sono generalmente più miti che in città, sono adatte alle vacanze con i bambini. Con qualche precauzione da osservare.  Il mal di montagna acuto è la patologia più frequente in età pediatrica, caratterizzata da sintomi aspecifici (condizioni generali abbattute, irritabilità, anoressia, nausea, vomito, disturbi del sonno) e associata al raggiungimento in breve tempo di quote superiori ai 2.500 metri. Si può prevenire raggiungendo gradualmente quote particolarmente elevate, non è invece consigliata una profilassi farmacologica. Se compaiono sintomi lievi, si consiglia l’uso dei comuni analgesici. Se la sintomatologia peggiora è necessario scendere gradualmente verso quote inferiori ed eventualmente associare una terapia farmacologica dopo consulto medico.

 

Il soggiorno in alta quota può essere associato a problematiche clinicamente rilevanti per il bambino con patologie predisponenti, pertanto in caso di patologie cardiache o polmonari croniche deve essere previamente consultato il medico curante.

 

In generale, raccomandiamo durante i viaggi in montagna di considerare il fattore freddo perché i bambini sono più soggetti a rischio di ipotermia e il fattore sole proteggendo il bambino con occhiali, cappellini e creme solari ad alta barriera.

 

 

6.    Cosa mangio? Attenzione alla “diarrea del viaggiatore

E’ tra le patologie infettive più diffuse durante un viaggio internazionale soprattutto in Paesi come Asia, Medio Oriente, Africa, Messico e America Centro-Meridionale. Si manifesta nel 90% dei casi entro le prime due settimane del viaggio.

I sintomi tipici sono: diarrea acquosa, in circa il 25% dei casi associata a febbre e vomito, dolori addominali crampiformi, tenesmo, emissione di feci mucose e/o ematiche, con risoluzione spontanea, nella maggioranza dei casi, in pochi giorni.

Il decorso clinico nei bambini è spesso più severo e prolungato, con il rischio di complicanze, tra cui la più temibile è la disidratazione.

 

La prevenzione della diarrea del viaggiatore e di altre malattie a carico dell’apparato gastrointestinale è fondamentale rispettando alcune semplici regole:

 

         bere solo acqua e bevande contenute in bottiglie sigillate; in alternativa l’acqua deve essere sterilizzata con l’ebollizione o con trattamenti chimici

         evitare l’uso di ghiaccio nelle bevande

         consumare solo latte bollito o pastorizzato

         evitare di assumere verdura cruda, frutta non sbucciata

         evitare panini preparati con carne fredda/verdura cruda

         evitare piatti con uova non cotte, gelati, dolci cremosi, budini e i succhi di frutta preparati artigianalmente

         evitare di lavare i denti con acqua potenzialmente infetta

         prima di preparare gli alimenti, lavarsi bene le mani con acqua e sapone o, se non disponibili, con salviettine sterilizzanti

 

Profilassi e terapia

In età pediatrica è sconsigliato l’uso routinario di farmaci nella profilassi della diarrea del viaggiatore. Talora può essere utile la somministrazione profilattica di probiotici, che potenzialmente interferiscono con la colonizzazione intestinale da parte di agenti patogeni. Soluzioni reidratanti orali sono indicate per prevenire la disidratazione. Non sono disponibili in tutti i Paesi, quindi è importante portarne con sé alla partenza (da sciogliere in acqua sicura). Una terapia antibiotica è indicata solo nei casi di diarrea più grave.

 

 

7.    Chiare, fresche e dolci acque

L’annegamento è la seconda causa di morte più diffusa nei bambini che viaggiano. È quindi fondamentale che indossino sempre dispositivi di sicurezza e soprattutto che siano strettamente supervisionati dai genitori.

 

In generale, i bagni di mare non comportano rischi di malattie infettive. Si raccomanda tuttavia di:

•         effettuare bagni solamente in zone turistiche attrezzate

•         indossare scarpette da bagno per proteggersi dalle punture di pesci, ricci di mare, crostacei e coralli

•         evitare di allontanarsi con il bambino: in mare aperto c’è il pericolo delle correnti e delle maree

•         non fare il bagno di prima mattina e dopo il tramonto, perché con il sopraggiungere del buio i grossi predatori si avvicinano alle spiagge

 

Animali acquatici

Soprattutto in Paesi tropicali fare attenzione a: gronghi, murene, piranha, squali, meduse, coralli, ricci di mare, pesci ragno, scorfani.

In caso di contatto con medusa:

•         sciacquare la zona lesa con acqua salata

•         applicare gel astringente al cloruro di alluminio o eventualmente pomate corticosteroidee   (azione più ritardata 20-30 min)

 

In caso di contatto con animali con spine velenose:

•         lavare la zona

•         impacchi con acqua e aceto

•         estrarre eventuali spine

•         disinfettare l’area e iniziare eventualmente terapia antibiotica

 

Le acque dolci, invece, possono veicolare numerose infezioni e infestazioni parassitarie (leptospirosi, legionellosi, shigellosi, criptosporidiosi, ciclosporiasi, amebiasi) e andrebbero quindi evitate, soprattutto in aree a basso tenore igienico-sanitario e in zone endemiche per patologie veicolate dalle acque (es. schistosomiasi).

Sintomi quali diarrea, dolori addominali, disturbi urinari, possono presentarsi anche diversi mesi dopo il viaggio.

 

8.    Punture di insetti

Gli insetti possono avere un ruolo essenziale nella trasmissione di alcune malattie. Sebbene la maggior parte di queste patologie sia prevenibile con vaccinazioni o chemioprofilassi, è importante adottare norme comportamentali per evitare il contatto con questi vettori, soprattutto con le zanzare, più diffuse negli ambienti rurali, nelle ore notturne e durante la stagione delle piogge.

 

Si consiglia di:

•         evitare l’esposizione alle zanzare, soprattutto nelle ore notturne, rimanendo in ambienti chiusi, preferibilmente con aria condizionata

•         posizionare zanzariere alle finestre e intorno al letto, preferibilmente trattate con insetticidi (permetrina)

•         indossare abiti di colore chiaro, che coprano braccia e gambe, preferire scarpe chiuse ai sandali

•         utilizzare spray insetticidi, fornelletti elettrici con pastiglie a base di insetticidi e spirali antizanzare, solo in ambienti all’aperto o molto ventilati, per evitarne l’inalazione

•         applicare repellenti sulla cute esposta e sui vestiti indossati. I repellenti andrebbero applicati ogni 3-4 ore, soprattutto in aree climatiche caldo-umide. Nei bambini va evitata l’applicazione dei repellenti sulle mani, per evitare l’ingestione involontaria del prodotto. La maggior parte dei repellenti può essere utilizzata per bambini di età superiore ai 2 mesi, ad eccezione dei prodotti a base di olio di limone e eucalipto. In ogni caso, nei bambini con età inferiore a 2 anni devono essere utilizzati i repellenti a concentrazione più bassa (a seconda del principio attivo).

 

 

9.  Morsi di animali

Morsi o ferite da animali possono essere molto dannosi e determinare la trasmissione di alcune malattie, principalmente la rabbia. Per evitare questi pericoli possono essere presi alcuni accorgimenti:

•         prima della partenza è necessario accertarsi di essere in regola con la vaccinazione antitetanica e, ove sia presente il rischio di rabbia, eseguire la vaccinazione

•         durante il viaggio evitare di avvicinare o nutrire animali non familiari, domestici e non

•         in caso di morso di animale, la ferita va pulita e disinfettata

•         ove presente il rischio di esposizione a rabbia, è necessario consultare una struttura sanitaria localmente per prendere in considerazione una profilassi post-esposizione antirabbia (vaccino/immunoglobuline) e dosi booster di antitetanica.

 

10.     Cosa fare al rientro

Al rientro da un viaggio, in particolare da Paesi ad alta endemia è consigliata una visita medica di controllo: diverse malattie possono manifestarsi anche a distanza di tempo come malaria e parassitosi intestinali.

Questa regola vale soprattutto per bambini affetti da patologie croniche (malattie cardiorespiratorie, diabete mellito, immunodeficienza), per coloro che sono stati esposti ad una malattia infettiva durante il viaggio o che hanno trascorso più di 3 mesi in un Paese in via di sviluppo.

È essenziale consultare il pediatra curante in presenza di febbre, diarrea persistente, vomito, ittero, sintomi urinari, manifestazioni cutanee.

In particolare, è bene sapere che la febbre al ritorno da un’area ad endemia malarica rappresenta una possibile emergenza medica ed è necessario consultare immediatamente il proprio medico curante.

 

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E se il bimbo è molto piccolo …in viaggio con il neonato

Il neonato può affrontare vari tipo di viaggio, purché si presentino le condizioni necessarie al suo comfort.

 

In aereo

I bambini sani e nati a termine possono viaggiare in aereo a partire da 48 ore dopo la nascita, ma è preferibile aspettare almeno fino al settimo giorno di vita. Per quanto riguarda i neonati prematuri e i bambini con patologie polmonari e cardiache, andrebbe richiesto un parere medico prima di intraprendere il volo.

 

In automobile

I neonati possono viaggiare in auto, se le condizioni climatiche favorevoli sono garantite all’interno dell’abitacolo. Il neonato deve essere alloggiato nel suo “ovetto”, conforme alla normativa europea. Fino ai 9 chili di peso del bambino, il seggiolino deve essere installato obbligatoriamente in senso contrario a quello di marcia.

E’ preferibile porre il seggiolino sul sedile posteriore: il posto più sicuro per il bambino è il sedile centrale posteriore, più riparato in caso di urto sia frontale che laterale.

La posizione del seggiolino sul sedile posteriore è obbligatoria qualora la macchina possegga l’air bag in corrispondenza del sedile anteriore del passeggero. Non è raccomandabile tenere i bambini in braccio.

Non abusare con l’aria condizionata, ma posizionarla sempre a temperature non inferiori a 22-23 gradi.

Prevedere una sosta ogni due ore circa e ogni volta che il neonato debba essere alimentato.

 

In treno

Il treno è una soluzione comoda perché offre più spazio per muoversi, per passeggiare e per collocare il passeggino o l’ovetto in caso di necessità.

 

In montagna

Temperature adatte anche ai neonati in montagna.  Tuttavia, è preferibile che non si tratti di periodi troppo brevi per consentire quei fisiologici adattamenti richiesti dal cambio di altitudine e di pressione atmosferica.  Altezze elevate (superiori a 2000/2500 mt) sono generalmente da evitare.

E’ sconsigliabile anche effettuare gite troppo lunghe o passeggiate impegnative con bambini di poche settimane. Ricordiamo, infatti, che il neonato non ha una struttura ossea e muscolare adatta ad essere trasportato “a spalla” da riservare invece per i bambini più grandicelli.

 

Cosa mangiare

In caso di allattamento materno: nessun problema. Nei casi di allattamento con formula considerare che, soprattutto nei Paesi tropicali l’acqua è una delle più frequenti fonti di malattie gastroenteriche, e molto spesso quella proveniente dagli acquedotti non è potabile. Va, quindi, utilizzata per la preparazione del latte acqua minerale contenuta in bottiglie sigillate.

Se l’acqua disponibile non è potabile, il metodo più sicuro per la potabilizzazione è quello dell’ebollizione che deve essere protratta per almeno 10 minuti; è necessario inoltre conservare l’acqua nello stesso recipiente fino al momento del consumo.

 

Raggi ultravioletti

Benché siano noti gli effetti benefici della luce solare in età pediatrica, i raggi ultravioletti possono essere anche pericolosi. Alcuni consigli:

         i bambini di età< 6 mesi devono essere tenuti all’ombra e devono indossare vestiti che proteggano la maggior parte della superficie corporea; applicare una protezione solare totale nelle zone foto esposte come viso e mani

         i bambini di età> 6 mesi devono comunque applicare creme solari protettive verso UVA e UVB, da riapplicare sistematicamente dopo il bagno in mare o in piscina; tener presente che l’applicazione di repellenti per insetti riduce l’effetto protettivo delle creme solari.

         far indossare sempre ai bambini occhiali da sole e cappelli.

 

 

*Geo Sentinel Surveillance Network, su un campione di 1591 bambini

In questi ultimi giorni la rete italiana di malattie infettive sta registrando un incremento di
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Gli episodi di meningite, verificatisi soprattutto in Toscana, hanno destato alcune preoccupazioni nell'opinione pubblica italiana.

Gri strofinacci da cucina possono intossicare

Gli strofinacci per asciugare i piatti sono pericolosi. Un nuovo studio presentato alla riunione annuale dell’American Society for Microbiology, ha rilevato che riutilizzare gli strofinacci potrebbe mettere le famiglie a rischio di intossicazione alimentare.

Gli scienziati dell’Università di Mauritius hanno esaminato 100 canovacci che erano stati usati per un mese e hanno scoperto che metà degli asciugamani da loro analizzati conteneva dei batteri pericolosi, come l’E.coli.

L’E.coli è un tipo di batterio comune negli intestini umani e negli animali. Per la maggior parte dei casi è innocuo ma a volte può causare gravi intossicazioni alimentari, diarrea e gravi infezioni.

I batteri più pericolosi stanno probabilmente sugli asciugamani usati per lavori multipli, come pulire gli utensili, pulire le superfici e asciugare le mani. L’E.coli, nello studio, era anche più diffuso tra le famiglie che seguivano diete non vegetariane.

Gli strofinacci umidi e con uso polivalente non dovrebbero essere usati, in particolare, dalle famiglie con bambini e persone anziane.

Negli asciugamani da cucina analizzati nello studio, il 49% aveva una crescita batterica, che aumentava in presenza di bambini e con l’aumento delle dimensioni della famiglia.

Dei 49 strofinacci con crescita batterica, il 37% conteneva i coliformi, il 37% i batteri gli enterococchi e il 14% lo stafilococco aureo.

Gli scienziati hanno concluso che l’uso di asciugamani monouso o la carta da cucina è un’opzione più igienica.

Altrimenti, è necessario cambiare gli asciugamani da cucina regolarmente, lavarsi le mani frequentemente e non usare gli strofinacci da cucina per più di uno scopo. Un’altra cosa importante è evitare l’umidità e far asciugare bene i canovacci da cucina, dopo lavati e tra un uso e l’altro.

I ricercatori della University of British Columbia, in Canada, guidati dallo scienziato Stephen Whiters, hanno
La biancheria intima, dovrebbe essere gettata via ogni anno per motivi di salute, al fine