Il farmaco per il diabete che fa dimagrire

Un nuovo farmaco sviluppato da Novo Nordisk – l’Ozempic (semaglutide) – aiuterà sia a ridurre i livelli di glucosio che l’eccesso di peso, oltre al rischio di malattie cardiovascolari (un ictus o un attacco di cuore).

Questo farmaco, somministrato per via sottocutanea una volta alla settimana, ha dimostrato la sua sicurezza ed efficacia negli studi clinici.

Ozempic può ridurre fino al 26% i gravi eventi cardiovascolari come ictus e infarto

Si tratta di un farmaco innovativo e molto potente che rappresenta una grande opportunità per migliorare il trattamento del diabete di tipo 2.

La semaglutide riduce la glicemia senza causare ipoglicemia

Studi clinici condotti per testare il farmaco, hanno coinvolto 8.000 pazienti e hanno dimostrato che il farmaco aveva ridotto sia glicemia che emoglobina glicosilata senza causare ipoglicemia e senza danneggiare il rene.

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Diabete: cure sempre più personalizzate

I nuovi farmaci si sono rivelate utili sia per patologie cardiovascolari che per complicanze renali. Hanno rallentato la progressione delle principali manifestazioni delle complicanze nefrologiche: l’albuminuria, ossia la presenza nelle urine della proteina albumina, e la riduzione dell’azione dei reni” spiega il prof. Giuseppe Pugliese dell’Università La Sapienza di Roma

 

Nel diabete mellito di tipo 2 diventa sempre più prioritario il raggiungimento di obiettivi terapeutici che vadano al di là del semplice controllo della glicemia e che invece raggiungano importanti risultati nella prevenzione degli eventi cardiovascolari e renali, e nella riduzione dell’ospedalizzazione per scompenso cardiaco e della mortalità. Inoltre, ultimamente, ci si è spinti a considerare prioritari gli obiettivi della prevenzione cardiovascolare nella malattia diabetica, aprendo anche importanti prospettive sulla remissione clinica del diabete stesso e della prevenzione del prediabete e della sindrome metabolica. Un tentativo rivolto ad aprire importanti prospettive epidemiologiche sul contenimento e anche sulla riduzione del numero dei soggetti diabetici nel mondo.

 

FOCUS SUL DIABETE A MATERA – Il diabete è una patologia che necessita di maggiore attenzione: anzitutto per i numeri, dato che colpisce circa il 6% della popolazione italiana a cui si aggiunge un altro 2% circa di sommerso; i progressi scientifici e i nuovi farmaci stanno però dando nuove speranze a chi è affetto da questa patologia.

Il convegno Le gliflozine nel diabete mellito: una visione sul presente e oltre gli attuali paradigmi di cura, in corso a Matera presso il Palazzo Viceconte dall’11 al 13 aprile, organizzato con il contributo non condizionato di Mundipharma, ha posto l’attenzione proprio su questi aspetti innovativi.

Il punto di partenza è un’attenta valutazione del nuovo contesto terapeutico del diabete di tipo 2, in virtù dei nuovi standard di cura e delle raccomandazioni delle società scientifiche nazionali ed internazionali. Il trattamento con farmaci innovativi deve avvenire precocemente, sopravanzando le vecchie ed obsolete classi farmacologiche. Posti sotto la lente di ingrandimento degli specialisti i meccanismi molecolari e metabolici delle gliflozine e le loro ricadute sulle comorbilità del diabete. Dalla prevenzione secondaria cardiovascolare a quella primaria, al ruolo nella nefroprotezione, nella prevenzione dello scompenso cardiaco e nel contenimento del rischio cardiovascolare residuo del paziente affetto da diabete di tipo 2.

 

IL NUOVO APPROCCIO VERSO IL PAZIENTE DIABETICO – Il nuovo approccio nei confronti del paziente diabetico è uno dei temi posti al centro del convegno di Matera. Le raccomandazioni cliniche sono cambiate notevolmente dall’ottobre 2018, momento in cui un documento di consenso redatto dalle Società Europea e Americana di Diabetologia hanno rivisto totalmente questa impostazione. In queste raccomandazioni cliniche viene data molto importanza alle esigenze primarie del paziente in merito alle quali bisogna individuare le soluzioni terapeutiche: se il paziente è affetto da arteriosclerosi, da problemi cardiovascolari, da scompenso cardiaco, da malattia renale cronica, se ha eccesso di peso, se ha frequenti ipoglicemie. “A seconda dei casi vengono utilizzati farmaci di determinate classi” spiega il Prof. Francesco Giorgino, Professore Ordinario di Endocrinologia e Direttore della U.O. complessa di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro – A.O.U. Policlinico Corsorziale di Bari. “Emerge dunque una terapia sempre più personalizzata. La scelta del farmaco non è più legata solo alla necessità di correggere la glicemia, e quindi alla necessità di dover ridurre il valore di emoglobina glicata, ma considera anche le proprietà extra glicemiche dei vari farmaci, e quindi il fatto che alcune classi di farmaci si sono dimostrate efficaci anche a prescindere dalla riduzione della glicemia”.

Quanto viene presentato in questi convegni che si stanno susseguendo tra alcune città italiane – Napoli, Roma, Venezia, Matera – rappresenta un obiettivo rivoluzionario” dichiara il prof. Bruno SolerteProfessore di Medicina Interna all’Università di Pavia. Le nuove molecole saranno in grado di modificare il concetto di irreversibilità, avviando verso la de-cronicizzazione delle malattie. È un obiettivo che necessariamente va perseguito, poiché l’economia mondiale presto non sarà in grado di sostenere i costi di queste malattie croniche. Proprio il diabete è il banco di prova per verificare i passi avanti della farmacologia”.

 

NUOVI FARMACI E COMPLICANZE NEFROLOGICHE – Il rene è un organo bersaglio delle complicanze del diabete: una quota pari a circa il 30-40% dei soggetti diabetici va incontro nel tempo a una  complicanza renale, che è molto grave in quanto comporta un elevato rischio cardiovascolare e la possibilità nel tempo di dover far ricorso alla dialisi. I nuovi farmaci per la malattia diabetica sembrano in grado di garantire una efficace protezione renale. I recenti studi hanno dimostrato che i nuovi farmaci proteggono il cuore e il rene sia nei pazienti senza malattia renale conclamata e sia in quelli con danno renale in fase più avanzata.

Non esistono grandi armi per contrastare in maniera efficace le complicanze nefrologiche” dichiara il prof. Giuseppe Pugliese, Professore Ordinario di Endocrinologia all’Università La Sapienza di Roma. “E’ possibile ridurne la comparsa e la progressione, ma non eliminarla. Tutti i farmaci che possono agire a questo livello sono dunque importanti. Queste nuove terapie si sono rivelate utili sia per patologie cardiovascolari che per complicanze renali. Hanno rallentato la progressione delle due manifestazioni principali delle complicanze nefrologiche: l’albuminuria, ossia la presenza nelle urine di una quantità eccessiva della proteina albumina, e la riduzione della funzione renale”.

 

Un gruppo speciale di lipidi, i trigliceridi, quando sono presenti in concentrazioni elevate nel sangue,
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Il digiuno periodico contrasta il diabete

Il digiuno, che sia intermittente o periodico ha prodotto una varietà di effetti benefici sulla salute delle persone con diabete di tipo 2.

La maggior parte delle ricerche ha esaminato il digiuno 5: 2, che limita l’apporto calorico per due giorni a settimana, consentendo al tempo stesso di mangiare normalmente gli altri cinque. C’è anche una promettente ricerca sulle diete che impongono il digiuno a giorni alterni o il digiuno a tempo limitato (diete che limitano il consumo alimentare giornaliero a una finestra di sei o otto ore).

Ricerche condotte da Benjamin Horne, dell’Intermountain Healthcare in Utah (Usa), hanno dimostrato che il digiuno intermittente ha benefici nella perdita di peso, può ridurre il grasso corporeo e l’infiammazione, può migliorare la resistenza all’insulina e ha effetti benefici sul sistema cardiovascolare riducendo la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca a riposo, oltre a ridurre i lipidi nel sangue.

Horne ed i suoi colleghi hanno condotto una revisione sistematica che ha esaminato tre studi clinici randomizzati che hanno valutato gli effetti del digiuno sul peso e il colesterolo e due studi osservazionali che hanno esaminato i risultati clinici sul diabete e la coronaropatia.

Dagli studi osservazionali, è emerso che i pazienti che avevano fatto il digiuno di routine avevano avuto una probabilità inferiore di avere una malattia coronarica o il diabete.

Gli studi randomizzati hanno invece rilevato che i pazienti nel gruppo a digiuno rispetto al gruppo di controllo avevano avuto con questa pratica miglioramenti nel peso e in altri parametri cardiovascolari e metabolici (trigliceridi, colesterolo LDL, proteina C-reattiva).

ll digiuno intermittente ha guadagnato popolarità negli ultimi anni come strumento per preservare la salute
Limitare l'assunzione di cibo ai pasti o praticare il digiuno intermittente, può aiutare le persone
Il digiuno intermittente ha dimostrato di essere un metodo efficace per controllare i livelli di

Le fibre solubili abbassano il diabete

Le persone con diabete che assumono integratori di fibre solubili hanno zuccheri nel sangue leggermente più bassi rispetto ai diabetici che non aggiungono queste fibre nelle loro diete, si legge in una nuova ricerca, apparsa su Diabetes Care.

I ricercatori per giungere alle loro conclusioni si sono concentrati sugli integratori contenenti fibre viscose, un tipo di fibra solubile che forma un gel denso, se mescolato con acqua. Alimenti come legumi, asparagi, avena e lino contengono fibre viscose, come gomma di guar, psillio e pectina.

Per esaminare la connessione tra i supplementi di fibre viscose e lo zucchero nel sangue, i ricercatori hanno esaminato i dati di 28 studi clinici per un totale di 1.394 partecipanti con diabete.

Nello studio, le persone che avevano assunto integratori di fibre viscose, con dosi consumate superiori a 13 grammi al giorno, per periodi da tre settimane a un anno, rispetto ai partecipanti che non avevano assunto fibre viscosa, avevano avuto un miglior controllo dello zucchero nel sangue, avevano bassi livelli di emoglobina (Hb) A1c, che riflette la glicemia media su circa tre mesi, avevano anche bassi livelli di zucchero nel sangue a stomaco vuoto (glicemia a digiuno).

Questi risultati “suggeriscono che l’assunzione di circa 1 cucchiaio di fibre viscose concentrate come konjac, guar, pectina o psillio comporta una riduzione di A1c e di altri fattori di rischio per il diabete”, ha detto l’autore senior dello studio Vladimir Vuksan del St. Michael Hospital e dell’Università di Toronto, in Canada.

Ci sono dei cibi che aiutano a mantenere un cuore forte e sano. Anche l'aumento
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Pare che la pectina, una sostanza che si trova in molti frutti, possa essere utile