L’apprendimento di più lingue scongiura la demenza

L’apprendimento di più lingue potrebbe aiutare a scongiurare la demenza, secondo un nuovo studio fatto da alcuni ricercatori dell’Università di Waterloo e pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease.

I ricercatori hanno esaminato 325 suore cattoliche romane di Notre Dame negli Stati Uniti. Hanno raccolto i dati dallo studio, valutando  la salute del loro cervello.

Dopo aver esaminato il materiale, hanno scoperto che solo il 6% delle suore che parlavano quattro o più lingue aveva sviluppato demenza, rispetto al 31% di quelle che parlavano solo una lingua.

La lingua è un’abilità complessa del cervello umano e il passaggio da una lingua all’altra richiede flessibilità cognitiva”, ha affermato la coautrice dello studio, Suzanne Tyas.

Il team ha anche valutato la scrittura delle suore, scoprendo che quelle che potevano esprimere al meglio le loro idee sulla carta avevano anche un rischio di demenza inferiore.

“Questo studio dimostra che mentre il multilinguismo può essere importante, dovremmo anche esaminare ulteriormente altri esempi di abilità linguistiche”, ha detto Tyas. “Inoltre, dobbiamo sapere di più sul multilinguismo e su quali aspetti sono importanti, come l’età in cui una lingua viene appresa per la prima volta, la frequenza con cui ogni lingua è parlata e quanto simili o diverse siano queste lingue.”.

Gli scienziati ora sperano che i loro risultati possano aiutare i linguisti a creare delle strategie che promuovano il multilinguismo nel tentativo di ridurre il rischio di demenza.

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Anche i cani soffrono di demenza senile

Anche i cani impazziscono. Quando il cane raggiunge i 14 anni di età, ha il 40% di probabilità di sviluppare la disfunzione cognitiva canina (CCD).

Gli scienziati hanno iniziato a riconoscere la condizione nei cani circa due decenni fa e hanno accumulato un ampio corpus di ricerche al riguardo. Ma molti padroni di animali domestici sono sorpresi quando la demenza colpisce il loro cane.

“Stiamo prolungando la vita dei cani ben oltre ciò che un cane selvatico dovrebbe vivere”, ha detto Tom Duncan, ricercatore del Brain and Mind Center dell’Università di Sydney, in Australia.

“Ora abbiamo ottime cure veterinarie e quindi siamo in grado di trattare condizioni che potrebbero influire sulla durata della vita del cane. “Questa popolazione di cani più anziani sta invecchiando proprio come l’uomo e quindi vediamo una maggiore prevalenza di questa malattia”, ha spiegato l’esperto.

La demenza nei cani può svilupparsi rapidamente. A volte è solo una questione di mesi.

Nel Brain and Mind Center, si sta esaminando la possibilità di trattare la demenza nei cani con le cellule staminali. Lo studio è ancora nelle sue fasi iniziali, ma i ricercatori hanno affermato che i risultati preliminari sono stati “promettenti”. E potrebbero esserci benefici nell’esplorazione di questa linea di ricerca sull’uomo.

“Pensiamo che se funziona nei cani, ha un’alta probabilità di essere efficace nell’uomo, solo per la stretta somiglianza tra il cervello del cane e dell’uomo”, ha detto il dott. Duncan.

Al momento non esiste una cura per la demenza nei cani, ma è importante mantenere il cane il più possibile impegnato. E importante che il cane, come l’uomo, rimanga il più attivo possibile.

Diversi studi scientifici hanno suggerito che l'attività fisica può rallentare l'accumulo di proteine ​​beta-amiloidi e
Uno studio presentato alla Conferenza annuale dell'Associazione sull'Alzheimer a Los Angeles, in California, il 14

L’attività fisica rallenta il declino cognitivo negli anziani

Diversi studi scientifici hanno suggerito che l’attività fisica può rallentare l’accumulo di proteine ​​beta-amiloidi e di proteine ​​tau (due meccanismi patologici coinvolti nella malattia di Alzheimer ), ma il movimento può anche limitare il declino cognitivo legato all’età  e, quindi, ridurre il rischio di sviluppare la demenza.

In un nuovo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica JAMA Neurology, i ricercatori hanno valutato l’effetto dell’attività fisica per prevenire il declino cognitivo correlato all’accumulo di proteine ​​beta-amiloidi e all’atrofia cerebrale.

Lo studio è stato condotto su 182 persone, in media avevano 73,4 anni, di cui 56,6% donne, senza compromissione cognitiva al momento dell’inclusione nello studio.

Tutti i partecipanti sono stati seguiti per diversi anni, in media per un periodo di 6 anni. All’inizio dello studio, i ricercatori hanno trovato un’associazione tra attività fisica e rischio cardiovascolare, ma nessun legame tra lo sport e il livello di proteina beta-amiloide.

Col passare degli anni, i ricercatori hanno osservato che una maggiore attività fisica era significativamente associata a un minor rallentamento del declino cognitivo e a una minor perdita di volume del cervello. Questa relazione era indipendente dal rischio cardiovascolare dei partecipanti. Allo stesso tempo, anche un minor rischio cardiovascolare era associato a un declino cognitivo più lento e a una minore atrofia cerebrale.

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Uno stile di vita sano protegge dall’Alzheimer

Uno studio presentato alla Conferenza annuale dell’Associazione sull’Alzheimer a Los Angeles, in California, il 14 luglio, dice che uno stile di vita sano tiene lontano l’Alzheimer.

Gli scienziati guidati dal dott. Klodian Dhana del Rush University Medical Center di Chicago hanno seguito quasi 2.500 persone per quasi un decennio mentre monitoravano i diversi fattori del loro stile di vita (dieta, fumo, attività fisica, alcol bevuto e quantità di attività cognitiva).

I ricercatori hanno scoperto che le persone che avevano stili di vita più sani nel complesso (dieta povera di grassi, astensione dal fumo, esercizio fisico per almeno 150 minuti a settimana, assunzione moderata di alcol, impegno in alcune attività cognitive) avevano avuto livelli più bassi di demenza a causa dell’Alzheimer.

Più erano le attività salutari a cui le persone aderivano, nello studio, minori erano i rischi di demenza. L’associazione rimaneva forte anche dopo che Dhana e il suo team avevano vagliato il possibile effetto di fattori quali età, istruzione e geni capaci di predisporre le persone a un rischio più elevato di Alzheimer.

Quando i ricercatori hanno limitato il set di dati solo a quelle persone con fattori di rischio genetici, come la variante genica ApoE4, hanno scoperto che coloro che avevano adottato uno stile di vita più sano avevano avuto un rischio minore di demenza, rispetto a quelli che non lo avevano fatto.

Anche i cani impazziscono. Quando il cane raggiunge i 14 anni di età, ha il
Diversi studi scientifici hanno suggerito che l'attività fisica può rallentare l'accumulo di proteine ​​beta-amiloidi e