Dipendente di Facebook riporta traumi e stress post-traumatico

Una ex moderatrice di contenuti di Facebook ha citato in giudizio l’azienda del social media, affermando che la natura dannosa del suo lavoro le ha causato un trauma psicologico e un disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

La donna, che si chiama Selena Scola ed è di San Francisco, in California, era stata assunta dalla Pro Unlimited Inc. e aveva lavorato come moderatrice di contenuti pubblici per Facebook da giugno 2017 a marzo 2018.

Nella denuncia, la Scola dice di aver assistito a “migliaia di atti di violenza estrema e grafica” dal suo posto di lavoro, negli uffici della Silicon Valley, con immagini, video e trasmissioni in diretta di stupri, omicidi, torture e abusi sessuali sui minori, tra le altre cose.

Secondo la denuncia, Facebook ha ignorato gli “standard di sicurezza sul luogo di lavoro”.

La società pretende che i moderatori dei contenuti lavorino in condizioni che causano ed esacerbano traumi psicologici, si legge nel fascicolo.

“Richiede ai suoi moderatori di contenuti di lavorare in condizioni pericolose che causano danni fisici e psicologici debilitanti, violando la legge della California”.

A nome di se stessa e di altri moderatori di contenuti come lei, la Scola ha cercato di “fermare queste pratiche illegali e non sicure sul luogo di lavoro” e “assicurare che Facebook e Pro Unlimited offrano ai moderatori dei contenuti un trattamento e un supporto per la salute mentale in loco e in corso”, dice la denuncia.

Facebook invece dice di avere un team di quattro psicologi clinici incaricati di creare e fornire programmi di resilienza ai moderatori dei contenuti.

Professionisti addestrati sarebbero anche disponibili in loco per la consulenza individuale e di gruppo.

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I diritti dei cittadini sul web e delle PMI italiane

I diritti dei cittadini sul web e delle PMI italiane calpestati per favorire le grandi multinazionali dei contenuti

Silenziare il web e con esso le piccole imprese che cercano di fornire ai cittadini digital divisi l’accesso ad Internet

 

I diritti dei cittadini sul web e delle PMI italiane vengono calpestati per favorire le grandi multinazionali dei contenuti. È questo ad avviso di Assoprovider il senso dell’emendamento alla legge europea del 2017 a prima firma Baruffi, approvato dalla Camera dei Deputati e che ora verrà discusso al Senato.
La norma conferisce all’Autorità di Garanzia per le Comunicazioni il potere di cancellare siti web, contenuti, blog e forum, ordinando alle piccole imprese italiane di impedire l’accesso ad internet ai cittadini italiani, su semplice richiesta delle grandi multinazionali dei contenuti.

Assoprovider come associazione di tutela delle PMI italiane che operano nel settore del ICT, senza entrare nel merito delle gravi violazioni dei diritti costituzionali determinati dall’emendamento Baruffi alla cosiddetta legge Europea 2017, annota come il legislatore italiano abbia la massima sensibilità SOLO per i diritti economici delle multinazionali e trascuri totalmente i diritti economici delle piccole aziende Italiane, che vengono chiamate ad operare GRATUITAMENTE e quindi con i propri mezzi economici senza alcuna previsione di ristoro, al solo fine di tutelare i diritti economici altrui.
Questo con grave danno della libertà di espressione e di iniziativa economica previste dalla nostra Costituzione.
È infatti veramente sorprendente constatare come il legislatore ignori che imporre vincoli operativi (che in qualsiasi azienda normale si traducono in costi di produzione) possa essere gravemente distorsivo della concorrenza.
In pratica questo lungimirante legislatore, in un periodo che vede la costante decrescita del personale di tutte le grandi aziende, non trova nulla di meglio da fare che regalare al sistema industriale italiano l’ennesima barriera di ingresso che impedisca ai giovani di trovare uno sbocco occupazionale in una piccola azienda tecnologica.
La funzione censoria attribuita ai provider dall’emendamento Baruffi priva peraltro i giovani dell’accesso ad internet, deprimendo ancora di più il mercato delle libere fonti informative sulla rete e la scelta nella selezione dei contenuti informativi presenti sul web.
Con questa misura il legislatore inoltre dimostra di non aver in alcuna considerazione i piccoli provider che senza alcun contributo pubblico da anni stanno rendendo meno pesante il digital divide in molte parti d’Italia e che tutto questo possa essere distrutto in nome della tutela dei diritti economici delle multinazionali dei contenuti.

 

Il presidente

Dino Bortolotto

ASSOPROVIDER (Associazione Provider Indipendenti)

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