Il caffè è utile nelle malattie renali croniche

Bere caffè può contribuire a ridurre il rischio di morte nelle persone con malattie renali croniche, secondo un nuovo studio.

Confrontati con le persone che avevano consumato meno caffeina, i pazienti che avevano ingerito livelli più elevati di questa sostanza presentavano una riduzione di quasi il 25% del rischio di morte in 60 mesi.

L’effetto protettivo della caffeina potrebbe essere collegato agli effetti prodotti a livello vascolare della sostanza, poiché la caffeina promuove il rilascio, ad esempio, dell’ossido nitrico.

Per lo studio, descritto nella rivista Nephrology Dialysis Transplantation, il team ha studiato i dati relativi a 4.863 persone.

“II nostro studio ha mostrato un effetto protettivo del consumo di caffeina tra i pazienti affetti da malattia renale cronica. La riduzione della mortalità era presente anche dopo che erano stati considerati fattori come l’età, il sesso, la razza, il fumo, l’esistenza di alcune malattie e la dieta”, ha detto l’autore principale del lavoro Miguel Bigotte Vieira del Centro Hospitalar Lisboa Norte, in Portogallo.

“Questi risultati indicano che è bene consigliare ai pazienti con la malattia del rene di assumere più caffeina per ridurre la mortalità. Ciò rappresenta un’opzione semplice, clinicamente vantaggiosa ed economica”, ha aggiunto Vieira.

Tuttavia, i ricercatori hanno sottolineato che questo studio osservazionale non può dimostrare il collegamento causa – effetto, tra l’uso della caffeina e la riduzione del rischio di morte nei pazienti affetti da malattia renale cronica.

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In gruppo si lavora meglio bevendo un caffè

Il caffè è la tua bevanda preferita? Allora, adesso, hai una scusa in più per berne una tazza. Una ricerca americana ha dimostrato che una dose giornaliera di caffeina porta a risultati migliori nel lavoro di gruppo.

Uno studio, fatto nell’Università della California a Davis e nella Ohio State University, pubblicato sulla rivista Journal of Psychopharmacology, per giungere a questa conclusioni si è basato su due esperimenti.

Nel primo esperimento, fatto su 61 studenti, ai partecipanti non è stato permesso di bere il caffè in anticipo. All’inizio, i ragazzi erano divisi in due gruppi. A metà del gruppo è stato concesso di bere una tazza di caffè, all’altra metà, invece, la bevanda è stata consentita solo alla fine del test. Durante l’esperimento, i partecipanti hanno lavorato insieme su un incarico. In seguito, hanno dovuto giudicare i loro compagni di squadra. E’ emerso che coloro che avevano iniziato a bere il caffè prima della prova avevano avuto una valutazione migliore.

Nel secondo esperimento, fatto su 72 studenti, a tutti è stato permesso di bere un caffè. La metà dei partecipanti ha, però, ricevuto solo un decaffeinato. Di nuovo i partecipanti si sono dovuti giudicare l’un l’altro, alla fine. Anche da questo esperimento è emerso che la parte del gruppo che aveva bevuto una bevanda con caffeina aveva ottenuto un punteggio migliore.

Secondo lo studio, i bevitori di caffè ottengono una valutazione migliore perché sono più attenti. Le bevande contenenti caffeina favoriscono le prestazioni lavorative, rendendo più vigili.

Una tazza di caffè dopo un pasto potrebbe essere sufficiente per tenere il diabete sotto
Bere fino a tre tazze di caffè o tè al giorno non solo non fa

Punture di insulina? No, grazie. Basta un caffé

Una tazza di caffè dopo un pasto potrebbe essere sufficiente per tenere il diabete sotto controllo, grazie a delle cellule che sono state adesso progettate per rilasciare l’insulina quando rilevano la caffeina.

Il diabete si sviluppa quando il corpo perde la sua capacità di regolare i livelli di glucosio nel sangue. Alcune persone devono tenere sotto controllo la malattia prendendo dei campioni di sangue frequenti per misurare i livelli di zucchero e regolando l’apporto di insulina da iniettare.

I pasti sono un evento particolarmente gravoso, in quanto la quantità di zucchero consumata deve essere stimata e deve essere programmata una dose appropriata di insulina.

Adesso, Martin Fussenegger, un biotecnologo dell’ETH di Zurigo, in Svizzera, e i suoi colleghi hanno sviluppato un’alternativa basata sul caffè.

Il team ha preso delle cellule renali umane e le ha ingegnerizzate per produrre insulina. Ha anche aggiunto un recettore che innesca il rilascio di questa insulina in presenza di caffeina.

Ha quindi impiantato queste cellule in 10 topi diabetici e ha dato loro del caffè ad ogni pasto. I test hanno rivelato che questo è stato sufficiente per consentire ai topi di controllare i livelli di zucchero nel sangue.

Il rischio di innescare accidentalmente una dose di insulina troppo grande o in momenti inopportuni sembra essere piccolo.

“A mia conoscenza non ci sono altre fonti significative di caffeina nel cibo”, ha spiegatoFussenegger. “Anche piccole quantità di caffeina non innescherebbero il sistema.”

Fonte: Nature Communications

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Meno ictus con tre tazze di caffè ogni giorno

Bere fino a tre tazze di caffè o tè al giorno non solo non fa male, ma riduce il battito cardiaco irregolare e il rischio di ictus, secondo un nuovo studio.

Una singola tazza di caffè contiene circa 95 mg di caffeina. Agisce come uno stimolante per il sistema nervoso centrale e aiuta a bloccare gli effetti dell’adenosina, una sostanza chimica che provoca fibrillazione atriale.

La fibrillazione atriale è il più comune disturbo del ritmo cardiaco, induce il cuore a battere rapidamente e a saltare i battiti: se non trattata, può provocare l’ictus.

Molti clinici raccomandano ai pazienti con aritmie atriali o ventricolari di evitare le bevande contenenti caffeina, invece i risultati del nuovo studio suggeriscono che l’assunzione di caffeina, fino a 300 mg al giorno, può essere sicura per i pazienti aritmici.

I ricercatori dell’Alfred Hospital e del Baker Heart and Diabetes Institute in Australia hanno analizzato diversi studi per giungere alle loro conclusioni.

I risultati del lavoro, illustrati sulla rivista JJACC: Clinical Electrophysiology, sono il frutto di varie analisi.

In una meta-analisi operata su 228.465 partecipanti, la fibrillazione atriale era diminuita del 6 per cento nei bevitori normali di caffè. Un’altra analisi fatta su 115.993 pazienti aveva mostrato che la caffeina aveva ridotto la patologia del 13 per cento.

Un altro studio fatto su 103 pazienti con attacco post-cardiaco che avevano ricevuto una media di 353 mg di caffeina al giorno aveva mostrato un miglioramento della frequenza cardiaca.

I ricercatori hanno anche stabilito che la caffeina non aveva avuto alcun effetto sulle aritmie ventricolari, fino a 500 milligrammi al giorno.

Tuttavia, in due studi, in cui i pazienti avevano bevuto almeno 10 tazze, 9 nove tazze di caffè al giorno, c’era stato un rischio aumentato di aritmie ventricolari.

D’altra parte, i pazienti con le condizioni cardiache pre-esistenti che avevano consumato due o più bevande energetiche, che contenevano caffeina concentrata, avevano segnalato palpitazioni entro 24 ore.

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