Un cane aiuta a tenere lontano l’infarto

Un nuovo lavoro fatto su 3,8 milioni di persone, che avevano partecipato a 10 studi diversi, ha scoperto che i proprietari di cani avevano avuto il 65 per cento probabilità in meno di morire a seguito di un attacco di cuore.

Gli autori hanno concluso che il minor rischio di morte potrebbe essere dovuto all’aumento dell’attività fisica dovuto alle regolari passeggiate fatte con i cani e alla diminuzione della solitudine e della depressione.

Tove Fall, professore dell’Università di Uppsala in Svezia, ha detto: “Sappiamo che l’isolamento sociale è un forte fattore di rischio per malattie e morte prematura… studi precedenti avevano indicato che i proprietari di cani sperimentano meno isolamento sociale e più interazione con altre persone. Inoltre, tenere un cane è una buona motivazione per l’attività fisica, che è un fattore importante nella riabilitazione e nella salute mentale.”.

“Sono necessarie ulteriori ricerche per confermare una relazione causale e dare raccomandazioni sulla prescrizione di un cane per la prevenzione”, ha, tuttavia, detto Fall.

“Inoltre, dal punto di vista del benessere degli animali, i cani dovrebbero essere tenuti solo da persone che hanno la capacità e le conoscenze giuste per dare all’animale una buona vita.”.

Un gruppo speciale di lipidi, i trigliceridi, quando sono presenti in concentrazioni elevate nel sangue,
Uno studio preclinico fatto su dei topi ha testato un nuovo metodo che potrebbe prevenire
Una nuova ricerca ha trovato che un pisolino diurno, fatto un paio di volte a settimana,

Più infarti dopo un’abbondante nevicata

Gli uomini possono avere un aumentato rischio di avere un fatale attacco di cuore dopo una grande tempesta di neve, secondo un nuovo studio canadese.

Rispetto ai periodi senza neve, gli uomini hanno il 16 per cento più probabilità di avere un  attacco di cuore quando nevica e, dopo una tempesta di neve di almeno 20 centimetri, questa probabilità sale al 34 per cento .

Le donne, tuttavia, non sembra abbiano un rischio aumentato di avere un attacco di cuore dopo una nevicata.

Per esplorare le connessioni tra il clima invernale e gli attacchi di cuore, i ricercatori hanno esaminato i dati relativi a 128.073 ricoveri ospedalieri e 68.155 morti per attacchi di cuore in Québec, avvenuti tra il 1981 e il 2014.

I ricercatori si sono concentrati solo sugli infarti, sulle ospedalizzazioni e sui decessi da novembre ad aprile, i mesi, in cui avvengono le tempeste di neve, e su dei dati meteo dettagliati, in relazione alla quantità di neve e alla durata delle tempeste.

Complessivamente, gli uomini nello studio rappresentavano il 62 per cento dei ricoveri ospedalieri e 57 per cento dei decessi, hanno scritto i ricercatori su CMAJ.

E’ emerso che un terzo degli attacchi di cuore era avvenuto il giorno successivo alla nevicata e circa il 10 per cento era accaduto dopo che erano caduti almeno 5 centimetri di neve.

Quando la nevicata era continuata per almeno 24 ore, gli uomini avevano avuto più probabilità di essere ricoverati in ospedale per un attacco cardiaco dell’8% e più probabilità di morire del 12 per cento, rispetto a quando non era nevicato. Questo, tuttavia, non è accaduto per le donne.

I risultati dello studio suggeriscono alla gente di essere più cauta quando spala la neve e di evitare questa attività, se possibile, soprattutto se ha una storia di problemi di cuore.

“Può essere che gli uomini più delle donne, spalino specialmente dopo le nevicate”. “È anche possibile che gli uomini si sforzino maggiormente nello spalare e abbiano la tendenza a esagerare”, dice lo studio.

I dati della ricerca tuttavia non includono i dati su quanto le persone in realtà abbiano spalato la neve e su quanto duramente abbiano lavorato.

Davvero non sappiamo per certo se spalare la neve sia stata l’unica spiegazione per questi infarti, ha detto il dottor David Alter dell’Università di Toronto.

Se si è sedentari, non si fa esercizio fisico regolare, si ha più di 50 anni e si hanno fattori di rischio per la malattia cardiaca, gli esperti non consigliano di spalare la neve.

Neanche le donne dovrebbero farlo, perché se dallo studio  non sono emersi collegamenti tra lo spalare la neve e l’infarto può essere che esse nei decenni considerati dalla ricerca non abbiano fatto questa attività in modo intenso come gli uomini.

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Più infarti con gli eccessi di rabbia e l’intensa attività sportiva

Gli eccessi di rabbia e l’intensa attività sportiva raddoppiano il rischio di un attacco di cuore. Combinati, essi triplicano il rischio di infarto. Mai, perciò, fare attività fisica intensa, nella prima ora, dopo un evento stressante.

Uno studio internazionale pubblicato su ‘Circulation’, dice che uno sport intenso moltiplica per 2 il rischio di infarto miocardico. E, se si è arrabbiati, provare a calmarsi con un’intensa attività fisica peggiora le cose, triplicando il rischio di attacchi di cuore nell’arrabbiato.

I ricercatori della McMaster University (Canada) hanno studiato più di 12 400 pazienti vittime di un infarto al miocardico in 52 paesi del mondo sparsi per i 5 continenti. Questi partecipanti sono stati sentiti in relazione al loro stato, poche ore prima che il cuore avesse un incidente.

Tra tutti i volontari, quasi  il 14% aveva praticato un’intensa attività fisica prima dell’attacco di cuore e quasi tutti avevano segnalato di essere stati arrabbiati o turbati.

L’analisi ha trovato che l’attività fisica sarebbe stata responsabile del 7,7% degli attacchi di cuore, mentre la rabbia avrebbe causato l’8,5% degli attacchi di cuore. Ma, combinati, rabbia e sport, avrebbero triplicato questo rischio.

Sia lo sport intenso, che la rabbia, per i ricercatori, “possono sia aumentare la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca, cose che possono cambiare la circolazione sanguigna e ridurre l’arrivo di sangue al cuore”, ha spiegato Andrew Smyth, principale autore dello studio, osservando che “ciò è particolarmente importante nelle persone con vasi sanguigni ridotti o bloccati dall’aterosclerosi”.

Tuttavia, l’attività fisica rimane la migliore arma per combattere lo stress, dicono gli esperti. Ma non è consigliata alle persone con alto rischio cardiovascolare, né alle persone che sono arrabbiate, ha detto Andrew Smyth.

Gli autori dello studio raccomandano anche alle persone a rischio di imparare a proteggersi dallo stress cronico anche con sessioni di meditazione o rilassamento esercitantesi. Migliorare la dieta, smettere di fumare e prendersi cura del proprio sonno sono anche mezzi efficaci per combattere lo stress.

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Il caffè aiuta chi ha avuto un attacco di cuore

Se il caffè aiuta alcune persone a combattere l’affaticamento, gli sbalzi d’umore, i crampi e altri problemi comuni, altre persone potrebbero trovare nella bevanda uno strumento utile per sopravvivere. Strano ma vero…almeno secondo un nuovo studio, da cui è emerso che i pazienti che hanno avuto un attacco di cuore, se bevono una o due tazze di caffè al giorno hanno il 20% meno probabilità di morire prematuramente per danno cardiaco, rispetto a chi non assume la bevanda.

Lo studio fatto nella York University è stato condotto su 3.721 sopravvissuti a un attacco di cuore nel Regno Unito, che hanno raccontato le loro abitudini di consumo del caffè.

Non è chiaro comunque come il caffè aiuti il corpo umano. Ulteriori ricerche sono necessarie per determinarlo.

Precedenti studi avevano trovato che bere da tre a cinque tazze di caffè al giorno aiuta i pazienti affetti dal Parkinson. Un altro studio ha trovato che il caffè aiuta a combattere il cancro del fegato.

Un gruppo speciale di lipidi, i trigliceridi, quando sono presenti in concentrazioni elevate nel sangue,
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