L’anoressia nervosa è legata a variabili genetiche

Otto mutazioni genetiche sono legate all’anoressia nervosa, per cui questa malattia, almeno in parte, è legata a un disordine metabolico e non solo psichiatrico come si pensava in precedenza. secondo un nuovo studio.

La base genetica dell’anoressia nervosa sovrappone tratti metabolici (compresi quelli glicemici), lipidici (grassi) e antropometrici (misura del corpo).

“Le anomalie metaboliche osservate nei pazienti con anoressia nervosa sono più frequentemente attribuite alla fame, ma il nostro studio mostra che le differenze metaboliche possono anche contribuire allo sviluppo del disturbo”, ha detto Gerome Breen, autore dello studio, pubblicato sulla rivista Nature Genetics.

Alcuni disturbi psichiatrici sono legati all’anoressia nervosa.
Allo stesso modo, le variabili genetiche coinvolte nell’anoressia nervosa sono associate ad altri disturbi psichiatrici come il disturbo ossessivo-compulsivo, la depressione, l’ansia e la schizofrenia.

Secondo questo lavoro, gli aspetti genetici dell’anoressia influenzano anche l’attività fisica, ciò potrebbe spiegare la tendenza delle persone con questa malattia a presentare un’elevata iperattività.

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La stimolazione cerebrale profonda nei pazienti affetti da anoressia nervosa, resistente a ogni trattamento, può

Anoressia: in aumento tra gli adolescenti

La prova costume, la dieta e gli allenamenti sempre più intensi per arrivare più o meno pronti alla fatidica prova costume non creano solo ansie e insicurezze negli adulti, che spesso si sentono costretti a inseguire una forma fisica perduta a causa di cattive abitudini acquisite nel corso degli anni, ma coinvolgono un numero sempre crescente di adolescenti. I numeri parlano chiaro: c’é un aumento dei disturbi alimentari tra i giovani. Sono oltre tre milioni le persone che ne soffrono in Italia e fra questi, 2,3 milioni sono adolescenti, che sempre più frequente lottano con anoressia, bulimia e disturbi da alimentazione incontrollata. “In questo momento in Italia, come in tutto il resto del mondo, stiamo assistendo a un’epidemia sociale, che riguarda fasce di popolazione sempre più estese e, in maniera preoccupante, le ragazze già dai 12 anni di età”, spiega Nan Coosemans, family coach che da circa vent’anni lavora nel mondo dello sviluppo personale a contatto con bambini e adolescenti aiutandoli nel proprio percorso di crescita personale e autrice del libro ‘Quello che i ragazzi non dicono’ (Sperling & Kupfer).

Ma come e dove hanno origine questi meccanismi che scatenano i disturbi alimentari in età adolescenziale? La Family Coach illustra alcune delle cause più comuni di certi comportamenti:

1)       Da piccoli vengono spesso ‘iniziati’ al gioco con Barbie e Superman, due figure molto popolari e ‘innocue’ che creano però una sorta di ancoraggio fuorviante, “Un’immagine di perfezione irreale a cui il cervello rimanderà costantemente quando ci si riferisce alla forma fisica”, spiega la Coosemans;

2)       A rafforzare questa idea interviene il modello fornito dai media: TV, giornali, pubblicità, tutto mostra fotomodelle, attori, veline, presentatori ecc. con fisici scultorei, capelli perfetti, protesi e ritocchi di ogni sorta. “Questo bombardamento quotidiano contribuisce a imprimere nel cervello immagini false e irraggiungibili, da cui ci si sente sempre più distanti, contribuendo a creare una frustrazione crescente”;

3)       I messaggi pubblicitari: delle creme per ‘rimodellare’ il corpo in poi, il messaggio di sottofondo che i ragazzi percepiscono è quello di non essere mai all’altezza;

4)       Il potere degli “amici: i ragazzi e le ragazze crescono e spuntano le ‘forme’. Cominciano a guardarsi intorno, e a fare inevitabili paragoni con gli amici. “Vogliono avere jeans della stessa marca, sentirsi parte del ‘branco’, accettati e anche ammirati. Capita così che quando ritengono i propri canoni estetici lontani dai ‘parametri  di riferimento’ si sentano esclusi, demoralizzati, tagliati fuori e finiscano per mettere in discussione il proprio valore intrinseco”.

5)       L’insicurezza dei genitori: spesso sono i genitori stessi a trasmettere le proprie debolezze, che trovano terreno fertile nella testa dei figli e causano traumi difficili da sradicare.

6)       Non sottovalutare l’influenza degli ormoni: gli adolescenti sono insicuri per definizione, “Quando ci si mette anche il corpo e intervengono i cambiamenti ormonali, si trasformano in spietati auto-critici”, precisa ancora Coosemans.

7)       La difficile gestione delle emozioni: per usare una semplice metafora, gli adolescenti trascorrono gli anni critici come se fossero sulle montagne russe. Capita spesso che il cibo diventi un conforto, con reazioni e approcci diversi: si mangia per consolarsi o si smette perché ci si sente infelici. “Una cosa è certa: una scarsa autostima è sempre una delle cause alla base dei disturbi alimentari”.

I genitori però nella maggior parte dei casi si trovano spiazzati di fronte a questi problemi e non sanno come aiutare i ragazzi. Coosemans a questo proposito formula alcuni consigli utili per spronare i figli a uscire dal momento difficile e a riprendere un rapporto equilibrato con la propria immagine:

1)       Per prima cosa è assolutamente necessario evitare di fare commenti rispetto alle persone intorno, evitando soprattutto di trasmettere il messaggio che la bellezza sia un merito e una chiave sicura per la felicità. “Frasi come Lui è grasso, fa schifo’, così come ‘lei è bella e magra’, non fanno che ribadire al figlio che deve essere in un certo modo per andare bene ed essere accettato”.

2)       “Piuttosto – suggerisce la coach – è una buona abitudine parlare di salute, di quanto sia importante mangiare sano e  seguire semplici regole per un’alimentazione equilibrata. Il focus principale deve restare la salute, essere attraenti è una diretta conseguenza”.

3)       Mangiate bene a casa, fate sport, siate l’esempio giusto per i vostri figli. “Se il ragazzo non vede coerenza fra messaggio e comportamento si sentirà legittimato a seguire ciò che gli fa più comodo e lo mette meno alla prova”;

4)       Se pensi che tuo figlio sia grasso (o grassa) non esprimerlo mai perché crei le fondamenta per un pensiero pericoloso, oltre che dannoso. “Piuttosto mettiti in posizione d’ascolto, cerca di andare a fondo delle cause che lo hanno portato al sovrappeso, fallo sentire amato e apprezzato a prescindere e offrigli il tuo aiuto concreto: fissa con lui un appuntamento dal dietologo, coinvolgilo nella spesa e nella preparazione dei piatti, fallo sentire parte attiva del suo stesso cambiamento. Così facendo creerai un meccanismo che da adulto sarà in grado di ripetere e gestire da solo”, aggiunge Coosemans.

5)       Esamina da chi o cosa tuo figlio è influenzato: chi ha un impatto sulla sua visione del mondo oltre a te? Chi sono i ‘pari’ con cui si confronta quotidianamente? Cosa o chi lo fa sentire inadeguato? In che modo? “Non suggerisco mai ai genitori di prendere i figli e sottoporli a un interrogatorio, quanto piuttosto di osservarli da vicino e sviluppare sensibilità per i dettagli, i campanelli d’allarme, i segnali. Se si pone attenzione, si avverte che i ragazzi dicono molto di più di quanto non esprimano a parole”.

6)       Spiega come funziona veramente il mondo dei media, cosa c’è dietro alla scelta delle immagini delle pubblicità. “I ragazzi rimangono molto colpiti se, ad esempio, si spiega loro che dietro alla scelta di una modella magrissima c’è un piano di marketing da parte delle aziende che, per guadagnare soldi, creano delle campagne in cui sembra “figo” essere scheletrici. I  ragazzi non sopportano l’idea di essere raggirati”;

7)       Mostra a tua figlia – o figlio – le sue potenzialità e quelle del suo corpo e aiutala a lavorare sull’immagine di sé in modo positivo. Lo sport è il mezzo migliore per lavorare sul proprio corpo e raggiungere obiettivi di cambiamento realistici, oltre che di beneficio in termini agonistici.

8)       Evita di ripetere frasi come “Amore ma che dici, sei bellissima”, che non fanno che peggiorare la situazione quando i ragazzi non si sentono abbastanza belli o in pace con il proprio corpo. “Meglio piuttosto mostrare che prendiamo la questione sul serio, dicendo ad esempio “Mi dispiace che tu ti senta così” e spingendoli ad aprirsi e a spiegare come vedono se stessi, cosa vorrebbero migliorare, cosa pensano non vada bene”.

 

Nan Coosemans, formatrice e mamma di due adolescenti, lavora da quasi vent’anni nel campo della crescita personale. Nel 2010 ha fondato Younite®, un’organizzazione di formazione che opera a livello nazionale e interna­zionale sviluppando programmi scolastici, workshop e campus dedicati agli adolescenti e alle famiglie. È co-fondatrice di Youth Awareness Development Academy (YADA), un master in NLP, TLT, VT® e Family Therapy. Insieme alla squadra di Younite® ha lavorato con migliaia di ragazzi di età compresa fra i dieci e i vent’anni.

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I disturbi alimentari per lo più sono curabili

Le donne con i disturbi del comportamento alimentare, come anoressia e bulimia, sono curabili, almeno nei due terzi dei casi.

Lo ha trovato un piccolo studio pubblicato recentemente nel ‘Journal of Clinical Psychiatry’

I risultati mi fanno ben sperare, ha detto l’autore capo dello studio Kamryn Eddy, specialista del Massachusetts General Hospital di Boston, dopo aver trovato che quasi due terzi di delle donne su cui si era concentrato un suo lavoro aveva recuperato, anche se in alcuni casi c’erano voluti più di dieci anni per ottenere un miglioramento.

Una ricerca precedente aveva suggerito che solo la metà delle persone con disturbi alimentari recuperava,  hanno detto gli autori del nuovo studio.

Per comprendere meglio le prospettive a lungo termine per questi pazienti con disturbi alimentari, i ricercatori avevano reclutato 246 donne affette da bulimia e anoressia, che hanno seguito  dal 1987 al 1991. Tutte erano della zona di Boston.

Tra loro, 110 donne soffrivano di bulimia, il resto di anoressia. In media, avevano 20 anni quando lo studio è cominciato. Nel novantacinque per cento dei casi le donne erano bianche; 176 delle pazienti avevano accettato di prendere parte a un lavoro di 20-25 anni.

Di queste ultime, lo studio ha trovato che aveva recuperato il 68 per cento di quelle con bulimia e il 63 per cento di quelle con anoressia, che adesso non hanno più manifestato sintomi per almeno un anno.

Dallo studio, è emerso che il tempo di recupero dalla bulimia è più veloce di quello del recupero dall’anoressia, spiegando che, in genere, richiede meno di 10 anni.

Più di due terzi delle pazienti con bulimia aveva recuperato in nove anni, durante lo studio.

Se i pazienti non recuperano dalla bulimia in un decennio, non è probabile che poi lo faranno, hanno aggiunto però i ricercatori.

Per quanto riguarda anoressia, il recupero invece aveva continuato a verificarsi nel corso del tempo, anche ben oltre i 10 anni di malattia. Se solo il 31 per cento delle partecipanti allo studio con anoressia aveva recuperato in nove anni, il 63 per cento, invece, lo aveva fatto nel giro di 20 – 25 anni.

Non è chiaro quali trattamenti siano stati più utili a queste donne, che hanno ricevuto tutti i tipi di trattamento, compresi il ricovero individuale, la terapia familiare, la terapia di gruppo, il trattamento ambulatoriale e residenziale, la consulenza nutrizionale, i farmaci e le cure mediche.

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Anoressia: un malato su dieci è maschio

ANORESSIA: UN MALATO SU 10 E’ MASCHIO. IN AUMENTO ANCHE GLI ADULTI.  “SERVE APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE”

Importanti difficoltà familiari, eventi stressanti e pressioni esterne sono tra i fattori causali più frequentemente riferiti dalle pazienti. Se ne parlerà anche giovedì e venerdì

 

I DCA ( disturbi del comportamento alimentare) sono patologie in continuo aumento, legate al benessere e alla occidentalizzazione. Una ragazza su 250 soffre di anoressia ed 1/3 su 100 soffre di bulimia. Riguardano le ragazze nella fascia di età 15-25 anni ma sono in aumento anche nei ragazzi e nelle donne oltre i 50 anni.

Sono una malattia psichiatrica con importanti conseguenze organiche; la malattia psichiatrica con la maggior mortalità e la prima causa di morte per malattia (dopo gli incidenti) nella fascia di età 15-25 anni. A soffrirne sono soprattutto le donne, ma gli uomini interessati sono in netto aumento (10 per cento dei malati). L’età più a rischio è quella che va dai 15 ai 25 anni, ma sono in aumento anche i casi che interessano la popolazione adulta.

IO SOTTRAGGO – Se n’è parlato durante i primi incontri organizzati da SpazioCima, in via Ombrone 9, Roma, in merito alla settimana “Io Sottraggo”, progetto artistico e di sensibilizzazione di Roberta Cima sui disturbi del comportamento alimentare, con la partecipazione dell’artista Giovanna Lacedra. In programma anche testimonianze di medici, psichiatri e specialisti che sono stati spettatori di personalità conflittuali e difficili, e che hanno contribuito alla sconfitta della malattia.

I PROSSIMI APPUNTAMENTI – Giovedì 10 novembre ore 18:30 appuntamento con l’intervento dell’Ematologo Maurizio Rodi, Direttore Sanitario “AdSpem” in collaborazione con “Faro” Associazione Promozione Sociale, con la testimonianza di Niccolò Barbato e Paolo Scatolini. Venerdì 11 novembre, sempre ore 18:30, il contributo del Professore Piero Valentini, della Pediatra Roberta Onesimo, dell’Endocrinologa Clelia Cipolla e dello Psichiatra Lucio Rinaldi, per parlare dell’alimentazione nel bambino.

CAUSE, EFFETTI E COMPLICANZE DELL’ANORESSIA – Importanti difficoltà familiari, eventi stressanti e pressioni esterne sono tra i fattori causali più frequentemente riferiti dalle pazienti. Perdita di peso per una qualche causa, e soprattutto l’essersi messe a dieta sono gli antecedenti più immediati della malattia. Le persone coinvolte, oltre al dimagrimento, possono riportare anche la perdita dei capelli e, con il tempo, dei denti. Sono frequenti anche disfunzioni cardiovascolari e renali; nelle donne molto spesso provoca il blocco del ciclo mestruale, sino all’infertilità.

“Tra le complicanze endocrine – spiega la Dr.ssa Silvia della Casa, specialista in Endocrinologia e in Pediatria, responsabile dell’ambulatorio di “Endocrinologia dell’alimentazione” del Policlinico Gemelli, Romac’è la amenorrea (che spesso ma non sempre, regredisce con il recupero del peso), l’Osteoporosi (che frequentemente lascia conseguenze irreversibili) e la riduzione della funzionalità tiroidea. Tutti gli organi soffrono ma il danno cardiaco é il più preoccupante potendo portare la paziente a morte. L’approccio terapeutico deve essere multidisciplinare  e deve comprendere almeno lo  psichiatra/psicoterapeuta  e l’endocrinologo/nutrizionista in modo da realizzare la cura della malattia (che richiede un tempo in genere lungo) senza trascurare la prevenzione dei danni organici e il pronto riconoscimento di criticità fisiche che richiedono il ricorso ad un ricovero salva-vita”.

LA METAFORA DEL BASTONE – Classicamente le adolescenti che oggi si ammalano di anoressia o di un altro disturbo del comportamento alimentare trovano inizialmente nella malattia una soluzione di cura autonoma al forte senso di inadeguatezza e insicurezza che le fa sentire incapaci di affrontare le conflittualità, le difficoltà ed i compiti evolutivi dell’età adolescenziale.

“Una delle metafore che uso spesso per far comprendere alle persone che seguo cosa sta accadendo – spiega Marta Scoppetta, medico psichiatra e psicoterapeuta Junghiana AIPA, Consulente Psichiatra nel Percorso Obesità del Policlinico Gemelli, Romaè quella del bastone (Palliccia D, 2013). Propongo loro di guardare il sintomo alimentare come una sorta di bastone che la persona incapace di andare avanti con le proprie gambe lungo la propria strada, ha utilizzato per appoggiarsi. La restrizione alimentare, la concentrazione sulla dieta, insieme a tutto l’insieme di sintomi psichici che caratterizzano queste sintomatologie, costituiscono una sorta di stampella a cui ci si appoggia. Il sintomo alimentare, come un bastone, diventa pertanto il mezzo che permette loro di affrontare comunque, seppure in una maniera patologica, quel momento della vita in una sorta di equilibrio malato che è comunque per lui/lei temporaneamente preferibile al non equilibrio precedente e fa sentire almeno all’inizio molto più sicuri”.

L’IMPORTANZA DI UN INTERVENTO MULTIDISCIPLINARE – Disturbo dell’immagine corporea, fragilità dell’autostima e scissione della relazione mente/corpo costituiscono i nuclei psicopatologici principali dei disturbi del comportamento alimentare. Per questo il trattamento deve essere necessariamente integrato, multidisciplinare e multimodale. Deve comprendere ovvero cure psicoterapiche, spesso allargate ai familiari e cure mediche e nutrizionali e declinarsi, a seconda delle diverse fasi e gravità della malattia in setting terapeutici diversi (ambulatorio, day hospital, reparto ospedaliero, comunità riabilitative) che faranno uso di strumenti terapeutici appartenenti a diversi modelli teorici di riferimento.

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