Per evitare il diabete di tipo 2, alzarsi dalla sedia ogni mezz’ora

diabeteSe si desidera evitare il diabete di tipo 2, bisogna alzarsi in piedi e muoversi, ogni mezz’ora quando si sta seduti in ufficio o a casa, almeno per cinque minuti, secondo alcuni scienziati inglesi che hanno fatto un nuovo studio.

Questo sistema può anche proteggere dalle malattie cardiache e dal cancro.

I ricercatori dell’Università di Leicester hanno trovato che per ridurre il rischio di sviluppare il diabete, non basta fare una o due ore di attività fisica a settimana, ma bisogna limitare la durata dell’immobilità quotidiana, prima che siano passati 90 minuti.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Diabetologia, riferisce che alcuni i volontari partecipanti alla ricerca avevano diminuito il rischio di sviluppare il diabete limitando le ore in cui erano seduti, più che facendo i raccomandati 150 minuti di attività fisica a settimana.

Gli scienziati inglesi hanno condotto il loro studio su 153 pazienti di età compresa tra i 30 e i 69 anni.

Come hanno scritto, alcuni di loro stavano seduti solo 3 ore al giorno, ma la maggior parte sedeva più di 10 ore al giorno su una sedia e una minoranza persino fino a 16 ore.

Essi avevano livelli elevati di zucchero nel sangue e di lipidi (colesterolo, trigliceridi), anche se facevano ginnastica ad un certo punto nel corso della giornata.

Chi aveva trascorso poche ore seduto, aveva livelli più bassi di glucosio e di lipidi nel sangue.

Chi in media stava in piedi tre ore al giorno, bruciava più grassi senza dieta o esercizio fisico, perché, secondo gli esperti, in posizione eretta si utilizzano di più i muscoli di quando si sta seduti e immobili.

Inoltre, i muscoli che aiutano a stare in piedi, sembra che producano più enzimi in grado di scindere il glucosio e i lipidi.

Gli esperti raccomandano, perciò, di fare, non solo per 30 minuti al giorno, qualche attività fisica, ma anche, se si deve stare seduti, di alzarsi dalla sedia per cinque minuti, dopo ogni mezzora.

Depressione, schizofrenia, autismo e iperattività hanno geni comuni

depressioneUn nuovo importante studio pubblicato sulla rivista The Lancet suggerisce che cinque patologie mentali hanno le stesse origini genetiche.

Lo studio condotto dai ricercatori di 19 paesi ha analizzato il DNA di più di 60.000 persone in tutto il mondo, concludendo che deficit di attenzione e iperattività, autismo, disturbo bipolare, disturbi depressivi gravi e schizofrenia hanno gli stessi legami genetici.

Jordan Smoller, professore di psichiatria del Massachusetts General Hospital e della Harvard Medical School, uno degli autori dello studio, ha detto che diverse specifiche variazioni genetiche sembra che aumentino il rischio di soffrire di questi cinque diversi disturbi mentali.

Per gli esperti, aver compreso che certi disturbi mentali hanno le stesse origini genetiche è utile, perché può indurre a guardare a delle patologie in modo diverso, diagnosticandole in base alle loro cause, piuttosto che in relazione ai loro sintomi, come avviene attualmente.

I malati di Aids faticano a riconoscere le emozioni altrui

aidsUn team di ricercatori dell’Università italiana Cattolica di Roma ha scoperto che i malati di Aids faticano a riconoscere le emozioni altrui, in particolare quelle che esprimono paura e felicità.

Nella loro ricerca pubblicata su BMC Psychology asseriscono che il riconoscimento delle emozioni altrui è legato ad altri problemi che i malati di Aids presentano, come vuoti di memoria e vari disturbi di carattere cognitivo, che dipendono dall’attività di strutture cerebrali complesse come l’amigdala, area dove nasce, per esempio, la sensazione della paura, alla base della percezione dei pericoli.

Non riconoscere le emozioni degli altri si ripercuote perciò negativamente sulla sfera sociale del malato e naturalmente anche in quella sua individuale.

L’alterazione, comunque, sembra emergere soltanto attraverso i test specifici e non darebbe luogo a sintomi importanti nella vita quotidiana.

Resta da vedere se il disturbo possa peggiorare a mano a mano che i soggetti invecchiano.

Il team di ricercatori per il suo lavoro si è avvalso del test di Ekman, tramite cui ha chiesto ai pazienti, coinvolti nella ricerca, di riconoscere le emozioni espresse in fotografia dal volto di alcuni attori.

Un disposivo rapido per la diagnosi dell'Aids

aidsDopo quasi 10 anni di ricerca il California Institute of Technology ha messo a punto un dispositivo rapido, poco ingombrante e poco costoso, per la diagnosi di alcune malattie e il rilevamento di virus come quello dell’HIV/AIDS.

Il dispositivo, munito di una batteria ricaricabile e che funziona semplicemente premendo un pulsante, è costituito da un chip che permette di analizzare un campione di sangue per individuare agenti patogeni diversi.

Oltre alla tubercolosi e all’HIV, lo strumento può essere utilizzato per diagnosticare le malattie acute delle vie respiratorie inferiori, le malattie diarroiche, la malaria e altre patologie.

“Un dispositivo per essere portato in una zona remota, come ha detto Axel Scherer, che insieme a George Maltezos ha lavorato per la realizzazione dello strumento, “deve essere poco costoso, deve essere robusto e automatizzato quanto più possibile”.

Lo strumento messo a punto dal California Institute of Technology è piccolo abbastanza da stare in uno zaino e facile da usare come un lettore Dvd.

Alla sua base c’è la Pcr, la tecnologia che consente di amplificare il Dna virale per renderlo facilmente individuabile.

Il ferro aiuta a prevenire la sindrome premestruale

sindrome-premestrualeLe donne che si alimentano con cibi ricchi di ferro hanno il 30-40% probabilità in meno di sviluppare la sindrome pre-mestruale, rispetto alle donne che non consumano cibi ricchi di questo elemento, secondo i ricercatori dell’Università del Massachusetts, di Amherst, pubblicata sull’American Journal of Epidemiology.

Lo studio è stato uno dei primi che ha valutato l’impatto dell’apporto alimentare e dei minerali sui sintomi premestruali.

Per i ricercatori, il ferro ha un ruolo nella produzione della serotonina, una sostanza chimica che regola l’umore e le emozioni.

Questo minerale aiuta anche a prevenire la stanchezza, è importante per la funzione cognitiva, aiuta a migliorare la funzione muscolare e riduce l’affaticamento.

Per giungere alle loro conclusioni, rilevando anche il beneficio del ferro per le sindromi premestruali, i ricercatori hanno utilizzato i dati relativi a circa 3.000 donne.

Hanno trovato che i risultati poditivi si ottengono sia con gli integratori, sia privilegiando i cibi ricchi di questo minerale.

Il ferro si trova nella carne, nel pesce e nel pollame, ma anche nei fagioli, nei cereali e nella pasta.

Il minerale, quando è di origine vegetale, si assimila meglio se è abbinato ad alimenti ricchi di vitamina C.

La mancanza di sonno cambia l’attività dei 711 geni

sonnoUna settimana senza dormire è sufficiente per alterare l’attività di centinaia di geni e quindi delle cellule, variando anche il metabolismo.

Uno studio britannico dell’Università del Surrey, pubblicato sulla rivista “PNAS”,  dice che la mancanza di sonno altera i geni responsabili dell’infiammazione, del sistema immunitario e delle reazioni allo stress.

Per lo studio, i ricercatori hanno reclutato 26 volontari che hanno trascorso una settimana dormendo normalmente (8,5 ore) e una settimana in cui hanno dormito meno del normale (5,7 ore).

I ricercatori hanno quindi studiato i geni dei partecipanti, analizzandoi i campioni di sangue prelevati e trovando che numerosi geni, tra cui alcuni legati al metabolismo, erano diventati meno attivi a causa della mancanza di sonno.

In generale, i ricercatori hanno trovato che nei partecipanti erano alterati 711 geni, la maggior parte dei quali sono responsabili dei processi correlati allo stress, alla risposta immunitaria e infiammatoria del corpo.

Altri studi avevano già trovato un chiaro nesso tra mancanza di sonno e l’obesità.