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Suicidio Assistito già possibile in Italia

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Esattamente sette anni fa l’Associazione Luca Coscioni depositava la proposta di legge di iniziativa popolare Eutanasia Legale, che in questi anni non è mai stata discussa dal Parlamento, nonostante due richiami della Corte Costituzionale.
Per rilanciare la necessità del dibattito parlamentare, in questi giorni la realtà attiva a livello internazionale a tutela del diritto alla scienza e alla salute ha riavviato la raccolta firme, partendo da alcune piazze italiane, come Milano, Vicenza, Verona, Bari e Pomezia, Bolzano e Parma. Questa mattina, invece, a Roma, in Piazza Montecitorio è stata la volta di una manifestazione e l’avvio di un presidio nonviolento quotidiano per richiamare il Parlamento alle proprie responsabilità.

“Sette anni e il Parlamento non ha trovato sette minuti per discutere la nostra proposta, firmata da oltre 136.000 italiani, che come prevede la Carta costituzionale hanno il diritto di proporre iniziative al Parlamento – dichiara Filomena Gallo, Segretario Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni.

Il Suicidio Assistito, tuttavia, in Italia è già possibile, ma nessuno sa come fare.

IL SUICIDIO MEDICALMENTE ASSISTITO E’ GIA’ UN DIRITTO RICONOSCIUTO IN ITALIA . ECCO L’ITER

In seguito alla sentenza della Corte costituzionale sul caso Cappato/Antoniani, è stato riconosciuto il diritto al suicidio medicalmente assistito attraverso il Sistema Sanitario Nazionale alle persone pienamente capaci di intendere e volere, affette da patologia irreversibile fonte di gravissime sofferenze e dipendenti da trattamenti sanitari salvavita. A fare chiarezza su cosa intendere per trattamenti sanitari salvavita è stato un altro tribunale. Con le motivazioni della sentenza sul caso Cappato/Welby/Trentini della Corte di Assise di Massa, sono state individuate tra i trattamenti salvavita anche le terapie farmacologiche e alcune tipologie di assistenza personale senza la quale la persona non potrebbe sopravvivere”.
Secondo l’iter attualmente previsto

1- La persona malata si può rivolgere alla ASL – direttamente o tramite il medico curante – per la verifica della presenza dei quattro requisiti indispensabili, previsti dalla sentenza Costituzionale 242/19.

2- Occorrerà dunque accertare, da un punto di vista medico, la presenza di: patologia irreversibile, grave sofferenza fisica o psicologica, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e capacità di prendere decisioni libere e consapevoli. Oltre appurare che la volontà dell’interessato sia stata manifestata in modo chiaro e univoco, compatibilmente con quanto consentito dalle sue condizioni e che il paziente sia stato adeguatamente informato sia sulle sue condizioni, sia sulle possibili soluzioni alternative, come l’accesso alle cure palliative ed, eventualmente, alla sedazione profonda continua (L.219/17).

3- Al completamento di questa procedura, il fascicolo sarà inviato al comitato etico, soggetto terzo, che ha il compito di verificare la conformità del caso con la procedura prevista dalla sentenza della Corte.
Al momento regna però l’incertezza su ruoli e singole responsabilità e competenze, dettagli non specificati dalla Corte Costituzionale che non può entrare in questo dettaglio, poiché attengono al funzionamento delle erogazioni di prestazioni sanitarie come anche l’erogazione di farmaco letale per porre fine alle proprie sofferenze.