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Coronavirus, tra fake news e nevrosi collettiva. Colpa della Rete?

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Lo studio del Prof. Farina dell’Università Europea di Roma


Roma, 26 febbraio 2020 – L’Anno Accademico dell’Università Europea di Roma si è aperto con l’esposizione da parte del Prof. Benedetto Farina, Ordinario di Psicologia clinica presso l’ateneo, di uno
studio dal titolo: “I giovani nell’era digitale”.

La relazione del Prof. Farina è stata incentrata sugli
effetti della nevrosi collettiva da coronavirus, parlando di rischi della diffusione di informazioni digitali.

La fobia dell’epidemia globale dilaga a causa della sovraesposizione mediatica del tema coronavirus: tra
flussi di informazioni, fake news e tendenza all’enfatizzazione sui titoli sul Covid-19, chi naviga in rete si sente in costante pericolo e la infodemia
appare l’unica risposta per proteggersi.

Il Professore Benedetto Farina, durante il suo intervento all’inaugurazione del nuovo Anno Accademico 2019/2020, ha posto l’accento su questa delicata questione dichiarando:
“La rete è diventata l’infrastruttura su cui poggia tutto che ciò che facciamo. Ad oggi incombe su di noi la minaccia di una nuova forma di nozionismo in cui la dimensione orizzontale della circolazione culturale diviene antitetica a qualsiasi forma di apprendimento verticale.

In questo preciso momento storico l’era del sapere fai-da-te lede qualsiasi forma di mediazione culturale, quella esercitata dai professori, editori e giornalisti costituendo la causa principale della perdita della capacità di selezionare l’autorevolezza delle fonti d’informazione. Il sentimento di rabbiosa delegittimazione e rifiuto verso le conoscenze degli esperti in favore delle proprie opinioni danno vita all’era dell’incompetenza 1”. “I cambiamenti delle funzioni cognitive-continua il Prof. Farina – danno vita a profonde involuzioni dei comportamenti socio-relazionali, generando un problema culturale. L’unico modo per sovvertire questa tendenza è che le Università diventino il sistema immunitario della società contro i rischi dell’incompetenza”.

Il 90 % della popolazione mondiale utilizza i social per documentarsi e la rivista BMC Psychiatry
ha riscontrato un eccessivo tasso di utilizzo dello smartphone da parte dei cittadini. Nelle
giovani generazioni, inoltre, vi è un
aumento delle patologie psico-cognitive
strettamente connesse all’incapacità di leggere
criticamente una comunicazione e nella corretta scelta delle fonti.