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Celiachia: oltre 600mila i pazienti italiani

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Dalla celiachia non si guarisce, ma ci si può convivere bene. Oltre 600mila i pazienti colpiti in Italia

Celiachia: diagnosi precoce, approcci multidisciplinari e nuovi test di monitoraggio. Milano capitale della “Gluten Sensitivity”: oltre 550 specialisti per contrastare e gestire i disordini correlati al glutine

“Alle prime avvisaglie sospette, come diarrea persistente e gonfiori addominali costanti, anemia e difficoltà di assorbimento delle vitamine, ci si dovrebbe sottoporre al test. La celiachia è forse l’unica malattia che, attraverso marcatori sierologici, ci permette di arrivare a una diagnosi certa al 99%”, sottolinea il direttore Prof. Maurizio Vecchi Gastroenterologia Università Milano

Che cosa è il glutine? Che cosa è la celiachia e quali sono i numeri dei soggetti colpiti nel mondo? Chiarire le distinzioni tra sensibilità al glutine e al grano e puntare alla trasmissione di un forte messaggio di consapevolezza sulla malattia celiaca. Questi alcuni degli obiettivi che animano gli organizzatori del Convegno Nazionale Celiachia e altri disordini Glutine Correlati: Update 2020, che si tiene a Milano giovedì 6 e venerdì 7 febbraio 2020 all’Università degli Studi di Milano, presso il Centro Congressi Casa Cardinale Ildefonso Schuster, in via Sant’Antonio, a pochi passi dall’ingresso della Statale.

LO SCENARIO – Negli ultimi anni si è assistito ad un incremento dei pazienti con malattia celiaca e disordini glutine correlati. Contestualmente vi è un susseguirsi di pubblicazioni scientifiche che hanno radicalmente cambiato sia la fase diagnostica che di controllo di questo tipo di patologie. Per queste ragioni vi è una intensa richiesta di aggiornamenti tecnici e puntuali riguardo questo tipo di disordini e la loro gestione da parte dei diversi specialisti coinvolti. Lo scopo di questo convegno è quello di fornire un aggiornamento riguardo le ultime novità scientifiche e fornire gli strumenti conoscitivi per una loro integrazione nella quotidianità clinica.

“I numeri della celiachia parlano da soli: 600mila i casi evidenziati dagli screening, pazienti in cospicuo aumento e sommerso in costante impennatasottolinea il Prof. Maurizio Vecchi, Direttore del Convegno e direttore dell’Unità operativa di gastroenterologia del Policlinico del capoluogo lombardo – Sono infatti oltre 400mila i pazienti che oggi rappresentano la porzione nascosta di questa malattia autoimmune “accesa” dal glutine e segnata da difficoltà diagnostiche. Un quadro che la scienza sta modificando: sia per la definizione precoce della patologia, sia per il controllo della stessa. A fronte dell’incremento della malattia celiaca – prosegue Vecchi –assistiamo a una forte spinta scientifica che sta radicalmente cambiando sia la fase diagnostica che di controllo di questo tipo di patologie. Da qui, l’intensa richiesta di aggiornamenti tecnici: serve più conoscenza e un approccio multidisciplinare per gestire al meglio la malattia celiaca nella quotidianità clinica”.

CACCIA AL SOMMERSO “La malattia celiaca – spiega il professor Vecchi – può essere contraddistinta da paradigmi aspecifici e asintomatici. Da qui, il problema delle diagnosi sfuggenti. Alle prime avvisaglie sospette – come diarrea persistente e gonfiori addominali costanti, anemia e difficoltà di assorbimento delle vitamine – ci si dovrebbe sottoporre al test. La celiachia è forse l’unica malattia che, attraverso dei marcatori sierologici, ci permette di arrivare a una diagnosi certa al 99%. La lotta al sommerso parte proprio da qui, dall’aderenza al test. Soprattutto per tutti quei soggetti geneticamente predisposti”.

DIETA GLUTEN FREE E NUOVE OPZIONI TERAPEUTICHE – Dalla celiachia non si guarisce. “Ma ci si può convivere bene – continua il professor Vecchi – Se fino ad ora l’unica terapia disponibile è la dieta libera da glutine, sono in corso ricerche che mirano ad alleggerire il peso di una quotidianità alimentare rigida e con un peso economico rilevante. Oggi si sta infatti tentando di modificare la risposta immune dei pazienti e di manipolare il glutine assunto. E a breve arriveranno in tal senso sperimentazioni cliniche sull’uomo. Un panorama in continua evoluzione che richiede aggiornamenti attivi, come quelli che offriamo con il convegno”.

LA CULTURA ALIMENTARE DEL “SENZA” – Per ogni italiano che soffre di celiachia certificata ce ne sono almeno 30 che consumano alimenti privi di glutine pur senza averne bisogno, con un possibile rischio per la salute e una spesa “inutile” – secondo le ultime stime – pari a complessivi 105 milioni di euro. “Le cosiddette intolleranze che seguono le mode – conferma il clinico – non sono scientificamente provate. E si rischia la confusione. Ci si deve invece concentrare su chi, pur non presentando marcatori genetici e sierologici attinenti la celiachia, sta male se assume cibi con glutine. Si tratta di disturbi glutine correlati dove il limite psicologico e quello organico può essere davvero molto sottile e difficile da individuare. Un campo, compreso quello che mette in relazione l’alterazione del microbiota intestinale con l’insorgenza della celiachia, ancora tutto da esplorare e che merita più attenzione”.

I NUOVI TEST DI MONITORAGGIO – Che l’aderenza alla dieta priva di glutine rappresenti un ostacolo nella gestione della malattia da parte del paziente è ben concepibile. Tant’è che, fino ad oggi, ha rappresentato uno scoglio anche per i clinici. Ora però gli specialisti hanno a disposizione un nuovo strumento. “Si tratta di un test – conclude il professor Vecchi – che è in grado di dirci il livello di detezione del peptide del glutine nelle urine e nelle feci dei pazienti. E, dunque, ci permette il monitoraggio reale e costante della malattia, apportando laddove necessario le giuste correzioni. Ma anche di scoprire se il paziente ha assunto in modo volontario o meno sostanze proibite. La gestione della patologia passa anche da qui, da quelle azioni di controllo in grado di prevenire danni istologici intestinali”.