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Il Comune di Fermo omaggia Mario Dondero 

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Il Comune di Fermo omaggia il fotoreporter Mario Dondero con la mostra “Mario Dondero. Le foto ritrovate. Inediti dall’archivio della vita”. La mostra fotografica sarà allestita presso il nuovo spazio espositivo al Terminal Mario Dondero, riaperto al pubblico dopo un lungo restauro e intitolato allo stesso fotografo. La mostra sarà visitabile dal 21 dicembre 2019 all’1 marzo 2020.


L’inaugurazione è in programma sabato 21 dicembre 2019, alle ore 17.

La mostra è organizzata dal Comune di Fermo in collaborazione con Regione Marche, Soprintendenza archivistica e bibliografica dell’Umbria e delle Marche, con la curatela della Fototeca Provinciale di Fermo e dell’associazione culturale “Altidona Belvedere”. L’organizzazione e la produzione sono della società Sistema Museo.

Mario Dondero, uno dei maestri del fotogiornalismo italiano ed europeo, noto e apprezzato a livello internazionale, ha eletto Fermo a sua dimora nell’ultimo periodo di vita. La mostra intende dare una visione della vasta produzione inedita di Dondero. La maggior parte delle foto esposte è presentata al pubblico per la prima volta.
La mostra comprende circa 80 scatti scelti tra quelli che hanno segnato il suo percorso professionale, conosciuto soprattutto per i lavori in bianco e nero. Sono il risultato del lavoro di ricerca e archiviazione compiuto dai responsabili della Fototeca Provinciale di Fermo nel corso degli ultimi cinque anni. Sette le sezioni che rispecchiano ambiti di interesse (Africa, Artisti, Borse valori, Cuba, Irlanda, Scuola e Teatro). E una serie di celebri ritratti di alcuni personaggi fermani.
Una scelta di fotografie a colori di disegnatori e grafici arricchisce l’allestimento di questa prima mostra nel Terminal a lui intitolato dall’Amministrazione Comunale di Fermo, che ha voluto così dare forma all’affetto, alla riconoscenza e alla stima per un uomo che ha partecipato con passione alla vita di questa città e del mondo.
Mario Dondero è sempre stato, nei suoi oltre sessanta anni di lavoro appassionato, un interprete irriducibile della fotografia “umanista”, rivendicando con fierezza il suo ruolo di testimone della storia, specialmente di quella lasciata ai margini del sistema dell’informazione, rifiutando gli effetti spettacolari, rispettoso della semplicità del reale. Profondamente influenzato da Robert Capa, il suo stile è stato sempre animato dalla forte empatia che riusciva a stabilire con i soggetti che ha ritratto.

Le foto, le mostre, seguono le mie passioni, le mie debolezze, i miei interessi e anche le richieste che, invecchiando, mi arrivano sempre più numerose. Nel tempo ho imparato che vedere una mostra fatta con foto non scelte da me, curata da altri, può anche essere interessante. Succede come quando impaginano un tuo articolo su un giornale: tu porti un pacco di foto, loro selezionano, tu non condividi quelle scelte, ma alla fine ti accorgi che quella che per te era da scartare, che tu avevi trascurato, era proprio quella che ci voleva”.
Mario Dondero

L’archivio di Mario Dondero, che secondo una leggenda diffusa non esisteva, sta prendendo una forma sempre più definita, grazie al lavoro paziente e attento della Fototeca. La cura della mostra è della Fototeca Provinciale nelle persone di Laura Strappa, Pacifico D’Ercoli, Fernando Felicetti, Andrea Del Zozzo, Diego Pizi insieme ad altri, e si avvale della preziosa collaborazione di Nunzio Giustozzi.
Lavorare sull’archivio di Mario Dondero è confrontarsi con l’universo mondo. La Fototeca Provinciale di Fermo ha ormai da cinque anni in custodia le centinaia di migliaia di foto che lo costituiscono. I volontari, che stanno laboriosamente ricomponendone la trama nascosta, hanno cominciato sotto la guida di Mario, nel 2014, nella sua casa in vicolo Zara, a Fermo. Lui selezionava gruppi di diapositive e le illustrava a ogni incontro, con i suoi commenti, il suo humour, i suoi ricordi. Il lavoro è proseguito, dopo che Mario se ne è andato. Non c’è più lui, e il riconoscimento delle foto è diventato molto più difficile. Probabilmente molte immagini rimarranno senza possibile didascalia, ma moltissime, grazie a ricerche, fortuna, studi incrociati, stanno acquisendo una loro collocazione all’interno del percorso della vita di Mario.