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Bologna, “Il presepio di Wolfango”, tra passato e presente

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Ci sono Papa Giovanni XXIII e Gandhi, la filosofa Ipazia e Charlot, Federico Fellini e Giulietta Masina in veste di clown, le sfogline e Carlo V d’Asburgo, Re Enzo e Padre Marella, Garibaldi, Gorbaciov e Reagan padroni del mondo ed Obama che reinterpreta la statua della libertà. Ma anche Eugenio Riccòmini e Nino Migliori, Fabio Roversi-Monaco nei panni del giurista che emanò il Liber Paradisus, Aladin Hodzic, il bambino mutilato durante la guerra nella ex Jugoslavia, una Eva peccatrice e invecchiata, Mickey Mouse e molti altri.


Ci sono la Morte e la Vita: il paesaggio umano che circonda Gesù, Giuseppe e Maria nel Presepio di Wolfango è un bizzarro, sorprendente impasto di sacro e profano, storia e contemporaneità, fantasia e realtà: una personalissima Corte dei Miracoli, dove le gerarchie sono azzerate e che si presenta, per usare le parole del Cardinal Zuppi nella prefazione del volume “Il presepio di Wolfango” di Minerva Edizioni, “come un’ideale ed enorme piazza della vita, con la sua serietà e banalità, con la sua santità e la sua drammaticità…come in una grande scena teatrale in cui si intersecano la tradizione sacra, le vicende personali dell’autore, la storia civica ed ecclesiale di Bologna e dell’Italia e, infine, l’attualità mondiale, con volti noti e conosciuti dell’arte e della politica” perché la storia del Signore Gesù che si fa uomo tra gli uomini riguarda tutti e tutti interessa.

Ha aperto al pubblico l’8 dicembre nella Chiesa di Santa Maria della Vita (via Clavature 8/10) la mostra “Il Presepio di Wolfango”, curata dalla figlia Alighiera Peretti Poggi e realizzata grazie alla collaborazione di Genus Bononiae, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e Rekeep, con il patrocinio del Comune di Bologna e della Chiesa di Bologna e le cui immagini, accuratamente descritte, sono raccolte nell’omonimo volume edito da Minerva.

Fino al 16 gennaio 2020 sarà possibile visitare quello che si può definire a tutti gli effetti un “presepio vivente” composto di 200 statuine in terracotta che Wolfango realizzò a partire dal 1964, anno di nascita della figlia Alighiera, e che ha continuato a crescere di anno in anno. Wolfango volle infatti dedicare la magia che lui stesso aveva vissuto durante l’infanzia ai figli Alighiera e Davide, con un’opera che fosse un tenero omaggio alla tradizione e alla ritualità del Natale e al tempo stesso la traccia di una memoria, di un “filo rosso” in grado di legare tra loro tutte le cose.

Da “agnostico cui piace il Presepio”, come amava definirsi, Wolfango continuò ad arricchire la sua creazione per 50 anni, accostando all’iconografia religiosa classica – dai Magi ai pastori, dalla stella cometa al bue e all’asinello – luoghi, simboli, oggetti, personaggi che intrecciano la Storia con la S maiuscola alla dimensione intima e familiare del Larario di Wolfango, tra tavole, focolari e l’immancabile sagoma di San Luca che si staglia nella neve. E c’è anche San Francesco, umilmente sdraiato a baciare la terra, autore del primo presepio, nel 1223, cui Wolfango disse di essersi ispirato in quanto ne aveva “messo in pratica il dettato, poiché Francesco voleva tutti a partecipare alla Festa”, in una sorta di manifesto tridimensionale all’inclusione, all’accoglienza e alla bellezza della diversità.

Se la chiesa ospita il grande Presepio, al piano superiore del complesso monumentale di Santa Maria della Vita i visitatori potranno ammirare gli schizzi e i disegni preparatori delle statuine, presenti anche nel volume di Minerva Edizioni, curato dalla figlia Alighiera, che ricorda la stanza allestita a presepio, i lunghi lavori preparatori e le processioni di amici che venivano ad ammirare, di anno in anno, le nuove creazioni del padre. In mostra esposta per la prima volta anche l’opera ‘La cornamusa nel muschio’: un acrilico su tela del 2006, nel quale Wolfango dipinge e riporta alla memoria le sue statuine avvolte nel muschio, che la guerra distrusse.

Una presenza, quella di Wolfango, centrale per Genus Bononiae. Musei nella città, come ricorda il Presidente Fabio Roversi-Monaco che dice “il Museo della Storia di Bologna ospita in collezione permanente la grande tela “Lo scatolone dei giocattoli”, uno dei suoi capolavori, vero e proprio ritratto della società contemporanea. Wolfango con il suo Presepio e con altri suoi capolavori è entrato con passo sicuro nella storia dell’arte di questa città e di tutta la Nazione. È stata, quella con Wolfango, una lunga convivenza e spesso un comune sentire artistico che ci ha unito per moltissimi anni”.

“Il Presepio di Wolfango è una straordinaria rappresentazione dell’umanità – dichiara Virginio Merola, Sindaco di Bologna – Un luogo fuori dal tempo e dallo spazio dove il sole e la luna illuminano con la stella il passato e il presente, il reale e il fantastico, il sacro e il profano insieme. Un’opera laica dunque, dedicata a tutti e in cui tutti trovano un posto. Un’ispirazione per la nostra Bologna che immaginiamo sempre più accogliente, inclusiva e libera”.

“Wolfango amava Bologna – prosegue Matteo Lepore, Assessore alla Cultura – e così molte delle sue opere le realizzava proprio per i suoi abitanti e nel Presepio molti di questi sono raffigurati. Ringrazio Alighiera per avere deciso di realizzare una pubblicazione che, sono certo, aiuterà anche tanti bambini e ragazzi ad appassionarsi al presepe e alle mille sfaccettature che queste statue rappresentano”.

Rekeep e Gruppo Manutencoop, partner e sostenitori della mostra, hanno accolto con entusiasmo il progetto di Alighiera Peretti Poggi di donare al pubblico, bolognese e non, il suo Presepio, in sintonia con la loro visione e con il modo di intendere l’impresa: un luogo in cui storie, culture e formazione diverse convivono e possono partecipare alla “festa”.  “Abbiamo scelto di sostenere e sponsorizzare il Presepio di Wolfango anche e proprio perché, in qualche modo, è un po’ come noi. Oggi più che mai, in questi tempi cupi in cui tutto ciò che è diverso sembra fare paura – dichiara Claudio Levorato Presidente Manutencoop Società Cooperativa – c’è bisogno del grande grido ecumenico che si leva da quest’opera: «Abbiamo tutti il diritto di stare in questo grande presepio che è il mondo, siamo tutti qui insieme». E sono talmente bui questi nostri giorni che oggi l’esposizione al pubblico di un presepio come questo rappresenta, oltre che una grande operazione culturale, anche un atto politico”.

In contemporanea con la mostra esce, per Minerva Edizioni, “Il Presepio di Wolfango”: un ampio volume di Minerva Edizioni, di oltre 400 pagine ricche di testi e immagini inedite delle opere, a cura di Alighiera Peretti Poggi, con la prefazione di Graziano Campanini e un saggio di Giulio Sommariva, Conservatore del Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova e studioso tra i massimi esperti di presepi antichi.

Un progetto editoriale che ha consolidato una lunga e proficua collaborazione, quella tra la casa editrice Minerva e la famiglia Peretti Poggi.  Tante sono le pubblicazioni contenenti le opere straordinarie di Wolfango che Minerva ha avuto il privilegio di editare. Quest’anno abbiamo l’onore di aver curato insieme alla figlia Alighiera un volume unico e prezioso: 416 pagine che uniscono fotografie delle 200 statue del Presepio alle schede scritte negli anni dallo stesso Wolfango e ai disegni preparatori. Oggi, grazie a questo libro e a questa splendida mostra, vivremo ancora più intensamente l’emozione di ammirare l’Arte di Wolfango e di condividerla con i tanti che verranno sorpresi e colpiti dalla bellezza e vitalità delle statue, poste fuori dal tempo, eterne; ed a quel sentire parteciperà, in qualche modo, anche chi non potrà essere presente”.

“È davvero un Presepio “vivente” – ricorda la curatrice Alighiera Peretti Poggi – perché è cresciuto con il crescere della vita di mio papà e di noi figli e si è arricchito di vita, soprattutto della vita di Bologna e dei suoi abitanti più o meno illustri, più o meno famosi. Maestri, insegnanti, medici, artigiani, imprenditori, professori, sacerdoti, politici, persone care, familiari: tutti entrano a far parte, di anno in anno, della grande opera. Che felicità era trovarsi in mezzo a queste statue, spesso alte come me, che erano amici, giganti buoni, compagni di avventure, personaggi animati che mi proteggevano… ed ancora oggi li vivo così. Tutte le statue hanno un nome e ci aiutano a ricordare la storia, a riviverla, a conoscerla”.