Una scuola senza muri

Vengono da lontano. Si chiamano Makan, Idowu, Teresa, Bomani. I loro fragili passaporti li condannerebbero a restare dove sono, nel deserto della miseria e della guerra, ma non hanno altra scelta. Come Giacobbe che combatte tutta la notte al buio in un estenuante corpo a corpo con uno sconosciuto, attraversano il mare in una lacerante e disumana ricerca di salvezza, di identità. Identità che non hanno neppure le parole per esprimere.
Laura Bosio, che insieme a tanti volontari li accoglie nelle aule della sua scuola senza muri, dove “italiano” significa ascolto, dialogo, incontro inaspettato, dà voce alle loro storie, incrocia i loro sguardi, accoglie le loro reazioni.
E in questo mondo di rabbia e disprezzo, di pregiudizi e di muri, trova spazio il più autentico cuore di un sogno, quello dei migranti e il nostro: perché, dice Laura, nonostante tutto noi siamo qui, “sulle sedie multicolore, gomito a gomito, davanti a un libro aperto, a guardarci negli occhi mentre diciamo: Io sono, affermando il semplice diritto di esistere”.

Dai primi di novembre è in tutte le librerie il “LESSICO DELLA FELICITÀ - 33 PAROLE
«Piacere, mi chiamo Maria e vesto da vent’anni Martino Midali. Non sapevo che faccia avesse
Dopo sedici anni continuativi di rassegna, con quasi duecento ospiti, decine di eventi collaterali (cinema,