La fibra è amica del cuore

I pazienti con insufficienza cardiaca che consumano più fibre alimentari tendono ad avere batteri intestinali più sani, cosa collegata a un minor rischio di morte o alla necessità di un trapianto di cuore.

Lo studio sulle fibre è stato presentato domenica a “Heart Failure 2019”, un congresso scientifico della European Society of Cardiology.

“Il nostro microbiota intestinale è costituito da miliardi di microrganismi che possono influire sulla nostra salute”, ha affermato l’autore dello studio, la dott.ssa Cristiane Mayerhofer dell’Ospedale universitario di Oslo, in Norvegia.

“Una ricerca precedente ha rilevato una riduzione della biodiversità microbica nell’intestino di pazienti con insufficienza cardiaca, e oggi mostriamo per la prima volta che questo è legato a basso consumo di fibre”, ha aggiunto.

Il lavoro ha anche collegato l’assunzione di carne con livelli più elevati di trimetilammina-N-ossido (TMAO) in pazienti con insufficienza cardiaca.

Ricerche precedenti avevano dimostrato che livelli più elevati di TMAO sono associati ad un aumentato rischio di eventi cardiovascolari e che i microbi intestinali svolgono un ruolo nella loro formazione.

Sarebbe prudente per i pazienti con insufficienza cardiaca limitare il consumo di carne a due o tre volte alla settimana, dice lo studio.

Il nostro microbiota intestinale è costituito da miliardi di microrganismi che possono influire sulla nostra salute.

“I nostri risultati suggeriscono che la composizione alterata del microbiota presente nei pazienti con insufficienza cardiaca cronica può essere collegata a un basso apporto di fibre”, ha detto la Mayerhofer.

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