HIV, diagnosi tardive e prevenzione

Necessaria una sinergia tra Stato, specialisti di varie discipline e community per la prevenzione

“La metà di coloro che arrivano alla diagnosi di HIV sono già immunodepressi; addirittura nel 20% dei casi vi è una diagnosi di grave immunodepressione, con conte di CD4 inferiori alle 200 cellule/ml o di  AIDS conclamato. Per una maggiore prevenzione diventa necessaria la collaborazione con la community per una maggiore diffusione del test rapido e un incremento della sinergia tra medici specialisti di diverse discipline” dichiara la professoressa Antonella d’Arminio Monforte Presidente della Fondazione ICONA

 

COME FARE PREVENZIONE? – Per far emergere il sommerso si seguono due direttrici. La prima è relativa all’aumento del test nei gruppi a rischio, le cosiddette key population (uomini che hanno rapporti con altri uomini, tossicodipendenti, detenuti, sex workers, transgender). I test rapidi sono ancora troppo poco diffusi, esiste un solo check-point adibito a tale scopo in Italia, a Bologna, mentre dovrebbero essercene numerosi, vicino alle zone della movida e in altre aree strategiche. A tale proposito, a Milano, in accordo con il Comune di Milano, il prossimo 5 febbraio aprirà il primo check-point cittadino, presso la Casa dei Diritti in via de Amicis. In questo processo è fondamentale l’apporto della community, in quanto un gesto fatto da pari a pari può essere accettato più facilmente. “La seconda direttrice da seguire invece coinvolge più direttamente noi specialisti infettivologi, che dobbiamo avviare una campagna educazionale nei confronti dei nostri colleghi di altre aree che dovrebbero sottoporre al test soggetti affetti da patologie indicative di immunodepressione che giungono alla loro osservazione” aggiunge la professoressa d’Arminio Monforte.

 

 

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