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Errori sanitari: non esistono in Italia dati o stime credibili

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In Italia non esistono dati aggiornati e credibili sugli errori sanitari, nemmeno stime attendibili. I dati che riportano una diminuzione delle domande di risarcimento, diffusi dalle statistiche, non tengono conto della prassi sempre più diffusa dell’“autoritenzione del rischio sanitario”, ossia il fondo destinato a risarcire i pazienti, che le strutture accantonano per non dover ricorrere alle compagnie assicurative.
“Già il fatto che non esistano dati o stime attendibili sugli errori medici in Italia è esso stesso un “dato”: non avere consapevolezza precisa del fenomeno, delle sue caratteristiche e cause, impedisce anche di potervi mettere davvero rimedio, impedisce a medici e strutture sanitarie di poter comprendere meglio e quindi automigliorarsi, tutelando la salute dei pazienti.” – ha dichiarato l’Avv.Gabriele Chiarini, specializzato proprio nella difesa dagli errori sanitari.
Secondo il nuovo Report dello Studio Chiarini, gli errori medici rappresentano un fallimento nella programmazione o nell’esecuzione dei piani d’azione in ambito sanitario.
È recente ad esempio il caso di un medico e di un’infermiera condannati per la morte di un paziente di un ospedale italiano, dovuta alla confusione tra due sacche di sangue di gruppo diverso. A fronte dell’errore umano e professionale dei due, comunque da sanzionare, la presenza nella stessa stanza di due pazienti che necessitavano di una trasfusione ha aperto la strada alla possibilità dell’errore. Perché gli errori sanitari sono quasi sempre il risultato di problematiche di natura organizzativa, piuttosto che di cause isolate.
Sempre più spesso, le strutture sanitarie “riparano il danno” attraverso il ricorso alla cosiddetta “autoritenzione del rischio sanitario”, ovvero l’accantonamento di fondi destinati ai risarcimenti dovuti a malasanità (dipendono anche da questa prassi i dati che danno in diminuzione le richieste di risarcimento diffusi dalle compagnie assicurative).
Tuttavia, di fronte alle accuse le strutture sanitarie possono reagire agli eventi avversi in due modi differenti.
Possono incolpare l’ultimo anello della catena, addossando tutta la responsabilità all’operatore sanitario (autore materiale dell’errore commesso per negligenza, imprudenza o imperizia), negando la presenza di debolezze o inefficienze del sistema e continuando a perseguire ciecamente la produttività e il rispetto degli indicatori di efficienza di carattere meramente economico. Questo processo instaura un circolo vizioso che produce ulteriori criticità sistemiche, che sono probabilmente alla base del problema “malasanità in Italia”, anche se “diagnosi inesatte, errori terapeutici, trattamenti inappropriati o non necessari, strutture o pratiche cliniche inadeguate o non sicure (…) prevalgono in tutti i Paesi”, come rileva la nuova relazione congiunta dell’Ocse, dell’Organizzazione mondiale della sanità e della Banca mondiale.
Oppure possono riconoscere le défaillance organizzative. Possono, così, intervenire con progetti e azioni di riforma del sistema al fine di individuare e correggere le criticità latenti che sono alla base degli eventi avversi in sanità. Questo processo instaura un circolo virtuoso che avvicina il sistema all’obiettivo della sicurezza.
Capita, ovviamente, che il caso di malasanità dipenda da una concatenazione di errori che presi singolarmente non porterebbero al cosiddetto “evento avverso” ma che, insieme, possono penetrare i sistemi di salvaguardia della struttura sanitaria. È quella che lo studioso inglese James T. Reason definiva la “Teoria del formaggio con i buchi”: ciascuna fetta di formaggio rappresenta uno strato difensivo predisposto dal sistema. Se fossimo in un mondo ideale, il formaggio sarebbe denso e compatto e tutti gli strati difensivi risulterebbero intatti. Purtroppo, come sappiamo, non siamo in un mondo ideale. Pertanto, le fette appartengono, diciamo, a un formaggio svizzero e sono costellate di buchi. Di per sé, la presenza di fori su una fetta non basta perché si determini un evento avverso. Tuttavia, quando questi buchi su più fette si allineano, allora si crea una traiettoria rettilinea attraverso la quale il rischio – da potenziale – diventa attuale, e l’evento avverso si verifica.
“È solo la presa di coscienza della struttura sanitaria – come ricorda Gabriele Chiarini – che avvia un percorso virtuoso per avvicinarsi il più possibile all’organizzazione ideale nella prevenzione del rischio.”
Tuttavia, in attesa di tempi migliori, cosa possono fare i pazienti (o i congiunti) che si ritengono danneggiati? Se sussistono i presupposti di una malpractice(un caso di malasanità) ai pazienti danneggiati o – in caso di morte – ai loro prossimi congiunti spetta un risarcimento del danno. Questo danno, tuttavia, non viene riconosciuto spontaneamente dal sistema sanitario, ma deve essere formalmente richiesto dagli aventi diritto nei tempi e modi opportuni, e la procedura di risarcimento del danno da errore sanitario deve essere gestita da un avvocato esperto in malasanità, sia per capire se si è davvero di fronte a un errore medico, sia per individuare l’eventuale responsabilità e quantificare il danno subito.
Qui il report completo:
https://www.chiarini.com/fenomenologia-errore-in-sanita/

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