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Piacere e felicità: la semplice auto-gratificazione nuoce alle cellule

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Non sempre la felicità è uguale per il corpo, a livello molecolare, secondo una nuova ricerca condotta da Barbara L. Fredrickson, docente di psicologia nel College of Arts and Sciences dell’University of North Carolina a Chapel Hill.

Fredrickson_2009Dalla ricerca, pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences, è emerso che la felicità può aiutare o ostacolare la salute fisica.

Il senso di benessere che deriva da un un nobile scopo può fornire benefici per la salute cellulare, invece la semplice gratificazione può avere effetti negativi, nonostante una generale percezione di felicità.

Godersi un buon pasto e sentirsi parte di una comunità più ampia che ha un progetto nobile, ad esempio, danno entrambi un senso di felicità, che però viene vissuto in modo molto diverso dalle cellule del corpo.

I filosofi per molto tempo hanno distinto due forme basilari di felicità: quella ‘edonistica’, consistente nelle piacevoli esperienze di un individuo, e quella più profonda ‘eudaimonica’, data da uno scopo nobile, che va al di là della semplice auto-gratificazione.

La Fredrickson e i suoi colleghi hanno analizzato l’influenza biologica del piacere edonistico e di quello eudaimonico attraverso il genoma umano, esaminando i geni associati allo stress cronico e studiando quel processo definito CTRA (conserved transcriptional response to adversity), che porta a una risposta infiammatoria e a una diminuzione dei geni antivirali e degli anticorpi.

E’ emerso dallo studio che il benessere Eudaimonico era associato a una diminuzione significativa dei processi collegati allo stress cronico, mentre il benessere edonistico era associato a un aumento di essi.

E’ come se il piacere edonistico fornisse calorie vuote, che non fanno bene alla salute, hanno detto i ricercatori.

(Nella foto Barbara L. Fredrickson)

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