Dormire insieme o separati?

“Meglio soli che male accompagnati”. È questo ciò che ci suggerisce la saggezza popolare… ma quando si parla di sonno, è meglio dormire da soli o col proprio partner? Per la scienza, una risposta univoca ancora non c’è. In altre parole, il sonno è una questione così personale che ognuno ha le sue preferenze. Una cosa però è sicura: dormire bene è fondamentale per la propria salute ma anche per la vita di coppia. Gli studi mostrano addirittura che le persone impegnate vivono più a lungo dei single, probabilmente proprio grazie ai benefici del dormire insieme. Benefici che, curiosamente, sono stati registrati più tra gli uomini che tra le donne.

Eppure, soprattutto grazie al trend lanciato da alcune celebrità, sta spopolando il cosiddetto “Sleep Divorce”, il dormire in letti separati. In occasione di San Valentino, Emma – The Sleep Company, marchio D2C leader mondiale nel settore del sonno, ha voluto condividere alcuni consigli per aiutare il benessere della coppia a partire dal sonno.

Sonno felice, coppia felice

Un sonno sano e sereno può rivelarsi fondamentale al punto di salvare una relazione. Se il nostro sonno viene disturbato o non dormiamo abbastanza ore, sicuramente questo impatterà il nostro umore il giorno dopo. E non ci aiuta certo a essere partner amorevoli. Potremmo ritrovarci facilmente irritabili e risentiti verso l’altra persona, specialmente se sono loro la causa del nostro sonno precario. Tesi confermata anche da uno studio della Ohio State University che ha rilevato che una scarsa qualità del sonno aumenta i problemi di comunicazione e i conflitti di coppia.

Inoltre, senza energie, saremmo meno inclini a passare del tempo con il partner. A lungo andare, questo può rivelarsi dannoso per la coppia e condurre anche a una rottura.

Dormire insieme? Solo se dormi bene!

È ormai assodato che il sonno di coppia è interdipendente. Che il dormire insieme sia positivo o negativo dipende da ogni individuo e dalla forza complessiva della relazione. Tuttavia, gli studi mostrano evidenti benefici, come ad esempio che sentire l’odore del partner mentre ci si addormenta migliora l’efficienza del sonno. Oppure, che dormire insieme può aumentare la quantità di sonno REM (la fase di sonno profondo).

“La fase REM è la fase in cui sogniamo ed è profondamente legata ai nostri conflitti emotivi. Durante questa fase il corpo riduce e rimuove un ormone dello stress chiamato Noradrenalina – afferma Theresa Schnorbach – Inoltre, va ricordato che il contatto fisico rilascia ossitocina, l’ormone dell’amore, che ha effetti positivi sia sullo stress che sulla nostra connessione col partner.”

Un recente studio ha confermato i benefici, aggiungendo che dormire insieme migliora l’intimità e sincronizza i battiti cardiaci.

Molte coppie lamentano però anche delle complicazioni, per lo più pratiche, come la necessità di materassi differenti, di posizioni assunte a letto. C’è chi ha orari e abitudini non allineate a quelle del partner e chi ha disturbi del sonno. Basti pensare che in Italia ben il 40 – 45% degli uomini sono russatori cronici, meno le donne tra il 20 – 25%.

“Se il partner dorme male, si rigira nel letto, o russa, il tuo sonno potrebbe risentirne – continua l’esperta, – Bisogna inoltre considerare che nel tempo le preferenze individuali legate all’ambiente in cui si dorme possono mutare, e non sempre mettono d’accordo. Se non si trova una soluzione, uno dei due partner continuerà a soffrire di una scarsa qualità del sonno; in questo caso, per il bene della coppia, allora è meglio dormire separati”.

Sleep Divorce: un trend che può salvare la coppia

La qualità del sonno non va dunque trascurata, poiché una componente integrante della nostra salute complessiva. E proprio per questo dovrebbe avere la priorità rispetto al desiderio di dormire con il partner nei casi in cui il co-sleeping non dovesse far chiudere occhio. Lo Sleep Divorce nasce dal presupposto che dormire separati potrebbe anche contribuire a migliorare la relazione.

Si tratta, dunque, della decisione consensuale di dormire in letti separati sotto lo stesso tetto, non a causa di attriti nella relazione, bensì con il fine di migliorare il sonno di entrambi e la salute della coppia. Una pratica già affermata in molte culture, come quella giapponese, ma che sta prendendo piede anche in occidente. Basti pensare alle numerose coppie di celebrities che hanno adottato questo sistema.

Non tutti però praticano lo Sleep Divorce per questioni pratiche. C’è chi afferma di farlo per ragioni di spazio personale, per avere un momento solo per sé, che non è legato in nessun modo a problemi di coppia.

Come prevedibile, questa pratica ha generato opinioni contrastanti, in parte legate allo stigma e alla tradizione culturale. I più giovani e in generale le coppie neofidanzate sono per la maggior parte contrarie allo Sleep Divorce, mentre è più tollerato tra le coppie anziane. Questo è dovuto anche al fatto che, con l’invecchiare, aumentano i problemi di salute e i problemi muscolari che spesso si manifestano durante il sonno.

Opinioni polarizzate portano molte persone a essere frenate nel proporre al partner uno sleep divorce. “Ogni relazione è unica e di conseguenza questa scelta può variare da coppia a coppia. Per alcune dormire separati aiuta a migliorare l’intesa, mentre per altre non si tratta nemmeno di un’opzione da prendere in considerazione. A mio avviso, la sola cosa davvero importante è che questa decisione venga presa in maniera del tutto consensuale e trasparente, senza imbarazzi o costrizioni. In questo modo i benefici non mancheranno”, conclude Schnorbach.

Alcuni di questi problemi sono però risolvibili senza ricorrere allo Sleep Divorce: basta un materasso che metta d’accordo tutti. I materassi Emma offrono un adattamento personalizzato isolando il movimento durante la notte, una caratteristica pensata proprio per le criticità che si incontrano quando si dorme in coppia. Questo, insieme alle loro proprietà termoregolanti, garantisce un sonno indisturbato anche con un partner…vivace!

Premio Città Italiana dei Giovani, cinque città finaliste

Catania, Jesolo, Pisa, Potenza e Teramo sono le cinque città finaliste per l’edizione 2024 del Premio Città Italiana dei Giovani, un’iniziativa di grande rilievo promossa dal Consiglio Nazionale dei Giovani in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Agenzia Italiana per la Gioventù, che mira a stimolare l’engagement attivo dei giovani nelle politiche locali e nei processi decisionali a livello territoriale, riconoscendo e valorizzando l’impegno delle città italiane in questo ambito.

Queste le parole della Presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani, Maria Cristina Pisani: “Le città finaliste di questa edizione hanno avuto il merito, attraverso i loro progetti, di rafforzare e valorizzare non solo il ruolo cruciale dei giovani nella definizione delle scelte pubbliche delle nostre comunità territoriali, ma anche di testimoniare l’importanza fondamentale dell’impegno degli enti locali nel promuovere politiche orientate a rispondere alle esigenze ed alle aspettative delle giovani generazioni.

Il premio, che realizziamo in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale e l’Agenzia Italiana per la Gioventù, rappresenta un riconoscimento del lavoro sinergico tra i vari livelli di governance e un incentivo per rafforzare ulteriormente queste collaborazioni vitali nella costruzione di processi virtuosi di coinvolgimento e partecipazione giovanile.

Tutte le città hanno dimostrato, attraverso i loro progetti, la capacità di saper ascoltare, coinvolgere e implementare politiche innovative attraverso il protagonismo dell’associazionismo giovanile. Un impegno importante per costruire comunità pronte ad affrontare il futuro con determinazione e visione. Ci auguriamo che, anche in questa occasione, come è stato per Napoli nel 2023, il Premio possa essere da incoraggiamento per tutti gli enti locali a investire risorse, energie e creatività nelle politiche giovanili. Il coinvolgimento diretto dei giovani nei processi decisionali è infatti essenziale per garantire che le loro voci siano ascoltate e che le loro idee e visioni diventino parte integrante del tessuto sociale ed economico delle nostre città”.

“Apprendo con piacere la notizia che l’edizione di quest’anno del Premio Città Italiana dei Giovani vedrà impegnate ben cinque finaliste. Mi complimento – ha dichiarato il Ministro per lo sport e i giovani, Andrea Abodi – con le amministrazioni comunali di Catania, Jesolo, Pisa, Potenza e Teramo per aver messo piacevolmente in difficoltà la Commissione esaminatrice e il sistema a tre finaliste, solitamente utilizzato. Questo testimonia la bontà dei progetti presentati e racconta un sempre maggior impegno da parte dei Comuni nel mettere al centro della propria agenda civica le giovani generazioni.

L’auspicio è quello di continuare a migliorare la collaborazione con le realtà locali che operano sul territorio, con l’obiettivo non solo di promuovere politiche pubbliche in favore dei giovani, ma anche favorire una sempre maggior inclusione di ragazze e ragazzi all’interno dei processi decisionali della nostra Nazione.

Rivolgo quindi i miei migliori auguri alle cinque città coinvolte in previsione della fase finale della competizione, confidando che anche i non vincitori utilizzino le progettualità valorizzando il lavoro svolto. A questo proposito, prendo personalmente l’impegno con le Amministrazioni Comunali di organizzare un incontro nelle rispettive sedi, per un confronto che sono certo sarà propositivo e proficuo. Colgo l’occasione per augurare buon lavoro a tutti i membri della giuria impegnata nella valutazione, ringraziandoli per il prezioso contributo”.

“Il Premio Città italiana dei Giovani ci offre ancora una volta la possibilità di riflettere sull’importanza innanzitutto dei legami e delle relazioni. Le città, anche le più grandi, sono il luogo in cui sperimentiamo la bellezza di essere insieme una comunità, una comunità a misura di tutti, piccoli e adulti, giovani e famiglie. Desideriamo che le nostre città siano sempre più luoghi in cui rimettere in gioco talenti, energie e risorse per costruire, giorno per giorno, il senso del noi. Vogliamo allora augurare alle cinque finaliste di questo anno di essere realtà con la capacità di tenere insieme e di accompagnare, di attivare e promuovere percorsi di partecipazione, di custodire e di andare verso tutti” ha aggiunto Federica Celestini Campanari, Commissario straordinario dell’Agenzia Italiana per la Gioventù.

Oltre che dai tre enti promotori, la Giuria, che ha valutato le candidature pervenute, è composta da Marco Carrara, giornalista RAI e conduttore di Timeline su Rai 3; Luciano Monti, professore di Politiche dell’Unione Europea presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma; Chiara Saraceno, sociologa e filosofa, già docente di Sociologia della famiglia presso l’Università di Trento; Raffaele Savonardo, docente di “Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi” e Coordinatore del corso di laurea in Comunicazione pubblica, sociale e politica presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

Il vincitore del Premio Città Italiana dei Giovani 2024 sarà annunciato il 1° marzo 2024 a Napoli, Città vincitrice della precedente edizione, durante una cerimonia nel corso della quale verranno presentati i progetti e le iniziative delle città finaliste.

Guidare con la giacca: è pericoloso?

Nelle notti invernali, la temperatura scende considerevolmente e uscire da casa caldi e ben coperti per poi entrare nella nostra auto diventa un’esperienza piuttosto sgradevole, specialmente se abbiamo parcheggiato l’auto per strada, dove la sensazione di freddo è ancora più intensa. Di solito passano alcuni minuti e bisogna percorrere alcuni chilometri perché il motore raggiunga la sua temperatura di funzionamento e il riscaldamento riesca a scaldare l’aria all’interno del veicolo. Questo può portare molti conducenti a non togliersi la giacca per guidare, cosa che, secondo gli esperti di https://parclick.it, l’app di prenotazione di parcheggi leader in Europa, può diventare pericolosa.

Innanzitutto, se guidiamo con un capo molto spesso, questo può rendere la guida più difficile limitando i movimenti e riducendo anche la visibilità laterale del conducente, a causa delle voluminose falde o dei cappucci che solitamente caratterizzano questo tipo di indumenti.

Inoltre, il sistema di pretensionamento della cintura, che la stringe in millisecondi se rileva una frenata brusca, non funzionerà con precisione, poiché il gioco causato dall’indossare uno strato di abbigliamento eccessivamente spesso farà sì che il meccanismo agisca più lentamente e sia meno efficace. Inoltre, in caso di collisione, il corpo potrebbe muoversi più facilmente dal sedile o addirittura scivolare sotto la cintura. Pertanto, gli esperti di Parclick.it ci ricordano che affinché le moderne cinture di sicurezza con tre punti di ancoraggio siano efficaci, il nastro di trattenimento deve essere posizionato il più aderente possibile alla clavicola, allo sterno e all’anca. Qualcosa che non accadrà se indossiamo vestiti troppo voluminosi.

Infine, anche se all’inizio guidare con la giacca può proteggerci dal freddo, non ne avremo bisogno quando l’auto si riscalda e toglierlo durante la guida può creare una situazione di pericolo.

Ma non è solo altamente consigliabile guidare senza giacca, è anche consigliabile farlo con le scarpe adatte evitando stivali da montagna o qualsiasi calzatura con suola troppo spessa che impedisca di avere la giusta sensibilità sui pedali.

Da Parclick.it ci consigliano che delle scarpe adatte per guidare:
– Non scivolano e forniscono una buona aderenza tra il piede e i pedali.
– Non hanno elementi che possono agganciarsi negli interni del veicolo.
– Non sono troppo grandi né troppo pesanti e, quindi, non limitano la sensibilità nei nostri piedi.

Attenzione anche ai più piccoli

Per concludere, un errore che molti genitori commettono è far viaggiare i propri figli nel seggiolino con la giacca addosso, aumentando le possibilità che il bambino venga proiettato fuori dal veicolo in caso di frenata brusca. Infatti, proprio come la cintura non si adatta perfettamente agli adulti a causa del falso volume nel torace, lo stesso accade nei bambini, rendendo la cintura meno aderente e aumentando le possibilità che il bambino scivoli in avanti in caso di collisione. Inoltre, molti cappotti sono realizzati con tessuti impermeabili e scivolosi, il che non aiuta la trattenuta. La soluzione migliore è farli sedere, allacciarli bene e poi mettergli la giacca sopra, o avere sempre una coperta in auto.

Ester Stivelli, Squad Lead di Parclick, ha dichiarato: “A volte, quando svolgiamo un’attività così profondamente integrata nella nostra quotidianità da essere ormai diventata automatica come guidare, rischiamo di prendere sotto gamba i rischi che si nascondono anche dietro a gesti apparentemente innocui. Ad esempio, chi l’avrebbe mai pensato che tenere la giacca mentre si guida, o si è in macchina come passeggeri, potesse effettivamente essere pericoloso o diminuire l’efficienza di un dispositivo di sicurezza così fondamentale come la cintura? Per questo da Parclick crediamo profondamente nell’importanza dell’informazione e formazione delle persone che utilizzano un qualsiasi veicolo, affinché queste possano farlo con una lucida e piena consapevolezza.”

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