Polmoniti di lieve entità e resistenza all’azitromicina

Come diffuso dall’Istituto Superiore di Sanità, in riferimento ai casi di Mycoplasma pneumoniae, relativi a bambini ricoverati con sintomi respiratori a Perugia, gli infettivologi non rilevano particolari preoccupazioni visto che si tratta di un patogeno noto, ma vi sono dei rischi legati ad alcune forme che hanno sviluppato resistenza all’azitromicina, l’antibiotico che si usa in questi casi per i bambini. Questo è un nuovo capitolo dell’antibiotico-resistenza, un problema di salute pubblica sempre più importante, che interessa anche le infezioni protesiche, fenomeno destinato a crescere. Questi alcuni dei punti emersi al XXII Congresso nazionale della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali – SIMIT, in corso a Firenze fino a mercoledì 6 dicembre.

MYCOPLASMA PNEUMONIAE, NESSUN ALLARME. MA ATTENZIONE ALL’ABUSO DI ANTIBIOTICI – L’apprensione per la crescita di polmoniti in Cina e in alcuni Paesi europei può essere contenuta. “Il Mycoplasma Pneumoniae è un germe noto da decenni – spiega il Prof. Marco Falcone, Segretario SIMIT – Provoca polmoniti di lieve entità, in quanto è un patogeno poco virulento che causa una polmonite bilaterale interstiziale, di solito non mortale. Può provocare anche un’insufficienza respiratoria, che di solito guarisce con gli antibiotici. La situazione può essere più seria quando ad essere colpiti sono persone fragili come bambini e anziani. Tuttavia, la vera preoccupazione può essere legata alla resistenza di alcuni di questi germi all’azitromicina, l’antibiotico che si utilizza in questi casi, soprattutto nell’uso pediatrico. Purtroppo l’uso improprio fatto durante il Covid ha reso questo germe resistente all’azitromicina, pertanto ora potrebbero sorgere problemi. Mycoplasma non è comunque un patogeno di cui preoccuparsi, salvo la diffusione di ceppi resistenti agli antibiotici”.

LA MINACCIA CRESCENTE DELLE INFEZIONI PROTESICHE. NECESSARIO APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE – Le infezioni protesiche articolari rappresentano una realtà che impatta sulla qualità di vita e generano disabilità. Si tratta di un fenomeno in crescita, visto l’aumento dell’età media della popolazione; non riguardano però solo la popolazione anziana, ma anche persone in età lavorativa, diventando anche un problema con una valenza socioeconomica. Ad aggravare la situazione vi è dalla resistenza dei germi agli antibiotici. “Le infezioni protesiche sono centinaia di migliaia ogni anno e circa il 2% incorrono in infezioni – spiega la Dott.ssa Letizia Attala, Ospedale Santa Maria Annunziata, Firenze – Il primo problema è che sono difficili da trattare, con una mortalità che arriva al 26% nella prima revisione; qualora si sbagli l’approccio iniziale, potrebbe aumentare progressivamente il rischio di mortalità. L’altro aspetto è quello dei patogeni sempre più resistenti, che richiedono terapie antibiotiche complicate o non disponibili. Generalmente l’impianto della protesi e il successivo decorso durano circa tre mesi, sottoponendo così il paziente a una terapia antibiotica di almeno 12 settimane, che si aggiungono agli anni pregressi di trattamenti già somministrati. Spesso il paziente viene colonizzato da germi resistenti agli antibiotici che provocano l’infezione anche dopo alcuni anni, come in alcuni casi rilevati nel nostro centro negli ultimi due mesi, in cui abbiamo visto pazienti con infezioni protesiche dovute a Klebsiella Pneumoniae. Serve pertanto un approccio multidisciplinare che veda lavorare assieme l’infettivologo e il chirurgo ortopedico. Il nostro ospedale, insieme a Savona, Vercelli, e Napoli, è uno dei quattro in Italia ad aver avviato un lavoro concertato per ogni reimpianto protesico. L’altra strada da seguire può essere quella di terapie alternative: in alcuni casi stiamo usando virus batteriofagi, sebbene restino alcuni ostacoli burocratici da superare”.

L’IMPEGNO DI SIMIT CONTRO L’ANTIBIOTICO-RESISTENZA – I rischi legati a Mycoplasma e protesi sono solo due esempi più recenti di antibiotico-resistenza, fenomeno ormai stanziale in Italia che si associa a un significativo incremento della mortalità in ospedale, a un aumento dei costi di ospedalizzazione e dei farmaci. “La ricerca sta sviluppando nuove molecole, ma l’obiettivo non è quello di preparare nuovi antibiotici – evidenzia il Prof. Marco Falcone – Si devono prevenire le infezioni con strategie di infection control che ne riducano l’impatto. La SIMIT è molto impegnata su questo fronte con progetti come Resistimit, che ha permesso di creare una rete per studiare le infezioni dovute a microorganismi antibiotico-resistenti e di identificare i fattori che si associano ad migliore sopravvivenza o ad aumentata mortalità utilizzando anche algoritmi di intelligenza artificiale”.

A FIRENZE LA COMUNITÀ DEGLI INFETTIVOLOGI CON IL XXII CONGRESSO SIMIT – È in corso a Firenze presso il Palazzo degli Affari – Firenze Fiera fino a mercoledì 6 dicembre il XXII Congresso nazionale della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali – SIMIT. Per quattro giorni, oltre mille infettivologi provenienti da tutta Italia sono riuniti per corsi, dibattiti, presentazioni. Grande spazio sarà dato alla presentazione di ricerche sperimentali ed esperienze cliniche da parte di giovani infettivologi provenienti dalle diverse realtà regionali. Presidenti del Congresso sono il Prof. Alessandro Bartoloni, Professore Ordinario Malattie Infettive,Università Firenze; Massimo Antonio Di Pietro, direttore della struttura operativa complessa Malattie infettive 1 dell’Ausl Toscana centro; il Prof. Marco Falcone, Professore Ordinario di Malattie Infettive, Università Pisa; Danilo Tacconi, Direttore UOC Malattie Infettive – Arezzo Responsabile AFD Medicine Specialistiche Azienda Usl Toscana Sud Est.


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