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Anziani, con l’autunno aumenta il rischio infezioni

La vaccinazione è l’unica arma che abbiamo a disposizione per ridurre l’incidenza e la mortalità legate a determinate malattie infettive, per favorire un invecchiamento in buona salute e per contrastare l’antimicrobico-resistenza, che ha un impatto rilevante proprio sugli anziani che sono tra i principiali utilizzatori di antibiotici. La vaccinazione nel paziente anziano è stato uno dei temi al centro del 37° Congresso Nazionale della Società Italiana Geriatria Ospedale e Territorio che si è tenuto a Catanzaro.

VACCINI CONTRO INFLUENZA E PNEUMOCOCCO, TASSI LONTANI DALL’EFFICIENZA – In queste settimane sta partendo la nuova campagna di vaccinazione contro il SARS-CoV-2, con target soprattutto i soggetti fragili e la popolazione anziana, maggiormente esposti ai rischi di malattia grave e ospedalizzazione. Le vaccinazioni riguardano però anche altre infezioni: tra le malattie più frequenti e severe nei soggetti anziani, infatti, l’infezione da Pneumococco e l’influenza sono ad alto rischio di complicanze, ospedalizzazione, morbosità e mortalità. “Per ridurre significativamente la morbosità e la mortalità legate a influenza e Pneumococco, secondo le indicazioni del Ministero della Salute, è necessario raggiungere in anziani e soggetti fragili una copertura minima pari al 75%, che diverrebbe ottimale al 95% – sottolinea il Prof. Enrico Maria Trecarichi, Professore Associato di Malattie Infettive e Tropicali, Università degli Studi Magna Graecia, e Dirigente Medico U.O. Malattie Infettive e Tropicali, Azienda Ospedaliero-Universitaria ”R. Dulbecco” di Catanzaro – Tuttavia, per l’influenza, il 75% della popolazione anziana non è mai stato raggiunto dal 1999 e, dopo un trend in crescita dal 2015 al 2020, il tasso di copertura vaccinale della stagione 2022/2023 negli anziani (dati Ministero della Salute) è stato pari al 56.7%, con trend in diminuzione rispetto agli anni precedenti. Relativamente alla vaccinazione anti-pneumococcica, non sono ad oggi disponibili dati sul tasso di copertura vaccinale; tuttavia, si stima che la percentuale di pazienti che abbiano completato uno schema di vaccinazione (da effettuare una volta sola nella vita) sia estremamente basso e ben lontano dagli obiettivi. Da ciò deriva la necessità di avviare politiche sanitarie vaccinali, sistemi di sorveglianza, processi organizzativi, campagne di informazione, per favorire tassi di copertura vaccinale adeguata in questi soggetti”.

HERPES ZOSTER E VIRUS SINCIZIALE, I VACCINI DI RECENTE APPROVAZIONE – Sono da poco disponibili anche altri due vaccini molto importanti per la popolazione anziana.

“Contro l’Herpes Zoster, noto anche come Fuoco di Sant’Antonio, esiste un vaccino per prevenire l’insorgenza della malattia – sottolinea la Prof.ssa Stefania Maggi, Dirigente di ricerca, CNR-Invecchiamento, Istituto di Neuroscienze, Padova – La sua efficacia è dimostrata essere di oltre il 90% e di mantenersi sopra l’80% fino a 10 anni dalla somministrazione. Con l’avanzare dell’età il sistema immunitario può diventare meno efficace nel controllare il virus latente, consentendo la sua riattivazione: l’incidenza dell’infezione può raggiungere il 16/1000 nelle persone anziane. I sintomi dell’Herpes Zoster includono eruzioni cutanee dolorose, prurito, bruciore e sensazione di formicolio; il dolore, un disturbo noto come nevralgia post-erpetica, può persistere anche dopo la scomparsa delle eruzioni cutanee e può colpire fino al 30% degli anziani con l’infezione, persistendo per mesi o addirittura anni dopo la guarigione; è molto difficile da trattare e spesso non è controllabile con terapie antidolorifiche”.

“Il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) può causare infezioni delle vie respiratorie superiori e inferiori, soprattutto tra neonati e anziani, col rischio di ospedalizzazione e complicanze per patologie spesso presenti nell’anziano, come quelle respiratorie croniche e cardiovascolari – aggiunge la Prof.ssa Stefania Maggi – Nella popolazione anziana si stima che circa il 5% possa contrarre il RSV durante la stagionale invernale, e che nelle RSA possa arrivare al 10%. Nel 2023, sono stati approvati due vaccini anti-RSV che hanno dimostrato un profilo di efficacia superiore all’80% e di sicurezza nella popolazione anziana; uno di questi, basato sulla tecnologia a subunità proteica, ha dimostrato un’efficacia superiore al 94% nel proteggere dall’infezione grave. L’altro vaccino, in fase di valutazione presso le agenzie regolatorie, pure molto promettente, è un vaccino a mRNA che ha dimostrato efficacia superiore all’80% e un profilo di sicurezza rassicurante”.

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