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Scuola: istituti italiani bocciati in sicurezza

Si avvicina il giorno del rientro a scuola per gli studenti italiani. Saranno oltre 7 milioni i giovani iscritti all’anno scolastico 2023/2024, i primi a rientrare sono gli studenti della Provincia autonoma di Bolzano convocati il 5 settembre, poi, tra l’11 e il 15, toccherà a tutte le altre regioni. Calano gli iscritti rispetto all’anno precedente (circa 127mila in meno) ma restano tanti i problemi degli istituti italiani, partendo da quelli annosi legati alla sicurezza. Secondo il Rapporto Annuale 2023 pubblicato dall’ISTAT, relativo all’anno scolastico 2021-2022, soltanto il 35,5% degli edifici scolastici statali rispetta le normative antincendio. Questo significa che più di 6 istituti su 10 non sono in regola (64,5%), una percentuale che aumenta al Sud, dove il 70,9% degli edifici è privo di certificato di prevenzione incendi, e al Centro (69,2%). Situazione leggermente migliore al Nord, ma ugualmente insufficiente, con il 55,4% degli edifici non a norma.

“Oltre al certificato antincendio ogni scuola necessita di personale formato per affrontare determinate emergenze – spiega Tommaso Barone, HSE advisor e coach (tommasobarone.it), che negli ultimi 25 anni ha collaborato con oltre 350 istituzioni pubbliche e scolastiche – L’articolo 37 comma 9 del Decreto Legislativo 81/08 afferma che i lavoratori incaricati dell’attività di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave ed immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza devono ricevere un’adeguata e specifica formazione e un aggiornamento periodico. La scuola ha un valore umano e sociale fortissimo. Per questo è necessario costruire una concreta cultura della sicurezza promossa dai docenti e assimilata dagli studenti. Questo contribuirebbe a formare alla sicurezza i futuri lavoratori”.

Il discorso non migliora se si parla di certificato di agibilità, assegnato solo al 37% degli edifici scolastici statali. Anche in questo caso al Nord si registra una situazione meno drammatica con il 49,9% degli istituti in regola, molto peggio al Centro (29,9%) e del Mezzogiorno (28,1%). Questo nonostante l’età anagrafica degli edifici delle regionali settentrionali sia più alta rispetto alla media nazionale. Al Nord le scuole hanno un’età media pari a 57,4 anni contro i 51,9 del Centro e i 48,6 del Sud per una media nazionale di 53,1 anni.

Poco incoraggianti anche i dati che riguardano l’accessibilità per gli oltre 300mila alunni con disabilità. I requisiti d’accessibilità riguardano non solo l’assenza di barriere fisiche, ma anche la disponibilità di ausili senso-percettivi destinati all’orientamento delle persone con disabilità sensoriale e la presenza di strumenti informatici accessibili e opportunamente adattati alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità. Sempre secondo il Rapporto Annuale 2023 dell’ISTAT, soltanto una scuola su tre (statali e non, pubbliche e private) risulta accessibile per gli alunni con disabilità motoria. La situazione appare migliore al Nord, dove si registrano percentuali superiori alla media nazionale (39,5% di scuole a norma) mentre peggiora, raggiungendo i livelli minimi, nel Mezzogiorno (31,8%). La regione più virtuosa è la Valle d’Aosta, con il 58,4% di scuole accessibili, mentre la Provincia autonoma di Bolzano si distingue per la presenza più elevata di barriere fisiche (soltanto il 19% delle scuole sono accessibili).

“L’accessibilità e l’abbattimento di barriere architettoniche sono diventati imprescindibili per gli edifici scolastici – prosegue Tommaso Barone – Un’accessibilità che, però, non deve fermarsi alle infrastrutture, ma deve coinvolgere tutti gli operatori scolastici. Devono essere in grado di fornire assistenza di base agli alunni disabili all’interno del disegno formativo che la norma definisce come PEI: Piano Educativo Individualizzato. L’assistenza di base agli alunni disabili è parte fondamentale del processo di integrazione scolastica. La sua concreta attuazione contribuisce a realizzare il Diritto allo Studio costituzionalmente garantito”.

Sicurezza e accessibilità preoccupano anche all’estero. In Inghilterra sono ben 700mila gli alunni che studiano in scuole non sicure e datate. È quanto riporta un recente articolo della BBC che si basa sui dati del National Audit Office, organo parlamentare indipendente del Regno Unito. Il rapporto ha rilevato che oltre un terzo (24mila) di tutti gli edifici scolastici inglesi ha superato gli anni di vita previsti dal progetto iniziale. Alto anche il rischio legato all’amianto e alla fuoriuscita di liquami. Anche per questi motivi 156 edifici scolastici britannici sono stati chiusi dal governo per rischio crollo.

“Dirigenti scolastici, rettori e dirigenti generali devono essere in possesso della documentazione necessaria per adempiere agli obblighi normativi in materia di sicurezza – conclude Barone – Non smetterò mai di dirlo. Serve consulenza altamente qualificata per attuare una sana e corretta prevenzione nella scuola. Una consulenza che va integrata con la dovuta formazione. L’ideale sarebbe prevedere un costante aggiornamento sull’argomento, mettendo al centro dell’insegnamento proprio gli studenti supportati dagli insegnanti. Docenti e studenti dovrebbero essere loro stessi i protagonisti della cultura della sicurezza”.

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