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Smart City, per l’Italia grandi opportunità ma c’è un gap da colmare

Milano 82esima, Roma 112esima, il resto d’Italia non pervenuto. E con gli anni, invece di guadagnare posizioni, ne perdiamo. Stiamo parlando della classifica mondiale delle smart cities, le “città intelligenti” che, grazie alla tecnologia, gestiscono al meglio risorse, gli spostamenti e le comunicazioni in modo da essere più vivibili, inclusive e sostenibili. «L’Italia è parecchio in ritardo nella realizzazione delle smart cities, ma ha tutte le potenzialità professionali, industriali e tecnologiche per recuperare il gap con i Paesi più avanzati. Il nostro problema rimane lo scarso ascolto dei tecnici e la mancanza di una completezza di visione da parte della politica, una burocrazia lentissima, nonché la scarsa programmazione. In Italia poi, ci sono, qua e là, sperimentazioni interessanti, ma manca un disegno complessivo». Lo hanno sostenuto gli esperti intervenuti al quarto e ultimo incontro della dodicesima edizione della rassegna “Economia sotto l’ombrellone”, svoltasi, come ogni anno, a Lignano Sabbiadoro e moderata dal giornalista di Eo Ipso, Carlo Tomaso Parmegiani, che si sono confrontati sul tema “Opportunità economiche e sociali della smart city”: Miguel Beccari, chief marketing officer di Calzavara Spa, Daniele Cozzi, innovation manager dello Joanneum Research di Graz (Austria) e business manager per Triveneto Servizi, Andrea Magro, vicepresidente di Lignano Banda Larga e Marco Zuin, amministratore delegato di Triveneto Servizi.

Quattro relatori che non a caso provengono dal Nord-Est, dove le cose vanno un po’ meglio della media italiana: in questa area ci sono sei delle 16 città più smart d’Italia e progetti molto innovativi come quello della smart-beach fra Lignano e Bibione, in continuo avanzamento.

«Per sviluppare di più le smart cities in Italia – ha chiarito Andrea Magro – da un lato serve maggior sostegno da parte della politica che, però, deve affidarsi ai tecnici e a chi ha le competenze necessarie senza usare i vari progetti come “bandierine elettorali”, dall’altro bisogna fare una forte azione di comunicazione verso la popolazione in generale per diffondere in modo chiaro e comprensibile il valore tecnico ed economico di una smart city in modo da superare la “naturale reticenza” di molti rispetto a un’innovazione non percepita: la divulgazione gratuita ai fini di educazione e acculturamento delle persone consentirà di evitare scenari palesemente viziati da pregiudizi ideologici che non tengono conto degli avanzamenti tecnologici, come sta accadendo con i termovalorizzatore di Roma o più in generale con la politica energetica degli ultimi 20 anni. In Italia – ha concluso il vicepresidente di Lignano Banda Larga -, come dimostrano le tre aziende presenti a questo tavolo, ma anche l’eccellente lavoro fatto da molte università e istituti di ricerca, abbiamo tutte le competenze necessarie per rendere concreta e non utopica la realizzazione di vere smart cities, basta che chi ha il potere decisione le voglia utilizzare e abbia la capacità di coordinare, con una regia unica e una visione di lungo periodo, i tanti progetti in corso».

Proprio sulle competenze tecnologiche esistenti in Italia si è concentrato l’intervento di Miguel Beccari, che, raccontando l’esperienza di Calzavara Spa, azienda attiva da oltre 50 anni nel settore delle telecomunicazioni, ha messo in evidenza come: «La smart city può essere vista anche come un processo di trasformazione della città e dei suoi elementi. Un processo continuo, complesso, su più livelli, con più attori coinvolti, che grazie a digitalizzazione e connettività, ha già trasformato molti elementi del tessuto urbano in oggetti smart. Le barriere principali che ne frenano lo sviluppo sono la mancanza di una regia unica, e di un’infrastruttura di telecomunicazioni in grado di connettere tra loro tutti i dispositivi. A tale riguardo – ha aggiunto Beccari – entro il 2025 il numero di Sim attive nel mondo, e quindi di telefoni in circolazione, passerà da 8,3 a 8,8 miliardi, con un tasso di penetrazione del 107%. A questi, si aggiungeranno 23 miliardi di oggetti IoT connessi (contatori, sensori, wearable, oggetti vari, ecc). Tutto sarà, dunque, connesso e aziende come la nostra hanno la tecnologia per favorire tutto ciò, tant’è che stiamo già esportando nel mondo i nostri prodotti più avanzati, come gli “smart pole” (pali intelligenti per telecomunicazioni) o le smart-tower, cioè torri intelligenti perché oltre alle antenne cellulari possono ospitare sensori per la qualità dell’aria, telecamere, schermi pubblicitari. Il mercato – ha concluso – si sta lentamente aprendo anche in Italia e noi siamo fiduciosi, tant’è che abbiamo fondato SmartKo, un’azienda dedicata allo sviluppo di nuovi prodotti per la Smart City. Il primo, che vedrà la luce proprio questo settembre, è EdiKo, la reinterpretazione in chiave smart di un’edicola tradizionale».

Degli sviluppi futuri delle smart cities si è occupato Daniele Cozzi, facendo anche un’analisi comparativa fra la situazione nel Nord-Est italiano e l’Austria dove vive e lavora. «Il passaggio che ci aspetta – ha spiegato – è quello dalla smart city alla safe city. Se, infatti, le smart cities sono città in cui ogni elemento è connesso e la mobilità è sostenibile e le risorse sono ottimizzate, la safe city, è, invece, una città il cui obiettivo primario non è lo sviluppo tecnologico, ma la sicurezza, elemento che sta assumendo una rilevanza sempre maggiore negli ultimi anni. Le tecnologie abilitanti per una smart city possono essere usate, infatti, insieme a una attenta governance, per diventare uno strumento utile per aumentare la sicurezza dell’area, attraverso il controllo remoto, le comunicazioni avanzate e il monitoraggio costante di ogni situazione. La fusione di città intelligenti e sicure va identificata con la cooperazione tra dispositivi come sensori, applicazioni IoT, reti di telecomunicazione e infrastrutture, che saranno i mezzi per gestire le situazioni di crisi e prevenire le catastrofi. Complessivamente – ha aggiunto – nel Nord-Est non siamo messi così male a livello nazionale visto che secondo lo Smart City Index 2020, Trento è al primo posto, Bolzano al sesto, Pordenone al nono, Udine al tredicesimo, Padova e Treviso rispettivamente al 15° e 16° in Italia. A confronto con l’Austria, però, dove Vienna è all’11° posto nel mondo e ha guadagnato 14 posizioni in un anno, non siamo messi così bene. E, in effetti, Vienna ha fatto passi da gigante nel campo del traffico e della mobilità pubblica, ma anche nei servizi sanitari, scolastici e nell’offerta culturale, come nell’inclusione e accettazione delle minoranze e per fare tutto ciò ha fatto un gran uso di connettività e nuove tecnologie».

Marco Zuin ha, quindi, aggiornato il quadro del progetto di smart beach fra Lignano e Bibione (ossia la più grande smart city balneare d’Europa) che era già stato oggetto di uno specifico incontro a “Economia sotto l’ombrellone” lo scorso anno. «In generale come Triveneto Servizi, in collaborazione con lo Joanneum Research – ha raccontato – stiamo iniziando a installare sensori acustici per la sicurezza cittadina, sensori luminosi per monitorare la crescita delle piante e del verde urbano. Stiamo iniziando anche una collaborazione con Calzavara per arricchire le loro installazioni integrandole con i nostri sensori per renderle ancora più funzionali. Nello specifico del progetto di smart beach sulla riviera del Tagliamento – ha aggiunto -, il primo strato per la creazione del distretto smart, ovvero la posa della fibra ottica, è stato completato e oggi le due località balneari condividono 96 chilometri di fibra ottica Ftth. Abbiamo, poi, redatto un progetto dettagliato che prevede l’installazione nella prima area di Lignano Pineta come ambiente di test di sensori acustici di sicurezza sulla passeggiata del lungo mare. Poi, se il Comune darà l’autorizzazione, in collaborazione con Calzavara vorremmo installare la prima torre multimediale e stiamo realizzando un’infrastruttura di sensori di interazione con i turisti con l’obiettivo di conoscere quello che cercano nella località e fornire un’offerta sempre più competitiva e migliore. Insomma – ha concluso -, il progetto continua e, per le medie italiane, sta avanzando abbastanza spedito».