Più soldi alla zootecnia intensiva, non conta il vero benessere animale

Le 14 Associazioni aderenti alla “Coalizione contro le #BugieInEtichetta”* denunciano il blitz estivo con cui i Ministeri delle Politiche Agricole e della Salute porteranno martedì e mercoledì in Conferenza Stato-Regioni il criticatissimo decreto sulla certificazione nazionale volontaria sul benessere animale che tradisce qualunque ispirazione di trasparenza e verità nei confronti dei consumatori e che promuove un inganno che andrà a discapito di animali, cittadini, aziende virtuose, e ambiente.

In questi giorni l’intero Paese si trova di fronte agli effetti sempre più evidenti di una tragedia climatica senza pari, che porta alla perdita di ghiacciai con morti e feriti, ad una siccità drammatica che sta mettendo in ginocchio la produzione agricola e a una scarsità di acqua per popolazione e aziende.

Di fronte a questo scenario devastante, i Ministri Stefano Patuanelli e Roberto Speranza hanno deciso – senza aver ascoltato alcuna delle tantissime critiche ricevute da tutte le parti coinvolte – di presentare in Conferenza Stato-Regioni mercoledì 6 p.v. la proposta di certificazione ingannevole sul benessere animale, concepita fin dall’inizio come un mezzo per distribuire fondi agli allevamenti intensivi all’interno della PAC e del PSN. Proprio quella zootecnia intensiva che è ampiamente corresponsabile dei danni alla salute e all’ambiente, compreso il cambiamento climatico, anche nel nostro Paese.

Si tratta di un blitz inaccettabile e la Coalizione chiede ai Ministri di ritirare immediatamente questa vergogna.

Negli scorsi mesi le Associazioni hanno chiesto in tutti i modi di essere ascoltate e hanno inviato a più riprese al Ministro Stefano Patuanelli e al Ministro Roberto Speranza proposte puntuali di modifica che sono state finora ignorate, dimostrando di non rappresentare quindi la voce di tutti i cittadini.

Risulta ormai evidente come il Ministero delle Politiche Agricole sia prigioniero di quel settore zootecnico disinteressato a cambiamenti reali, favorendo chi lavora ai margini degli standard minimi di legge, creando una concorrenza sleale nei confronti delle aziende virtuose che hanno avviato la transizione.

Il decreto infatti istituirebbe un’etichetta “Sistema di Qualità Nazionale Benessere Animale” (SQNBA) fuorviante, incapace, visto l’assenza di livelli di qualità crescenti comparabili in etichetta, di favorire una reale transizione verso sistemi di produzione che si allontanino dalle condizioni tipiche degli allevamenti intensivi che, come stiamo purtroppo constatando proprio in questo momento, sono fortemente dipendenti da massicce importazioni di materie prime soggette a forti oscillazioni dei prezzi e speculazione, livellando al ribasso tutta la filiera italiana della produzione alimentare e dimenticandosi di tutti gli impegni presi per una transizione adeguata a forme che garantiscano livelli maggiori di benessere animale.

 

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