Nel 2022 il 17% delle aziende italiane segnala ritardi di pagamento oltre scadenza

Allianz Trade in collaborazione con Format Research ha realizzato una ricerca sul sentiment delle imprese analizzando l’impatto della crisi internazionale, tenendo in considerazione cinque grandi fattori di rischio: l’aumento del costo energetico, i problemi delle catene di approvvigionamento globali, l’aumento dei costi delle materie prime, l’accesso al credito e i relativi costi ed infine la ripartenza dei mancati pagamenti e i default aziendali. Tali dinamiche delle imprese sono state clusterizzate in dieci settori del Made in Italy.

La crisi in atto ha inferto un duro colpo al livello di fiducia delle imprese italiane sia nell’andamento del proprio settore di attività economica, sia nell’andamento della propria impresa. Dal report “Italia delle Imprese”, emerge che che l’indicatore del clima di fiducia rispetto alla propria impresa in prospettiva nel 2022 rispetto al 2021 sul totale del campione è pari a -4,5. Lo stesso dato è comunque visto in lieve rialzo nel 2023 registrando +11,8.

L’impatto dell’aumento del costo delle materie prime è risultato rilevante per il 76,5% delle imprese intervistate – in totale sono 1800 – e determinerà per la maggior parte delle aziende del campione tensioni sulla gestione finanziaria dell’azienda generando un impatto negativo sui margini (EBITDA) pari al -17,1%.

Il “rischio del credito”, ovvero il “rischio di insolvenza dei creditori” costituisce in qualche modo un ritorno sullo scenario economico dopo diversi anni di relativa quiete in questo senso. Il primo segnale in questo senso è costituito dal peggioramento dell’indicatore relativo al ritardo nei pagamenti da parte dei clienti. L’indicatore composito relativo al 2022 sul 2021 segna -14,3, la prospettiva del 2023 sul 2022 è pari a -4,2. E’ interessante notare come la pressoché totalità dei settori di attività economica considerati fanno registrare un valore di segno negativo.

Le imprese che hanno visto aumentare i tempi di pagamento da parte dei propri clienti, ovvero con pagamenti oltre le date contrattualmente stabilite, sono risultate nel 2022 il 17,1%. Tra queste oltre il 27% ha assistito a ritardi nei pagamenti di oltre 30 giorni, il 37% circa, a ritardi fino a 60 giorni, il 16% a ritardi fino a 90 giorni, e quasi il 20% a ritardi nei pagamenti superiori ai 90 giorni.

Il peggioramento del rischio del credito è evidente anche con riferimento alle “perdite” vere e proprie, ossia a quando “il cliente paga meno o non paga affatto”. Con riferimento al mercato domestico il rischio di perdite parziali sui crediti è aumentato nel 2022 rispetto al 2021 secondo l’11,6% delle imprese, mentre il rischio di perdite totali (default) è aumentato per il 10,2% delle imprese. Sui mercati internazionali il rischio di perdite parziali è aumentato secondo l’8,2% delle imprese, mentre il rischio dei default è aumentato per il 7,4% delle imprese.

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