I crediti di carbonio sono un grande vantaggio competitivo per le aziende

plastica
Greenpeace together with the CNR-IAS and the University of the Marche region carry out a tour in the Tyrrhenian Sea to document the plastic and microplastics pollution in the marine ecosystem.
Greenpeace insieme al CNR-IAS e all’Università Politecnica delle Marche ha navigato nel Mar Tirreno per documentare l’inquinamento da plastica, microplastica e nanoplastica in alcuni dei punti più belli del nostro paese.

Da tempo sentiamo parlare di carbon footprint e crediti di carbonio, che dovevano avere lo scopo di rendere le aziende più rispettose dell’ambiente, anche grazie al sistema di compensazione. Una buona opportunità che, però, fino ad oggi non è stata sfruttata a pieno.

Sebbene il PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, preveda numerose riforme strutturali per l’efficientamento energetico e più in generale per la riduzione delle emissioni di CO2, i crediti di carbonio sono rimasti fuori, rimandando per la loro gestione alla disciplina generica e alla Direttiva ETS, che disciplina il sistema europeo per lo scambio di emissioni.

“Il legislatore non sembra aver colto l’opportunità di intervenire in via diretta sulle emissioni non altrimenti riducibili, mediante una regolamentazione dettagliata sulla tematica centrale relativa ai cosiddetti crediti di carbonio. Un’occasione sprecata che avrebbe, invece, potuto fare la differenza. – Commentano gli Avvocati Bruno Funaro e Angelo Sonnino, fondatori dello studio legale Funaro, Sonnino & Partner, tra i più attivi in Italia in questo ambito – Auspichiamo che nel 2022 ci sarà finalmente un intervento da parte del legislatore italiano, al fine di disciplinare la materia dei crediti di carbonio e delle compensazioni dei crediti anche per le piccole e medie aziende, che in Italia rappresentano la stragrande maggioranza. Sarebbe opportuno che quegli imprenditori più attenti e lungimiranti avessero l’opportunità di portarsi avanti su un piano di efficientamento energetico e di riduzione dell’impatto ambientale della propria carbon footprint, utilizzando anche questi strumenti”.

I due avvocati sottolineano poi come ad oggi in Italia non vi sia alcun tipo di incentivo per la generazione dei carbon credits derivanti dalla realizzazione di progetti sul territorio nazionale, né un registro nazionale dei crediti di carbonio. Del resto, nel nostro paese non è ancora stato individuato un ente pubblico abilitato al riconoscimento dei crediti maturati, alla certificazione delle emissioni e della loro riduzione mediante compensazione.

“Un altro problema è, probabilmente una campagna informativa inadeguata. I crediti di carbonio che possono garantire un grande vantaggio competitivo alle aziende, a spesso gli imprenditori non ne comprendono il reale significato. Se le piccole e medie imprese iniziassero già da oggi a ridurre il proprio impatto e a puntare sui crediti di carbonio, pur non essendoci ancora un obbligo normativo, otterrebbero un vantaggio comunicativo immediato rispetto a tante altre aziende che non hanno attenzione questa tematica, e, nel lungo periodo, otterrebbero un vantaggio competitivo ed un miglior posizionamento sul mercato” concludono gli avvocati Funaro e Sonnino.

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