Rinnovabili: la risposta alla crisi energetica

A cura di Jennifer Boscardin-Ching, Client Portfolio Manager del fondo Pictet-Clean Energy di Pictet Asset Management

Nelle scorse settimane i leader mondiali si sono riuniti alla conferenza COP26 di Glasgow al fine di stabilire i prossimi passi per l’azzeramento delle emissioni nette globali di gas serra entro il 2050. Nel frattempo, però, la carenza di gas naturale a livello mondiale, riconducibile alla scarsità delle scorte, ha innescato una contrazione dell’offerta in tutto il mondo. Un fenomeno che ha portato all’innalzamento dei prezzi e che verosimilmente renderà le bollette dell’elettricità estremamente salate nei mesi invernali. Sebbene storicamente i prezzi di petrolio e gas siano sempre stati volatili e gli analisti prevedano una loro normalizzazione in primavera, ci si chiede quale impatto avranno i recenti rincari sulla transizione energetica.

Prima di tutto, l’impennata dei costi dell’energia ricorda alla collettività che un mix di offerta più diversificato contribuirebbe ad accrescere l’indipendenza energetica di Paesi e aziende e a ridurre quindi l’esposizione alla volatilità dei prezzi di petrolio e gas. Infatti, malgrado la crescita robusta delle rinnovabili negli anni scorsi, il mix energetico dell’UE è tuttora composto per circa il 70% da combustibili fossili (carbone, petrolio e gas). Se si considera anche che oltre tre quarti delle importazioni di gas naturale nell’UE provengono da 4 Paesi (Russia, Norvegia, Algeria e Qatar) e che, in particolare, l’import dalla Russia rappresenta il 40% circa del totale, appare evidente che la dipendenza eccessiva dalle importazioni di combustibili fossili comporti problemi e volatilità sul fronte delle forniture energetiche. La situazione odierna mette quindi in luce l’importanza di incrementare la produzione interna di energia solare ed eolica nonché la capacità di stoccaggio dell’energia.

Molti fornitori di combustibili fossili stanno sfruttando l’attuale crisi per mettersi in guardia dai pericoli di una transizione energetica troppo frettolosa. In effetti, è essenziale coordinare il potenziamento della capacità di generazione e stoccaggio di energia pulita con l’abbandono dei combustibili fossili al fine di evitare ulteriori shock sistemici e nuove impennate della volatilità. In ogni caso, i dati scientifici sono chiari: la transizione green a scapito dei combustibili fossili dovrà avvenire nel minor tempo possibile se vogliamo scongiurare le ripercussioni più gravi del cambiamento climatico, che potrebbero comportare costi e danni a carico della collettività molto più elevati rispetto al rincaro dell’energia. Dal World Energy Outlook, pubblicato di recente dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, emerge che l’incremento annuo della capacità di produzione di energia pulita dovrà quadruplicare dai livelli attuali per consentire l’azzeramento delle emissioni nette entro il 2050. Inoltre, Kadri Simson, Commissario europeo per l’energia, ha chiarito che “l’impennata del prezzo dell’energia non è riconducibile alla politica sul clima o ai costi delle rinnovabili, bensì al significativo rincaro dei combustibili fossili in una fase in cui l’energia pulita disponibile a prezzi convenienti non è ancora sufficiente a soddisfare la domanda complessiva. È necessario accelerare la transizione green, non rallentarla”.

Comprensibilmente la crisi attuale ha alimentato i timori circa gli effetti della transizione energetica sull’inflazione qualora venissero limitate le forniture di combustibili fossili (ciò darebbe luogo a un aumento dei prezzi di tali commodity e quindi dell’energia). A tal proposito occorre tener presente che, dopo un decennio di significative riduzioni dei costi, al momento le rinnovabili rappresentano la fonte più conveniente per la generazione di elettricità in gran parte delle regioni del mondo (e i costi continuano a scendere) e hanno un effetto deflazionistico sul sistema energetico poiché, in definitiva, le fonti di energia sottostanti, come vento e sole, sono “gratis”. Nelle fasi iniziali della transizione energetica non si escludono episodi di volatilità dei prezzi nel quadro dell’adeguamento delle economie, ma incrementare la capacità di generazione e stoccaggio di energia pulita è il modo migliore per ridurre il costo dell’energia nel lungo periodo.

Per arginare la volatilità durante la transizione energetica, aumentare la capacità di stoccaggio dell’energia deve essere in cima alla lista delle priorità. Di certo la variazione delle condizioni atmosferiche può causare l’instabilità delle forniture energetiche, dovuta per esempio all’assenza di vento o sole. In effetti, l’impennata dei prezzi in Europa deriva non solo dalla solidità della domanda e da un’offerta di gas più contenuta del previsto, ma anche da una disponibilità di energia eolica inferiore alla norma. È in situazioni come questa che risulta evidente l’importanza di incrementare e sviluppare la capacità di stoccaggio a breve e lungo termine. Se per lo stoccaggio a breve termine esistono già alcune soluzioni efficienti (ad esempio, oggi i parchi fotovoltaici di nuova costruzione sono già dotati di strutture di stoccaggio a batterie al fine di contenere gli effetti del ciclo giornaliero di produzione dell’energia rinnovabile), invece lo stoccaggio a lungo termine rappresenta tuttora una sfida, pur in presenza di nuove opportunità e potenziali soluzioni. Il gas naturale potrebbe rappresentare ancora una strada temporanea da percorrere per qualche tempo, ma nel lungo periodo lo stoccaggio a costi contenuti ed emissioni zero (mediante pompaggio, biogas, e-gas o idrogeno green) contribuirà in modo determinante al raggiungimento dei target di azzeramento delle emissioni nette.

Il dibattito circa l’attuale crisi e la transizione energetica è incentrato sull’offerta (vale a dire sulle fonti di energia). Sistemi efficienti dal punto di vista energetico e in grado di soddisfare tempestivamente la domanda sono essenziali per gestire l’offerta e la volatilità dei prezzi, interventi volti a stabilizzare la domanda totale di energia e a ridurre il costo dell’energia per aziende e singoli individui permettono agli utenti di adeguarsi a eventuali fluttuazioni dell’offerta e del prezzo dell’elettricità. In uno scenario in cui tanto i prezzi dell’energia, quanto quelli delle materie prime sono in aumento, l’efficienza energetica per controllare la domanda è quindi più importante sia per il funzionamento del sistema nel complesso sia per il contenimento dei costi e risulta centrale ai fini della transizione energetica.

In conclusione, malgrado gli inevitabili scossoni lungo la via, le ragioni economiche e ambientali alla base della transizione energetica non sono mai state così lampanti. La crisi energetica odierna ha confermato una volta di più che se vogliamo sistemi energetici più ecologici, economici e stabili non possiamo prescindere dalla transizione verso forme di energia più verdi. Pertanto, è lecito attendersi maggiori interventi da parte di governi ed enti di settore nei mesi e negli anni a venire al fine di favorire una transizione all’energia pulita che, in presenza di migliori economie di scala per numerose tecnologie ambientali (rinnovabili, batterie per la rete elettrica o per i veicoli elettrici) e dispositivi a basso consumo energetico, creerà un contesto più favorevole all’universo di investimento di Pictet-Clean Energy. Come affermato a settembre dal Direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia: ”Una transizione all’energia pulita adeguatamente gestita è la soluzione agli attuali problemi sul mercato del gas e dell’elettricità, non la loro causa”.

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