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La decarbonizzazione del settore industriale italiano passa da Taranto

A margine della COP26 di Glasgow, il think tank ECCO ha analizzato il settore manufatturiero italiano per suggerire strategie e soluzioni concrete per la riduzione delle emissioni e la decarbonizzazione del settore industriale.

Oggi l’Italia rappresenta la settima potenza manifatturiera del mondo e la seconda in Europa. Il settore industriale impiega circa 4 milioni di lavoratori, contribuendo al 20% del PIL, ed è responsabile di circa un quinto delle emissioni nazionali di gas a effetto serra.

Oltre ad offrire un quadro d’insieme delle politiche e delle azioni che il nostro Paese dovrà intraprendere per essere in linea con gli impegni climatici, ECCO sceglie di approfondire il caso specifico dell’acciaio e quindi la riconversione dell’unico impianto italiano che attualmente ne produce, ovvero lo stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto

At tal fine ECCO presenta due rapporti:

Clima e sviluppo: una strategia industriale > https://bit.ly/3qFK6Pu
ECCO approfondisce in modo indipendente lo studio delle opzioni tecnologiche di riduzione delle emissioni e la formulazione di politiche e strategie di decarbonizzazione industriale, per stimolare un dibattito pubblico volto ad affrontare il cambiamento climatico in modo sistemico attraverso le leve di innovazione, welfare e occupazione.

Taranto, la produzione di acciaio primario nella sfida alla decarbonizzazione > https://bit.ly/3FcobTQ
Il mantenimento della produzione di acciaio primario nel processo di decarbonizzazione rappresenta un impegno importante per lo sviluppo dell’economia nazionale.

L’Italia è il secondo produttore di acciaio in Europa e l’undicesimo al mondo.
Nel 2019 sono state prodotte 23,2 Mt di acciaio (l’82% è acciaio da riciclo, il 18% è acciaio primario) presso lo stabilimento Acciaierie d’Italia di Taranto (Ex Ilva).
Nel 2020 l’ex Ilva ha prodotto 3,4 milioni di tonnellate di acciaio, emettendo in atmosfera 8,3 Mt di CO2.
L’imminente pubblicazione del nuovo piano industriale di Taranto rappresenta un’occasione unica per pianificare interventi e soluzioni di riconversione che possano coniugare la sostenibilità economica e sociale degli investimenti con la sostenibilità ambientale e climatica del progetto.

Studi di ECCO evidenziano che:

la tecnologia DRI (Direct Reduced Iron) sia la soluzione migliore per raggiungere la completa decarbonizzazione del processo produttivo dell’acciaio primario nel lungo periodo.
Si stima che la riconversione dello stabilimento di Taranto da altoforni a carbone a DRI a gas naturale richieda un investimento di 2,5 miliardi di euro, favorendo un immediato beneficio in termini ambientali e mantenendo immutata la qualità del prodotto finale.
Il Gas naturale come soluzione temporanea

Il punto di arrivo della completa riconversione prevede l’impiego di idrogeno verde.
Attualmente le tecnologie per la produzione e lo stoccaggio dell’idrogeno hanno costi ancora troppo elevati. Nel 2030 è prevista una loro significativa diminuzione (da 8,2 – 8,9 a 5,5 – 6,2 miliardi di euro).
È necessario che gli investimenti pubblici siano indirizzati verso l’opzione DRI e incardinati in una strategia nazionale di lungo periodo, di fatto l’unica percorribile per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica.
Dal punto di vista occupazionale, il ridotto fabbisogno di manodopera del sistema formato da pre-riduttore e dall’acciaieria elettrica (DRI ed EAF) può essere compensato e diversificato attraverso uno sviluppo coordinato di sbocchi lavorativi alternativi, come quelli nelle filiere dell’idrogeno verde e delle energie rinnovabili, nonché con l’ampliamento degli impianti di finitura dell’acciaio interni al sito.