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Lavoro: i curriculum vitae non sono letti

Inviare il curriculum per cercare lavoro in Italia è diventata una prassi quasi controproducente. Soprattutto se si è donna. Lo dimostra una ricerca del portale specializzato in marketing e comunicazione Spot & Web, realizzata su un campione di 400 Italiani tra i 21 e i 55 anni, secondo la quale il 50% dei recruiter delle aziende non guarda nemmeno i curriculum vitae che arrivano direttamente o li guarda distrattamente. La percentuale sale ancora di più se si tratta di donne, arrivando al 63%. La ricerca è stata realizzata interpellando 400 persone che hanno inviato una richiesta di lavoro ad altrettante aziende, inserendo una notifica di lettura; il campione maschile ha ricevuto più notifiche rispetto al campione femminile. In generale, l’omologazione dei curriculum vitae con i formati imposti da logiche internazionali – come il noto formato “europeo” – ha in qualche modo ridotto la soglia di attenzione delle aziende. Insomma, quando i curricula erano più liberi e c’era più flessibilità nel compilarli l’attenzione delle aziende era maggiore. Ma perché vengono letti poco? Diverse le motivazioni dei recruiter interpellati, “sono troppi” (53%), “sono tutti uguali” (33%), “non sono attendibili” (22%), “sono scritti male” (44%), “nulla hanno a che vedere con la figura che cerchiamo” (55%). Senza contare che i social network dedicati alle connessioni professionali sono sempre più in auge e, in qualche modo, un profilo personale ben curato è in grado di soppiantare il curriculum. A conferma di questo trend arrivano anche le parole di Gianluca Spadoni, punto di riferimento in Italia nell’ambito del Network Marketing e della formazione, nonché ideatore dell’azienda Evolution Forum, realtà italiana leader nel settore della formazione manageriale e personale: «I curriculum non li legge più nessuno! Sono tutti uguali. Ciò che colpisce sono sempre gli elementi differenzianti. Meglio allegare una video presentazione di sé stessi di una durata massima di 2 minuti. Ricordiamoci che alla base c’è la fiducia che riusciamo a trasferire. Si tratta sempre e comunque di una “vendita” di chi siamo e di cosa sappiamo fare. Vendiamo tutti la nostra capacità di mostrarci affidabili e credibili, per cui, in mancanza di referenze relazionali, la partita si gioca su pochi e sottili dettagli. Su quanto si è in grado di ispirare affidabilità». A tal proposito, Spadoni – formatore di oltre 350mila persone in Italia – ha stilato un decalogo con le dieci regole d’oro per farsi assumere, tra cui un consiglio che potrebbe apparire controverso: essere disponibili, in particolare in un periodo come questo funestato dalla crisi Covid, ad accettare di lavorare anche gratis per un breve periodo, pur di farsi conoscere.

DECALOGO PER PRESENTARSI AL MEGLIO AD UN COLLOQUIO DI LAVORO:

PRIMA DEL COLLOQUIO:

1) Utilizzare il curriculum in formato essenziale, meglio allegare una video presentazione di sé stessi di una durata massima di 2 minuti, in buona qualità. «Evitare i curriculum multi lingue o troppo prolissi. Regola d’oro: i curriculum non li legge più nessuno! Sono tutti uguali. Ciò che colpisce sono sempre gli elementi differenzianti», aggiunge Spadoni.

2) Evitare di utilizzare il pronome “io” troppe volte e di accentuare le esperienze pregresse come fantasmagoriche. «Mostrarsi proiettati al futuro e con l’atteggiamento di chi è flessibile e desideroso di imparare. Regola d’oro: nel passato ci siete già stati. Guardiamo avanti. Mostrarsi proiettati a nuove sfide fa percepire di essere “pronti”».

3) Evitare i termini inglesi. I colloqui, anche se online, necessitano di una comunicazione discorsiva che è ben diversa dalla formula scritta online. «Regola d’ oro: sii semplice».

AL COLLOQUIO:

4) Arrivare puntuali o meglio ancora dieci minuti prima e aspettare l’orario preciso. «Regola d’ oro: la puntualità crea carisma. Arrivare in ritardo significa comunicare ” per me non è importante”».

5) Evitare l’effetto “over dressed”. Presentarsi puliti, eleganti, profumati. Mai esagerati. Per le donne evitare assolutamente minigonne, tacchi e trucco eccessivo. «Regola d’oro: devi piacere ai tuoi nonni! Se colpisci per l’estetica non trovi lavoro, trovi un problema».

6) Lasciare sempre finire di parlare l’interlocutore. «Regola d’oro: l’ascolto dimostra interesse. E ricordiamocelo… chi sa ascoltare è più simpatico».

7) Offrire disponibilità nel week-end. «Regola d’oro: fare ciò che fanno in pochi crea differenziazione. Il lavoro perfetto non esiste. A volte è proprio dimostrandosi elastici che si aprono scenari entusiasmanti».

8) Mostrarsi volenterosi e aperti a fare un periodo di prova anche gratuita. «Regola d’oro: dare prima di chiedere. È segnale di convinzione. E non parlo di potenziale sfruttamento di ciò che sappiamo fare, parlo di essere noi per primi quelli convinti del nostro valore. Per cui l’acquisto a scatola chiusa ci penalizzerebbe anziché valorizzarci».

9) Mettere il telefono in modalità aereo durante il colloquio. «Regola d’oro: tratta quel colloquio come l’appuntamento più importante della tua vita. Può esserlo! E diciamocelo, la capacità di disconnetterci è indice di capacità di concentrarsi».

10) Dire in 3 concetti chiari e comprensibili per quale motivo l’impresa o l’imprenditore farebbe bene a darvi una possibilità. «Regola d’oro: dare valore a ciò che sappiamo fare. Ti stai vendendo. Stai vendendo il tuo valore. Stai creando il tuo futuro. Non stai andando a lavorare PER qualcuno, stai andando a collaborare CON qualcuno», conclude Gianluca Spadoni.

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