Risorse umane in azienda: metodi e parametri fra tradizione e innovazione

L’anno e mezzo appena trascorso ha avuto un grande impatto su vari aspetti della vita professionale, cambiando routine e metodi di lavoro. Ma la nuova normalità ha modificato anche la valutazione della performance di dipendenti e collaboratori? E se sì, come?

Per restituire una fotografia dell’attuale situazione sul tema HR performance evaluation, InfoJobs, la piattaforma n.1 in Italia per la ricerca di lavoro online, ha interpellato gli HR delle aziende clienti su tutto il territorio nazionale*, la maggior parte delle quali sotto i 50 dipendenti.

Il primo dato che emerge è che le aziende non hanno cambiato, rispetto al passato, le loro tradizionali modalità di valutazione delle risorse (65,2%), che rimangono efficaci per il proprio business. Ma sono mutati i parametri di valutazione: nella nuova normalità la voce fondamentale è l’autonomia nella gestione del lavoro (31,8%), seguita dalla capacità di ideare e integrare nuove modalità di comunicazione dei risultati (27,3%), ma anche nuovi modi di condividere e fare squadra (22,7%), soprattutto nel nuovo contesto di lavoro agile.

Ma come viene effettuata, attualmente, la valutazione di una risorsa? Dal punto di vista metodologico, il più utilizzato rimane il colloquio periodico (79,4%) che permette di scambiare opinioni in un confronto diretto, spesso affiancato dalla compilazione di un file condiviso con obiettivi, task e valutazione (27,9%) o da una scheda riassuntiva a cura del valutatore (19,1%). È invece ancora poco utilizzato (10,3%) il sistema gestionale online, che permette di affidarsi a uno strumento esterno, oggettivo e strutturato.

La valutazione è affidata per la maggior parte al diretto responsabile/manager in linea gerarchica (35,3%), ma anche a più figure (23,5%) che comprendono oltre al responsabile diretto anche risorse umane, top management e a volte un consulente esterno. Il coinvolgimento diretto e attivo del professionista è ancora poco utilizzato: solo il 32,4% dei rispondenti dichiara di avere in piano un percorso di autovalutazione per tutte le figure aziendali, l’8,8% lo prevede solo per il top management, mentre oltre la metà delle aziende dichiara di preferire solo la valutazione top down (58,8%).

Dal punto di vista della periodicità, lo sviluppo e le performance di un collaboratore vengono messe sotto la lente d’ingrandimento soprattutto con cadenza annuale (30,9%) oppure su richiesta della risorsa (26,5%) anche se, a detta delle aziende rispondenti, l’ideale sarebbe un percorso continuativo di monitoraggio progressivo (30,9%), o almeno una cadenza trimestrale (26,5%).

Dovendo fare un bilancio su che cosa abbia più valore oggi, rispetto al passato, nella valutazione delle performance, le aziende sono d’accordo: il raggiungimento dei risultati di business prefissati è fondamentale (57,4%) e a esso fa seguito la capacità di innovare e la flessibilità nell’adattarsi a richieste e cambiamenti (42,7%). Il rispetto delle skills richieste dal relativo livello professionale, in una scala gerarchica, è al terzo posto (29,4%).

E le aziende sono d’accordo anche su quello che ormai conta meno nella valutazione: perde terreno il “cartellino”, le ore passate sul posto di lavoro non sono determinanti (39,7%), così come non è ormai importante il luogo dove viene eseguito il lavoro (33,9%).

“Il periodo che ci stiamo lasciando alle spalle ha cambiato per molti le modalità di lavoro e gli assetti del lavoro tradizionale.” – commenta Filippo Saini, Head of Job di InfoJobs – “Questo mutato contesto sta cominciando ad avere effetti sulle aziende e a creare nuove necessità, come un’evoluzione dell’analisi della performance. Un passaggio non semplice né immediato, che richiede innanzitutto un attento studio delle nuove priorità dell’azienda: sapendo quali sono gli obiettivi di business, possiamo capire quali sono le risorse realmente performanti o come fare per renderle tali.”

Un altro segnale positivo che testimonia la voglia delle aziende di guardare alle sfide future investendo sulle proprie risorse per potenziarne le performance, è la propensione delle stesse a investire ancor di più in formazione; il 72% delle aziende ha potenziato l’offerta formativa per i dipendenti, rafforzando l’offerta dei corsi già a disposizione (35,4%) che quindi sono risultati vincenti, o sviluppato la modalità e-learning grazie a partnership e accordi con enti formatori (27,1%).

*Indagine realizzata da InfoJobs a giugno 2021 su un campione di 112 aziende di cui il 58% con meno di 50 dipendenti, il 28% tra 51 e 500, il 14% oltre 500.

Lifestyle News Salute

Malattia di Crohn e Colite Ulcerosa in aumento in Italia

In questi anni, i dati relativi alla prevalenza di Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali – MICI, la Malattia di Crohn e la Colite ulcerosa, in Italia si sono attestati intorno alle 250mila persone. Tuttavia, da inizio anni 2000, la prevalenza rileva un incremento e una diversa diffusione. Si è sempre trattato di patologie tipiche dell’età giovanile, […]

Leggi tutto
Lifestyle News Salute

Giornata Disabilità: CBM posa la prima pietra del reparto oculistico Ospedale Mengo

In occasione della Giornata Internazionale delle persone con disabilità che si celebra il 3 dicembre, CBM Italia Onlus riafferma il suo impegno nella prevenzione e cura della cecità e della disabilità evitabile e nell’inclusione delle persone con disabilità in Italia e nei Paesi del Sud del mondo. Uno dei Paesi dove CBM opera da oltre […]

Leggi tutto
Lifestyle News Salute

Come sostenere le difese immunitarie durante l’inverno

Con l’avvicinarsi della stagione fredda è importante preparare il nostro organismo a proteggersi da fattori esterni. Il sistema immunitario, per svolgere al meglio le sue funzioni, necessita di un adeguato apporto di vitamine e minerali: in particolare vitamina D, zinco, selenio e vitamina C sono indispensabili nel sostenere il sistema immunitario e le difese naturali […]

Leggi tutto