Tempi giustizia familiare: la violenza non può attendere

Dall’analisi dei recenti dati diffusi dall’Eures emerge un aspetto rilevante che riguarda la “correlazione tra convivenza e rischio omicidiario”. Purtroppo in questi ultimi mesi e durante il lockdown si è registrato un aumento del rischio di violenze proprio nei rapporti di convivenza. Si legge nel Report: “In valori assoluti, nel confronto tra i dieci mesi del 2019 e il medesimo periodo del 2020, il numero dei femminicidi familiari con vittime conviventi sale da 49 a 54 (+10,2%), mentre scende da 36 a 26 quello delle vittime non conviventi (-27,8%)”.

“Occorrono modifiche importanti e urgenti per rendere più celeri i giudizi familiari, ridurre i tempi tra la decisione di separarsi e l’emissione di un provvedimento urgente e della sentenza. – Spiega l’Avvocato Valentina Ruggiero, esperta in diritto di famiglia – Se un soggetto decide si separarsi o di promuovere una causa familiare trascorrono tra il deposito e la comparizione personale delle parti almeno tre mesi. Questa situazione è insostenibile soprattutto per i casi molto gravi che troppo spesso sfociano in femminicidio e figlicidio”.

La cronaca lo ricorda tutti i giorni, dall’inizio dell’anno sono già sette le vittime nel nostro Paese. Sebbene gli ultimi dati dell’Istat registrano una diminuzione totale del numero degli omicidi, dall’altro restano costanti i casi di donne uccise in ambito familiare.

“E’ necessario agire subito ed investire in un unico Tribunale della Famiglia che si occupi del civile, del penale e del minorile, ma anche del giudice tutelare, delle esecuzioni familiari e dei servizi sociali, con celerità e con operatori specializzati non solo nell’avvocatura, ma anche nel pubblico. Credo infatti – continua l’Avv. Ruggiero – che non si possono apportare solo rimedi nel penale con il codice rosso, ma anche e soprattutto nel civile per bloccare i casi di violenza e per vivere in un paese realmente civile”.

Snellire le procedure aiuterebbe l’Italia a recuperare il ritardo con gli altri Paesi dell’Unione Europea, siamo il Paese con i tempi più lunghi in assoluto per risolvere cause civili.

“Al momento del deposito del ricorso – spiega l’Avv. Ruggiero – bisognerebbe, inoltre, istituire una Commissione composta da psicologi e avvocati per valutare i casi più gravi e pericolosi indicati e specificati nel ricorso e, secondo una graduatoria, farli necessariamente passare per un istituto di mediazione con psicologi specializzati che preparino una relazione, dopo aver ascoltato nelle 24 ore le parti, da trasmettere al giudice che convocherà le parti, con termini abbreviati al massimo (di 7 giorni). In questo modo è possibile emettere un provvedimento di urgenza e tutelare al meglio le parti deboli. La procedura dovrebbe riguardare anche i casi non violenti, quindi per tutte le separazioni in senso largo.”

“Il legislatore – conclude l’Avv. Ruggiero – si attivi realmente per la tutela di tutti con urgenza ed investa in operatori pubblici efficienti e preparati. I tempi devono essere abbreviati altrimenti non possiamo dirci un Paese realmente civile. Noi operatori che siamo sul campo siamo a disposizione per consulenze, per poter abbreviare realmente i tempi della giustizia familiare. Ci sono casi particolari che stanno attendendo una sentenza dal 2018. Noi operatori ci sentiamo sfiduciati e frustrati”.

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