Mostaccioli, dolci da proporre durante le feste di Natale

di Emilia Fortunato
Esperta di tradizioni popolari e curatrice del blog NonostantetuttiNonostante

I dolci da proporre durante le feste di Natale sono tantissimi tra questi i mostaccioli, chiamati localmente
mustacciuoli.
Esistono numerose varianti regionali, possono essere duri o morbidi, grandi circa 12 cm o mignon, ma
insieme agli struffoli e al roccocò sono da considerarsi un classico della pasticceria napoletana.
Questo biscotto speziato affonda le sue origini nelle cucine romane. Il nome deriva dal latino mostacea,
mosto d’uva cotto che veniva aggiunto nell’impasto per dare un sapore più dolce e deciso.
Il primo a descriverne la preparazione è lo scrittore latino Marco Porcio Catone (234-149 a. C.) nell’opera
intitolata “De Agricoltura” parla dei mustacei, piccole focacce dolci a base di farina, miele, anice, grasso,
cotte su foglie di alloro e offerte agli invitati prima della partenza, come ultimo segno di gentilezza.
Secondo un’altra versione l’etimologia andrebbe ricercata nella forma romboidale che ricorda i mustacchi, i
lunghi baffi dei signori napoletani.
C’è anche chi parla di un’origine religiosa e di un misterioso monaco che un giorno arrivò in un paese molto
povero senza volle svelare la sua identità. Un contadino gli offrì egualmente la sua ospitalità e per
ricambiare il religioso gli diede una ricetta segreta per fare dei biscotti speciali e il compito di scegliere un
nome adatto. L’uomo decise di aggiungere del mosto e da qui deriverebbe il nome.
Ma non è l’unico racconto legato ai famosi frollini al cioccolato, c’è chi sostiene che a crearli sia stata una
donna Jacopa de’Settesoli, amica di San Francesco e che l’ultimo desiderio del santo prima di morire, sia
stato mangiarli!
Il mostacciolo originario era molto più duro e consistente, oggi si aggiunge il miele per ammorbidirlo. La
versione napoletana non prevede più il mosto, ma elementi molto semplici: farina, albume, zucchero, cacao
amaro, mandorle, pepe, cannella, cioccolato fondente per la copertura. Non è raro trovare nell’impasto
cedro, uvetta, fichi secchi, noci.
Sebbene ci siano idee diverse sulla loro origine, sono tutti concordi nell’affermare che sono l’ideale per le
festività natalizie perché digeribili e a lunga conservazione: “Sono sempre migliori il secondo giorno che il
primo e durano un mese nella lor perfettione” dichiarava Bartolomeo Scappi, cuoco di Pio V vissuto nel
Cinquecento.
A questo punto sarete già ai fornelli, pronti a leccare i vostri mustacchi. Buon appetito!

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