Sostenibilità: il Covid-19 evidenzia l’importanza di salute e benessere

A cura di Pauline Grange, Gestore azioni globali di Columbia Threadneedle Investments

All’inizio del lockdown mio marito ha tentato di comprare una nuova bicicletta, scrive Pauline Grange. Finalmente è riuscito ad acquistarne una dopo essere stato in lista d’attesa per sei mesi, poiché la domanda di biciclette è esplosa durante la pandemia. Improvvisamente vi erano sempre più persone che andavano in bicicletta e facevano jogging nel parco del nostro quartiere, al fine di migliorare il proprio benessere fisico e mentale per via dello stress causato dall’isolamento.

Alla luce dei rapporti che collegano la gravità del Covid-19 con l’obesità, non sorprende che molte persone stiano cercando di mantenersi in salute. Questi studi non hanno solo incentivato gli individui ad agire, ma probabilmente sproneranno anche i governi ad adottare strategie più proattive per combattere l’obesità e ridurre l’incidenza dei fattori di rischio per le malattie non trasmissibili (MNT), come ad esempio il diabete.

Non solo le MNT sono correlate ai casi più gravi di Covid-19, ma rappresentano anche un onere crescente per i sistemi sanitari statali.

In effetti, la nostra conoscenza dei sistemi sanitari è cresciuta significativamente nell’ultimo decennio. Uno studio pubblicato su Lancet a giugno 2018 ha rivelato che, com’era prevedibile, c’è una forte correlazione positiva tra la salute della popolazione e la spesa sanitaria pro capite. Tuttavia, ci sono diverse eccezioni degne di nota. Ad esempio, la spesa pro capite per l’assistenza sanitaria della Finlandia, che si colloca al sesto posto in termini di accesso e qualità del servizio, e dell’Italia (al nono sposto) è inferiore rispetto a quella Regno Unito (al 23° posto), nonostante i primi due paesi abbiano un punteggio più alto; gli Stati Uniti invece, che registrano la più alta spesa sanitaria pro capite al mondo, si collocano solo al 29° posto. Queste anomalie riscontrate in alcuni dei paesi più ricchi sono imputabili alle differenze culturali.

Più del 70% degli americani è in sovrappeso o soffre di obesità, e la prevalenza dell’obesità grave è aumentata negli ultimi due decenni. La situazione non è molto diversa nel Regno Unito, dove il 67% degli uomini e il 60% delle donne sono considerati in sovrappeso.

Gli alti tassi di obesità sono uno dei principali problemi di salute pubblica e anche una delle determinanti di malattie croniche legate alla dieta, come le malattie cardiovascolari, il diabete di tipo 2 e alcuni tipi di cancro. Attualmente sei americani su 10 soffrono di una patologia cronica e quattro su 10 accusano due o più malattie croniche. La prevalenza di queste patologie croniche dipende da vari fattori, tra i quali spiccano le abitudini alimentari scorrette e la mancanza di attività fisica.

Nel Regno Unito è ormai ampiamente riconosciuto che i più alti livelli di obesità contribuiscono al fatto che il paese evidenzi il più elevato tasso di mortalità da Covid-19 in Europa. Man mano che i governi si renderanno conto che i fattori culturali e legati allo stile di vita stanno più che annullando gli eventuali benefici incrementali legati alla spesa sanitaria pro capite supplementare, potremmo assistere a un cambiamento delle politiche volto a considerare queste aree, in particolare nell’ambito della crisi attuale.

L’alimentazione è uno dei metodi più semplici di cui dispongono i governi per influenzare la salute pubblica e l’incidenza dell’obesità. In futuro, i cibi e le bevande meno salutari saranno probabilmente soggetti a crescenti restrizioni in termini di pubblicità, a tasse sullo zucchero e a maggiori avvertenze sulle etichette dei prodotti. È più probabile che tali misure verranno adottate nei paesi caratterizzati da una maggiore incidenza del diabete, un bilancio più grave legato al Covid-19 e sistemi sanitari pubblici più estesi.

Il Regno Unito rappresenta un esempio recente al riguardo. A luglio Boris Johnson ha adottato una posizione più proattiva sull’obesità dopo aver contratto lui stesso il Covid-19. Le nuove misure proposte comprendono: il divieto di pubblicizzare gli alimenti ad alto contenuto di grassi, zucchero e sale in TV e su internet prima delle 21:00; la cancellazione delle promozioni di tipo “1+1 gratis” sugli alimenti poco salutari ad alto contenuto di sale, zucchero e grassi; l’indicazione delle calorie sui menù al fine di aiutare le persone ad effettuare scelte più sane quando mangiano fuori; e l’obbligo di segnalare le “calorie liquide” nascoste per le bevande alcoliche. Infine, una campagna aiuterà le persone a perdere peso, a mantenersi attive e a mangiare meglio.

Uno stile di vita più attivo rappresenta anche uno strumento cruciale per combattere la crisi dell’obesità in tutto il mondo. L’Organizzazione mondiale della sanità afferma che la carenza di attività fisica è uno dei principali fattori di rischio di mortalità a livello mondiale. Le campagne governative per aiutare le persone a perdere peso e a fare attività potrebbero rivelarsi fondamentali per invertire queste tendenze. Anche le società di abbigliamento sportivo come Adidas (una posizione nella nostra strategia) promuovono uno stile di vita più sano tramite le loro campagne di marketing e di sostegno alla comunità, ricavando al tempo stesso un beneficio economico.

La strategia Global Sustainable Outcomes evita attivamente le società i cui prodotti e servizi alimentano la crisi dell’obesità e della salute, come le aziende produttrici di alcolici e i fast-food, dando invece la priorità alle imprese di beni di consumo i cui prodotti contribuiscono a una dieta e a uno stile di vita più sani. Se le politiche governative si dimostreranno efficaci, riteniamo che le società con un profilo migliore dal punto di vista sanitario risulteranno avvantaggiate, mentre quelle con portafogli meno salutari dovranno affrontare sfide e costi maggiori in futuro.

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