A Terra Madre Bergamo le Food Policy di sei città

Una giornata di webinar per discutere di politiche alimentari e condividere buone pratiche

La prima giornata di Terra Madre Bergamo – la due-giorni di dibattiti organizzata da Slow Food, Città di Bergamo e Città di Milano – è stata dedicata al tema delle food policies, le politiche alimentari e i soggetti che ne sono coinvolti, a partire dalle amministrazioni fino alle associazioni di volontariato, passando per tutti i protagonisti della filiera.

Che cosa sono le food policies?

Nel corso di due webinar differenti, uno dedicato agli stakeholder e uno agli amministratori locali, sono stati toccati i diversi aspetti che riguardano le politiche alimentari. Sono molti, infatti, i significati di un termine che racchiude al proprio interno diversi impegni: dall’economia al sociale, dal governo del territorio alle politiche di sviluppo locale, e poi ancora le politiche di welfare, l’educazione, il diritto al cibo, i problemi dell’approvvigionamento e i modelli di distribuzione del cibo, la lotta allo spreco e le problematiche legate alla salute, fino al turismo e alla valorizzazione delle aree verdi.

Fare politica alimentare, secondo il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, significa prendere consapevolezza che la città non può essere soltanto luogo di consumo, ma anche di produzione: compito dell’amministrazione è allora quello di sostenere le realtà agricole e favorire la nascita di reti, mettendo ad esempio in comunicazione produttori e ristoratori, stimolando la valorizzazione dei prodotti locali. Ma significa anche lavorare per far arrivare nelle mense scolastiche alimenti biologici (una quota oggi al 65%), e far nascere distretti insieme ad altri Comuni: è il caso di East Lombardy – che unisce Bergamo a Brescia, Cremona e Mantova – nel 2017 riconosciuta come regione gastronomica europea.
Altro tema centrale, quando si parla di politiche alimentari, è quello che riguarda la lotta allo spreco: ne ha parlato Anna Scavuzzo, vicesindaco di Milano delegata alla Food Policy, che ha sottolineato l’importanza di condividere le esperienze, le strategie e le buone pratiche sperimentate in ogni singola realtà. Anche per questa ragione, nei prossimi mesi, verrà organizzata una winter school rivolta ai sindaci lombardi: un momento di confronto e di scambio durante il quale trovare gli spunti utili a migliorarsi.

Alimentazione fa rima anche con turismo: secondo Roberto Stanchina, vicesindaco di Trento, si deve lavorare sulla promozione di trekking agricoli che tocchino le aziende e i produttori che fanno della sostenibilità un marchio di fabbrica, come quelle che aderiscono al progetto Nutrire Trento.
L’assessore all’Ambiente del Comune di Torino, Alberto Unia, ha voluto sottolineare l’importanza della sicurezza alimentare, cioè un accesso al cibo sicuro. Torino, grazie alla collaborazione con molte realtà operanti sul territorio, ha fatto fronte alla crescente domanda nel periodo Covid-19. Ma l’attenzione sulle politiche del cibo a Torino sono ormai radicate e alcuni progetti stanno dando ottimi risultati: uno su tutti #RePoP, che mette insieme lotta allo spreco e integrazione sociale. Il progetto ha preso il via tre anni fa a Porta Palazzo, uno dei più grandi mercati d’Europa, e grazie all’aiuto di immigrati e richiedenti asilo il cibo invenduto viene redistribuito a chi ne ha bisogno.
Funziona in maniera simile Ricibo, il progetto illustrato dall’assessore all’Ambiente di Genova, Matteo Campora, con cui si vogliono mettere in rete le associazioni impegnate nella lotta allo spreco e nella distribuzione di cibo nella città ligure sfruttando la tecnologia e un approccio scientifico, per migliorare l’efficacia dell’intervento e aumentare il recupero di eccedenze alimentari.
Cibo e welfare al centro anche dell’intervento di Carla Palone, assessore all’Ambiente del Comune di Bari, che ha ricordato come, per affrontare l’emergenza Covid-19, la città sia riuscita a far dialogare il settore profit con il sociale: volontari e imprenditori del settore alimentare hanno cooperato per assicurare pasti a oltre 5mila famiglie.

Anche nel confronto tra gli stakeholder è emersa la necessità di fare rete: come ha sottolineato Filippo Gavazzeni del Milan Urban Food Policy Pact (un patto internazionale firmato da 210 città del mondo che impegna i sindaci a lavorare per rendere sostenibili i sistemi alimentari) le food policies sono lo strumento con cui raggiungere tutti gli obiettivi di cui abbiamo parlato finora. Spesso infatti, ha evidenziato Andrea Calori della Rete delle Politiche locali del cibo, i Comuni attuano già politiche sul cibo, a volte inconsapevolmente, perché rispondono a esigenze pratiche delle comunità che amministrano: mettendo insieme queste esperienze «emerge che gli strumenti a disposizione per portare avanti politiche del cibo sono molti». Come ha ribadito Simone d’Antonio, che per l’Anci segue il progetto Urbact, una rete di collaborazione globale di food policies può facilitare anche i comuni più piccoli che possono portare un ottimo bagaglio di esperienze, essere i primi incubatori di nuovi progetti e coinvolgere attori diversi: dal modello degli orti urbani diffusi, che contribuiscono all’inclusione sociale e alla promozione di un’alimentazione sostenibile, agli esempi di mense con menù interamente a km zero.
Da oltre trent’anni Slow Food è in prima linea per quanto riguarda le politiche alimentari: «Per noi è naturale parlare di sovranità alimentare e agricoltura sostenibile, ma dal confronto e dall’unione di intenti nascono progetti e azioni importanti» ha ricordato Marta Messa, direttrice dell’ufficio Slow Food di Bruxelles.

 

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