Presidenziali Usa: “primo dibattito determinante per la vittoria”

“Come ci ha insegnato la storia, le elezioni alla Presidenza degli Stati Uniti si vincono, e soprattutto si perdono, nei dibattiti in tv. Oggi sarà un giorno importante per Donald Trump e Joe Biden: la prima impressione che daranno agli elettori americani sarà determinante e potrebbe influire sul risultato delle elezioni il prossimo 3 novembre”. E’ l’analisi di Massimiliano Cavallo, uno dei maggiori esperti italiani di Public Speaking e autore del libro “Parlare in pubblico senza Paura” edizioni Anteprima, alla vigilia del primo dibattito in tv dei due candidati alla Presidenza degli Stati Uniti che si terrà a Cleveland.

“Le strategie che i candidati possono utilizzare sono di due tipi: decidere di parlare agli indecisi o puntare al proprio target per mobilitarli e motivarli alla campagna elettorale delle ultime decisive settimane”, spiega l’esperto. Ma a prescindere dalla scelta di strategia, nei dibattiti tv la cosa più importante è non sbagliare. “Se è vero che una buona prestazione in tv non sempre permette di aumentare i consensi è altrettanto vero che una gaffe può portare a un crollo verticale da cui è difficile risalire”, dice Cavallo.

Mentre è più complicato prevedere atteggiamenti e strategie dei candidati, i temi su cui si giocherà il dibattito e, in generale, l’intera campagna, sono già piuttosto chiari. Le Convention dei Democratici e dei Repubblicani hanno già introdotto quelli che possono essere i temi di queste ultime settimane di campagna elettorale e dei Debate. “Certamente Trump – afferma Cavallo – arriva all’appuntamento elettorale con forti difficoltà dovute alla gestione della pandemia da coronavirus e dal movimento Black Lives Matter. Ma l’attuale Presidente americano sa il fatto suo e le cronache degli scontri nelle città americane gli hanno consentito di spostare l’attenzione: l’America brucia – è il messaggio di Trump – ed è in difficoltà non per la pandemia ma perché assediata da facinorosi ‘anarchici, marxisti, vandali’ sostenuti dai socialisti di Biden”. Secondo l’esperto, si tratta di un classico esempio del potere del “Public Speaking” nel modificare la realtà a proprio vantaggio e, in questo senso, Trump già durante la Convention ha definito il campo di gioco: la scelta è tra “il sogno americano e il socialismo”.

“Spesso non è tanto importante quello che si dice, ma come lo si dice”, sottolinea Cavallo. “Trump potrà quindi giocare il messaggio ‘law and order’ sempre molto caro all’elettorato repubblicano, dai tempi di Nixon, ridestando l’attenzione di conservatori, moderati e indecisi, stanchi di vedere le proprie città sotto assedio”, aggiunge, sicuro che Trump alla fine sceglierà di puntare sul suo target di riferimento. Biden invece è il “buon padre di famiglia”. “In questo senso – spiega Cavallo – è interessante la metafora scelta, infatti, dalla moglie di Joe Biden durante il suo discorso alla Convention Democratica. L’ex-insegnante ha parlato da una scuola, un simbolo di questi mesi”. Biden ha dovuto affrontare la morte della prima moglie e di sua figlia decedute in un incidente d’auto nel 1972 e il prematuro decesso del figlio maggiore nel 2015. “Il messaggio sarà quindi: Biden ha ricostruito una famiglia come farà con l’America”, dice Cavallo. “Così come ha riunito una famiglia spezzata, allo stesso modo riunirà gli Usa”, aggiunge. “Certamente Trump, durante i dibattiti, cercherà di mettere in difficoltà Biden dimostrandosi più forte e adatto a fare il Presidente”, precisa Cavallo. “Già in queste settimane ha detto che il suo sfidante è debole e troppo anziano per guidare gli Usa, definendolo “sleepy Joe”, ossia l’addormentato”.

Ma i contenuti dei dibattiti, così come è successo in passato, potrebbero risultare meno determinanti rispetto alle capacità comunicative dei candidati. “Celebre è il primo dibattito in tv della storia del 26 settembre 1960, quello tra Kennedy e Nixon”, ricorda Cavallo. “Nixon si presentò mal rasato, era teso e l’abbigliamento era sbagliato: il bianco e nero della tv ne confondeva la figura con lo sfondo dello studio televisivo. Inoltre – prosegue – non guardò per nulla la telecamera. Cosa che invece sapeva fare bene Kennedy, rivolgendosi così direttamente ai telespettatori con sicurezza e padronanza. Nei sondaggi Kennedy riuscì a risalire dal -1% al +3%”. E ancora: “Nel 2000 Gore, già vicepresidente con Bill Clinton, si dimostrò nei dibattiti – ricorda Cavallo – troppo arrogante e spocchioso. Pagò la sua aria di superiorità che lo portava a mancare di rispetto non solo al suo avversario George W. Bush ma a tutti gli elettori repubblicani che lo avevano indicato come candidato”. Gli esempi sono molti di più, il senso sempre lo stesso. “Saper parlare al pubblico, in questo caso saper parlare agli elettori, può fare la differenza tra una vittoria e la sconfitta”, conclude Cavallo.

Per info: www.massimilianocavallo.com

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