Quando respirare è difficile

La mancanza di respiro è una condizione in cui si avverte che l’aria manca o che è difficile respirare.

La condizione è anche spesso associata a una varietà di problemi di salute, tra cui l’ulcera gastrica e la malattia coronaria.

Anche se sembra lo stesso, la mancanza di respiro sperimentato da chi soffre di bruciore di stomaco e di malattia coronaria è molto diversa.

Da chi soffre di bruciore di stomaco o dispepsia, la mancanza di respiro è percepita come respiro corto.

La mancanza di respiro che chi soffre di malattia coronarica è percepita invece come oppressione e senso di peso sul petto.

Anche l’ansia può provocare difficoltà di respirazione, così come l’asma e svariate patologie polmonari.

Nel caso di sintomi forti o persistenti è importante rivolgersi ad un medico.

Uil Scuola Rua: a Verona si vuol tornare al Medioevo

“Qualcuno a Verona sta provando a portare l’orologio della storia e dei diritti al medioevo: un’offesa violenta non solo a tutte le donne ma anche a tutti coloro che si sono battuti per l’emancipazione e per far sì che nella nostra società, nel diritto e nel mondo del lavoro si superassero, almeno dal punto di vista formale, tutte le ingiustizie che l’universo femminile ha dovuto subire”. Lo dichiara Sonia Ostrica segretaria nazionale della Federazione della Uil Scuola Rua e leader dei settori Ricerca, Università e Afam.
“Come se non bastassero gli oscurantisti di casa nostra – ogni riferimento al senatore Pillon non è casuale – dobbiamo fare i conti anche con i movimenti di estrema destra americana, della destra russa e qualche fascistoide nostrano che con la scusa di difendere la famiglia naturale propone l’abolizione di diritti come l’aborto, il divorzio, delle unioni civili. Il fatto che il governo si sia fatto coinvolgere in un evento di questo tipo (addirittura concedendo un patrocinio poi, fortunatamente ritirato) e che alcuni ministri partecipino a questa iniziativa retrograda e oscurantista la dice lunga su quanta strada abbiano ancora davanti le donne per affermare concretamente i propri diritti”, conclude la sindacalista.

Sempre meno nascite in Italia

DENATALITA’ IN ITALIA: I NUMERI – 449mila nascite, 9mila in meno rispetto al 2017, 128mila in meno rispetto al 2008. 358mila sono quelli nati da madri italiane, 8mila in meno rispetto al 2017; quelli nati da cittadine straniere, invece, sono stati 91mila, meno mille rispetto al 2017. Dati preoccupanti quelli relativi alla natalità in Italia, sottolineati durante il 2° Congresso Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita, che si è aperto stamattina a Firenze, sino a domani. Il trend negativo della natalità è iniziato nel 2008, quando è stata toccata anche la punta più alta di nascite dal 2001 in poi, con 576.659 parti. Da allora sempre meno, sino all’attuale situazione. In calo anche il numero medio di figli per donna: 1,32 è il dato del 2018, il dato peggiore dal 2004 ad oggi.

LE RAGIONI DELLA DENATALITA’ – Oggi la fecondità è più alta in Svezia, Francia e Regno Unito, piuttosto che in Italia, Spagna e Polonia. In questi paesi si sono adottate politiche di informazione e sostegno alla coppia, alla donna in particolare, che in Italia non esistono ancora – spiega Mario Mignini Renzini, Direttore Medico del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi e Responsabile dell’Unità Operativa di Ginecologia presso gli Istituti Clinici Zucchi di Monza – Più che un cambiamento culturale, alla base di questa riduzione ci sarebbe una motivazione economica – aggiunge Mignini Renzini – La fecondità, infatti, tende a diminuire quando le donne entrano in massa nel mercato del lavoro, ma poi inizia ad aumentare di nuovo se e quando la società si muove verso l’eguaglianza di genere. È importante, quindi, che le donne partecipino alla sfera pubblica, che gli uomini si interessino al lavoro domestico, e che siano attuate politiche di supporto ai genitori nella conciliazione tra lavoro e famiglia”.

Urge, quindi, un piano di informazione capillare e di supporto alle donne per prevenire la cosiddetta “Permanent Involuntary Childlessnes”, l’impossibilità di avere figli dovuta ad una carente informazione sul declino della fertilità e alla mancanza di piani di welfare che rendano conciliabili lavoro e maternità.

“La fecondità diminuisce con gli anni – conclude Mignini Renzini – ma ancora oggi le coppie e in parte anche i ginecologi non sono sufficientemente informati su questo tema. D’altro canto le donne che si dedicano a studio e carriera non trovano ancora in Italia un sostegno adeguato che renda conciliabili maternità e lavoro. Le politiche attuate in altri paesi dimostrano che questi problemi sono risolvibili. L’obiettivo è infatti quello fare sì che ricorrano alla procreazione assistita solo le coppie affette da problemi di sterilità e non quelle che avrebbero potuto avere figli in maniera naturale se ci avessero provato nei tempi corretti”.

IL PROBLEMA DELLA STERILITA’ – Purtroppo però, quando si raggiunge una maggiore stabilità sociale ed economica, subentra il problema della sterilità. A 25 anni il rischio di sterilità è del 5%, ma tende quasi a raddoppiare ogni 5 anni. A 30 anni diventa del 10%, a 35 del 17%, a 40 del 33% e a 45 del 62%. E’ fondamentale, quindi, non solo sostenere le famiglie, ma anche prevedere delle politiche preventive di informazione e, infine, concedere alle coppie che lo desiderano la possibilità di risolvere tale problematica attraverso l’adozione e la Procreazione Medicalmente Assistita.

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