Il consumo moderato di cioccolato fa bene al cuore

Un consumo moderato di cioccolato può ridurre il rischio di attacchi di cuore, secondo un nuovo studio il quale ha rilevato che mangiare tre barre di cioccolato al mese riduce il rischio di insufficienza cardiaca del 13%.

Sarebbero quei composti naturali contenuti nel cioccolato, chiamati flavonoidi, ad aumentare la salute dei vasi sanguigni e ad aiutare a ridurre l’infiammazione.

I ricercatori, tuttavia, consigliano la moderazione, poiché mangiare cioccolato è salutare solo se lo si fa occasionalmente. Coloro che mangiano cioccolato ogni giorno, invece, vedono aumentare il loro rischio di insufficienza cardiaca del 17 per cento.

Chayakrit Krittanawong, del Mount Sinai Hospital di New York, autore capo del nuovo studio, ha dichiarato: “Credo che il cioccolato sia un’importante fonte alimentare di flavonoidi che sono associati alla riduzione dell’infiammazione e all’aumento del colesterolo buono”.

I flavonoidi, inoltre, possono aumentare l’ossido nitrico (un gas che allarga i vasi sanguigni e aumenta la circolazione).

Krittanawong dice che il cioccolato fondente è quello più sano, perché contiene il maggior numero di flavonoidi e meno zucchero degli altri tipi di cioccolato.

Open discussion e workshop nell’ambito del festival “L’Eredità delle donne”

Sabato 22 e domenica 23 settembre 2018 si svolgeranno a Firenze, al MIP Murate Idea Park, la open discussion e il workshop di arte visiva con una delle figure di spicco del panorama italiano dell’arte urbana: MP5. I due eventi si svolgeranno nell’ambito del festival “L’Eredità delle Donne. Le nostre giornate del Patrimonio”. Un format professionale e all’avanguardia per tutti coloro che apprezzano o vogliono scoprire le peculiarità dell’intervento artistico nello spazio urbano. L’evento è organizzato in collaborazione con Le Murate Progetti Arte Contemporanea e MUS.E Firenze.

 

L’Eredità delle Donne è un progetto di Elastica e della Fondazione CR Firenze, patrocinato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, dal Comune di Firenze e da Estate Fiorentina, con la partnership di Gucci, con il contributo di Poste ItalianeBanca CR Firenze del Gruppo Intesa San PaoloPitti Immagine e “Tuscany, la bellezza della carta”, un marchio di Cartiere Carrara, in collaborazione con Publiacqua SpA, con la sponsorship tecnica di Unicoop Firenze, con la mediapartnership di RAI Radio 2 e di Scuola Fenysia, in gemellaggio con HF Ile-de-France e con l’Associazione MèMO, le associazioni che promuovono l’evento a Parigi.

 

OPEN DISCUSSION

 

L’open Discussion, diretta da MP5, si svolgerà sabato 22 settembre dalle ore 10:30 alle ore 12:00 al MIP Murate Idea Park. L’iniziativa è aperta ad un pubblico di tutte le età ed è gratuita.

L’intento di questo dialogo è quello di poter sensibilizzare il partecipante alle tematiche d’intervento artistico nello spazio urbano. Durante l’incontro si analizzerà con una visione critica il connubio tra azione artistica/politica e opera d’arte, portando esempi dalla scena di arte urbana italiana e internazionale.

 

WORKSHOP – LA RESISTENZA TACIUTA

 

Il workshop, diretto da MP5 e organizzato in collaborazione con MUS.E Firenze e Le Murate. Progetti Arte Contemporanea, si svolgerà al MIP Murate Idea Park sabato 22 settembre dalle ore 15:00 alle 18:00 e l’intera giornata di domenica 23 settembre dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00.

 

Il workshop sarà gratuito e si propone come un laboratorio di guida per la realizzazione di un’operadi arte urbana site-specific nel comune di Firenze (dove sono stati selezionati una serie di edifici le cui pareti esterne potrebbero essere oggetto di intervento). La tematica, che segue il fil rouge del Festival, è tutta al femminile: la realizzazione dell’intervento dovrà ispirarsi alle donne della resistenza partigiana, partendo dalla figura chiave di Teresa Mattei.

 

I requisiti necessari per partecipare sono:

Bozza del progetto sul tema “La resistenza taciuta”;

Conoscenze di photoshop;

-Abilità nel disegno e/o nella computer grafica;

-Avere un computer portatile (se possibile tavoletta grafica).

 

Verranno selezionati 10 partecipanti direttamente dall’artista sulla base della bozza del progetto che presenteranno in maniera preventiva entro e non oltre il 12 settembre 2018 alle ore 13:00. I progetti selezionati verranno discussi e ampliati sotto la supervisione di MP5 durante il workshop.

Per informazioni e iscrizioni contattare: ereditadelledonne@elastica.eu.

Quando i bambini giocano e si divertono con stile

Gioseppo Kids torna a sorprendere con una campagna di primo livello sviluppata sull’attenzione ai dettagli.
Un viaggio nel mondo dell’infanzia attraverso ricordi, musiche, giochi e avventure.
Un “fashion film” diretto da Victor Claramunt, i cui protagonisti sono bambini che giocano e si divertono con stile.
Comodità, qualità e creatività in una collezione che unisce tutte le tendenze del momento per quanto riguarda le calzature da bambino.
Sono tre i temi che raggruppano i modelli della nuova stagione di Gioseppo KidsNomads, Campus e Enchanted.
Nel tema Nomads troviamo modelli artigianali ricchi di dettagli bohemienne e rifiniture elaborate. Materiali organici, frange e pelli sono i protagonisti.
La tendenza ispirata allo stile universitario la scopriamo invece nel tema Campus, con modelli ribelli e spensierati, scarpe moderne e minimali.
E, infine, il tocco scientifico, fantastico e all’avanguardia della collezione Enchanted.
La parte più divertente della collezione la troviamo però nelle pantofole da casa che brillano al buio e negli originali stivaletti per la pioggia che cambiano colore quando si bagnano.
E non possiamo dimenticarci di My First Gioseppo, la linea creata per i bimbi che ancora gattonano o che stanno muovendo i primi passi, dal design ergonomico e materiali di qualità.

Jazz&Wine a 1500 metri, il 15 settembre e il 13 ottobre

Il vigilius mountain resort, design hotel ecosostenibile in Alto Adige, situato sul monte San Vigilio a 8 minuti di funivia da Lana (BZ), ospita il Jazz&Wine, che si terrà il 15 settembre e il 13 ottobre. Il Jazz&Wine è un evento che si iscrive nella tradizione del resort e rende omaggio alla passione per la grande musica jazz, valorizzando la cultura musicale ed enogastronomica del territorio, con prodotti locali e ottimi vini Schiava, eccellenze dell’Alto Adige. Non a caso, infatti, proprio al vigilius mountain resort nasce e si svolge il Trofeo Schiava, la famosa kermesse conosciuta come Vernatsch Cup, appuntamento annuale e punto di ritrovo per tutti gli appassionati di questa produzione vinicola tipica dell’Alto Adige che conferisce ai migliori vini della degustazione il titolo “Schiava dell’anno”. Si tratta di un’iniziativa fortemente voluta dal fondatore stesso del resort, Ulrich Ladurner, per celebrare il vino Schiava e rendere così il resort il centro di esaltazione enologico  dell’Alto Adige.
Ad accompagnare gli ospiti durante la manifestazione ci sarà Livio Minafra, giovane compositore e pianista vincitore del prestigioso premio Top Jazz nel 2005, 2008 e 2011. Un connubio perfetto, quello tra jazz e vino, che il vigilius mountain resort intende esaltare con un grande artista.
Il Jazz&Wine non si svolgerà in un luogo qualunque del resort, ma in uno degli angoli più suggestivi ovvero la terrazza della Stube ida. Musica e vino saranno così i protagonisti in un posto magico ed esclusivo che con la sua vista mozzafiato sulle Dolomiti cattura tutti gli ospiti del resort.
In questo contesto, quindi, il vigilius mountain resort si trasforma in un vero e proprio teatro a cielo aperto celebrando la musica jazz con un appuntamento speciale in cui gli ospiti potranno degustare i migliori vini Schiava e squisiti formaggi selezionati accuratamente dal giovane ma promettente chef Filippo Zoncato. L’evento è aperto agli ospiti del resort e agli appassionati di jazz. Solo otto minuti di funivia per scoprire il vigilius mountain resort, un’isola fra le montagne realizzata dall’architetto Matteo Thun, e lasciarsi conquistare dal Monte San Vigilio e dal panorama alpino circostante. Il resort infatti invita a fondersi con il ritmo della natura e ad abbandonarsi alla semplicità.
Promozione Jazz&Wine a partire dalle ore 12.00 a Euro 21,00 per persona incluso il biglietto della funivia, degustazione vini, formaggio e concerto inclusi.

Menopausa: anche le balene beluga e i narvali ci vanno

La maggior parte degli animali mantiene la sua capacità riproduttiva per tutta la vita e fino ad ora si sapeva che solo tre specie vanno in menopausa. Un gruppo di scienziati ha recentemente scoperto che anche le balene beluga e i narvali vivono questa fase della vita.

Il nuovo studio, pubblicato su Scientific Reports, dice che c’è solo una piccola lista di specie che vanno in menopausa ed è formato in maggioranza da Odontoceti, o balene dentate, un sottordine dei cetacei che hanno i denti: la balena beluga , il narval, l’orca e la balena pilota tropicale.

Gli scienziati si chiedono perché l’evoluzione di alcune specie ha portato le loro femmine ad avere la menopausa.

La risposta che si sono dati è perché la menopausa ha un senso in termini evolutivi. Nel caso delle orche, per esempio, la ragione per smettere di riprodursi è che, sia il maschio che la femmina, rimangono con le loro madri per tutta la vita. Con il passare del tempo il gruppo cresce con figli e nipoti. Se aumenta la prole, si dovrà competere per le risorse, come hanno spiegato gli autori dello studio, fatto nell’Università britannica di Exeter, nella York canadese e nel centro di ricerca americano Whale.

L’esistenza della menopausa nelle orche è documentata da 40 anni di studi, ma non così per i beluga e i narvali. Gli esperti ritengono che questi ultimi abbiano strutture sociali simili a quelle delle orche.

La ricerca suggerisce anche, che ragioni evolutive e di competizione per le risorse, abbiano condizionato i nostri antenati , in combinazione con i benefici che le donne anziane avevano per il gruppo sociale.

Capacità muscolare ok con l’apelina

Un team francese di ricercatori ha recentemente identificato un ormone chiamato apelina e prodotto dalla contrazione muscolare durante l’esercizio fisico, che sembra in grado di mantenere o addirittura ripristinare la capacità muscolare negli anziani

Un team di ricercatori di Tolosa ha appena svolto un importante lavoro sull’apelina, un ormone naturale secreto durante l’esercizio. Le proprietà rigeneranti di questo ormone sui muscoli promettono nuovi progressi nella lotta contro la sarcopenia, un fenomeno di deperimento muscolare che colpisce gli anziani.

L’apelina, un ormone in grado di ripristinare la costruzione del muscolo, è oggetto di importanti ricerche da parte dei ricercatori Inserm dell’Università Paul Sabatier e Gerontopole l’Ospedale Universitario di Tolosa (Alta Garonna).

Ormone 100% naturale, l’apelina è secreta dalla contrazione dei muscoli durante l’esercizio. Gli scienziati hanno studiato le sue proprietà sui muscoli somministrando l’ormone ai topi anziani. I risultati di questa ricerca, recentemente pubblicati sulla rivista  Nature Medicine, sono all’altezza delle loro aspettative.

Nei topi che hanno ricevuto l’ormone, la capacità muscolare è migliorata significativamente. Allo stesso modo, le fibre dei muscoli si sono rigenerate.

Per Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di una scoperta promettente per gli anziani. Questa scoperta, dunque, potrebbe far progredire la ricerca sulla sarcopenia, una sindrome che colpisce gli anziani e scioglie la massa muscolare e causa, infine, una situazione inevitabile di dipendenza .

“Questo lavoro rende possibile considerare l’apelina sia come strumento per la diagnosi precoce della sarcopenia sia come trattamento promettente per la lotta contro la perdita di funzionalità legata all’età” , afferma Philippe Valet, co-direttore dello studio e professore presso l’Università Paul Sabatier di Tolosa.

Le prime prove cliniche sulla molecola saranno condotte da Gérontopôle de Toulouse dal 2019.

West Nile, Chikungunya e Zika: è necessario un nuovo piano nazionale

Malattie vettoriali: è auspicabile che si inizi a lavorare in tempi brevissimi, al fine di poter ottenere  risultati significativi già nel prossimo anno

L’estate 2018 è iniziata con un aumento delle segnalazioni di punture di zecche. Nel bellunese i casi di infezioni da virus dell’encefalite da zecche riportati a luglio avevano superato il numero delle diagnosi degli anni precedenti, tanto da indurre la Regione Veneto a rendere gratuita la vaccinazione.  Ai primi di luglio, i casi di infezione da virus West Nile, trasmessa dalla zanzara comune, Culex pipiens,  erano già più numerosi di quelli segnalati in tutto l’anno scorso. Al 23 agosto erano stati diagnosticati 103 casi di malattia neuro invasiva, tre volte il numero medio di casi – 32 – osservato negli ultimi cinque anni. L’anno scorso, di quest’epoca, i casi segnalati erano in tutto 13.

LE MALATTIE VETTORIALI – È probabile che le condizioni climatiche delle ultime stagioni abbiano favorito localmente un aumento delle attività dei vettori, zanzare e zecche, che ha avuto come conseguenza un significativo incremento delle malattie da essi trasmesse. Al di là, però, delle condizioni climatiche di un singolo ciclo stagionale, questi fenomeni sembrano inquadrarsi in un contesto assai più vasto e complesso. Malattie trasmesse da insetti ematofagi si stanno estendendo in gran parte del mondo in aree mai precedentemente toccate. È  quanto è già accaduto per tre virus africani come  West Nile, Zika e Chikungunya. 

Il virus West Nile era sconosciuto in America fino al 1999, quando si è manifestato per la prima volta a New York, per poi diffondersi in pochi anni in tutti gli USA, in Canada, in Messico e iniziare ad estendersi verso l’America Centrale e Meridionale. Il ceppo giunto a Queens nel 1999 è risultato lo stesso che nello stesso anno era stato isolato in Israele.  Zika ha causato epidemie in Polinesia e poi nelle Americhe, assumendo le connotazioni di un’emergenza globale. Nelle Americhe il ceppo implicato è risultato lo stesso che aveva causato un’epidemia nella Polinesia francese. Chikungunya  in pochi anni si è adattato ad un nuovo vettore, Aedes albopictus e ha causato epidemie in aree geografiche mai toccate in precedenza.  Nel 2013 si è spinto per la prima volta in America, ove, dopo essere inizialmente sbarcato su un’isola caraibica, si è reso responsabile di  epidemie in 45 paesi del continente americano causando milioni di casi.  Anche in questo caso il ceppo originario, come per West Nile o Zika, il ceppo che ha dato inizio alla ‘invasione’ era stato trasportato da persone o zanzare infette scese da un aereo in luoghi dove le condizioni climatiche e la presenza di insetti vettori compatibili hanno consentito l’espansione della malattia.

I CASI DI CHIKUNGUNYA E DENGUE IN ITALIA – Secondo il parere motivato di chi analizza scientificamente il fenomeno, ci troviamo di fronte quindi ad una situazione in cui fattori legati alla globalizzazione si sono associati a variazioni climatiche favorenti l’estensione dell’areale di distribuzione dei vettori. In Italia, l‘estate scorsa si era chiusa con l’epidemia di Chikungunya a Roma, ad Anzio e in Calabria, la seconda in dieci anni, resa possibile dalla presenza di Aedes albopictus, la zanzara tigre  che si è ormai radicata in tutto il paese. Una zanzara teoricamente in grado di trasmettere anche il virus Zika e il virus Dengue, per i quali sembra avere una capacità vettoriale limitata, che non le ha a oggi consentito di essere in grado di causare epidemie sostenute da questi virus nell’area mediterranea.

Il fatto che un’epidemia di Chikungunya si sia verificata in Italia ‘solo’ due volte in dieci anni (o per meglio dire solo due volte da quando una mutazione del virus gli ha consentito di utilizzare anche la zanzara tigre come vettore) dipende dall’impossibilità della zanzara di trasmettere il virus alla propria progenie. Perché un’epidemia si verifichi in Italia bisogna pertanto che una persona o una zanzara infette arrivino da un’area in cui è in corso l’epidemia. Le zanzare tigre ‘italiane’ penseranno poi al resto, amplificando la diffusione del virus. I ceppi che hanno causato le due epidemie italiane, diversi tra loro, sono arrivati entrambi dal subcontinente indiano, una distanza che hanno dovuto necessariamente coprire in aereo.

I CASI DI WEST NILE IN ITALIA – Completamente diversa è la situazione per quanto riguarda West Nile. In questo caso il vettore, la comune zanzara Culex pipiens, può trasmettere il virus alle sue uova e quindi alla futura progenie. Fattori climatici, precipitazioni, temperatura estiva si sono dimostrati in grado di influenzare la capacità delle uova deposte di superare l’inverno, di favorire la proliferazione delle popolazioni di zanzare e di consentire l’incremento dell’ibridazione tra il biotipo di Culex che punge quasi esclusivamente l’uomo e quello che punge quasi solo gli uccelli. Diverse specie dei quali costituiscono il vero serbatoio della malattia, poiché nell’uomo non viene raggiunta la viremia  sufficiente da consentire alla zanzara di assumere pungendolo una quantità di virus utile a ritrasmettere l’infezione. Gli ibridi, che pungono indifferentemente l’uomo e gli animali serbatoio, sarebbero quindi le vere truppe d’assalto di West Nile, e le condizioni che favoriscono il loro sviluppo l’elemento cruciale di rischio per la popolazione umana.

A portare il virus West Nile in Italia non sono gli aerei, ma gli uccelli migratori. La presenza di West Nile di genotipo1 è nota in Italia dal 2008. In uno studio in donatori di sangue del milanese i campioni prelevati nel 2009 erano tutti negativi, mentre in quelli prelevati nel 2011 vi era una prevalenza di anticorpi specifici per virus West Nile dello 0,58%, a suggerire sia una introduzione recente del virus, sia un numero non trascurabile di infezioni asintomatiche. Il ceppo ora prevalente in Italia appartiene al genotipo 2, il che significa che nel nostro paese vi è stata un’ulteriore introduzione di questo virus, successiva alla prima e sempre verosimilmente dovuta ad uccelli migratori.

In condizioni favorevoli, Culex resta attiva fino ad ottobre. Negli ultimi cinque anni il picco dei casi si è registrato in agosto, con un importante numero di segnalazioni anche in settembre e nel 2016 qualche caso è stato osservato anche in ottobre e all’inizio di novembre. È quindi probabile che il fenomeno in atto non sia concluso e che altri casi si stiano verificando o si possano verificare nell’immediato futuro. Come è noto, per West Nile non esiste ancora un vaccino e non disponiamo di farmaci efficaci. Le misure che possono essere impiegate si limitano pertanto ai presidi di protezione degli ambienti domestici (zanzariere, insetticidi) ed individuali (repellenti per insetti).

Quanto sta accadendo dimostra la necessità improcrastinabile di un’intensificazione della lotta ai vettori, visto che quanto è stato posto in atto finora non ha evidentemente sortito il risultato auspicato e che è altamente verosimile che condizioni climatiche come quelle di quest’anno possano ripresentarsi nel prossimo futuro. Notizie di questi giorni testimoniano inoltre l’incremento delle segnalazioni di Aedes koreicus, che sta estendendo la sua distribuzione in Italia settentrionale e che rappresenta un ulteriore esempio di radicazione nel nostro territorio di specie di insetti ematofagi subtropicali o tropicali potenzialmente pericolosi per la salute umana.

UN NUOVO PIANO E LA RETE INFETTIVOLOGICA A PRESIDIO DELLA SALUTE – In questa situazione SIMIT ritiene indispensabile l’applicazione rigorosa dei piani di intervento e delle linee guida del Ministero della  Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità e la loro ulteriore integrazione in un piano nazionale di lotta ai vettori che tenga conto delle recenti esperienze, che disponga delle risorse necessarie e la cui realizzazione coordinata non lasci spazio a mancanze che localmente possano compromettere il risultato generale. Va infatti ricordato che la lotta ai vettori non consente ‘flessibilità locali’ nella sua applicazione, perché la mancata o insufficiente attuazione in un’area può compromettere il risultato anche in aree contigue.  In considerazione delle difficoltà e dei limiti delle azioni tardive sulle zanzare adulte, è auspicabile che su questo piano si inizi a lavorare in tempi brevissimi, al fine di poter ottenere  risultati significativi già nel prossimo anno.

Prof. Massimo Galli, Presidente SIMIT

 

Cibo più povero con l’inquinamento ambientale

L’aumento delle emissioni di carbonio potrebbe rendere le colture alimentari di base, come il grano e il riso, meno nutrienti e mettere, così, in pericolo la salute di centinaia di milioni di persone tra le più povere del mondo, dice un nuovo studio apparso su Nature Climate Change.

Delle colture coltivate nei campi aperti con elevati livelli di anidride carbonica hanno fino a 17 per cento livelli più bassi di proteine e minerali, come ferro e zinco, rispetto a quelle cresciute in mezzo a meno inquinamento.

La ricerca ha previsto che nel 2050, quasi 300 milioni persone potrebbero non avere abbastanza zinco o proteine nel cibo, mentre 1,4 miliardi donne e bambini potrebbero avere una carenza di ferro, a causa delle emissioni di carbonio.

Entro la metà del secolo, le aree a più alto rischio saranno quelle che comprendono alcuni dei paesi più poveri del mondo: l’India, l’Africa, il Medio Oriente e il Sud-Est asiatico, che basano l’alimentazione sui cereali più vulnerabili agli effetti del carbonio, come il frumento e il riso.

Le emissioni di carbonio e il riscaldamento globale incidono sulla produzione alimentare anche attraverso condizioni meteorologiche estreme, come la siccità e le alluvioni, ha detto Matthew Smith, della Harvard Chan School of Public Health di Boston, uno degli autori dello studio.

L’anidride carbonica fa in modo che le piante crescano più velocemente e creino un minor numero di micro-nutrienti, ha spiegato..

 

Per ricordare la nascita di Freddie Mercury

Il 5 settembre del 1946 nasceva Freddie Mercury, icona della musica rock, in assoluto tra le voci più belle ed emozionanti della musica. La rockstar ha lasciato una traccia indelebile e rappresenta ancora oggi un mito per giovani e meno giovani. Mercoledì 5 settembre 2018 gli Hard Rock Cafe di tutto il mondo celebrano i 72 anni dalla nascita dell’artista di Zanzibar con l’evento internazionale Freddie For a Day.

Per il sesto anno consecutivo, gli Hard Rock Cafe italiani di Roma, Venezia e Firenze dedicano alla leggenda un’intera giornata di festeggiamenti con musica, concerti live, contest, quiz, estrazioni, menu a tema, promozioni sulla birra e raccolta fondi a favore del Mercury Phoenix Trust per sostenere la ricerca contro l’AIDS e l’HIV.

Solo il 5 settembre, nelle tre location di Roma, Venezia e Firenze sarà possibile acquistare i “baffetti alla Freddie”, al costo di 2 euro e la spilla a edizione limitata “Freddie for a Day” al costo di 13,95 euro a sostegno della fondazione creata da Brian May, Roger Taylor e dal manager Jim Beach, in memoria del loro frontman scomparso nel 1991. Come da tradizione lo staff e tutti gli ospiti dei Cafe sono invitati ad indossare i baffetti ed esibire la spilla, in un’atmosfera di festa e di musica interamente dedicate a Mercury e ai Queen.

“Freddie Mercury è stato un cantante, un compositore e un produttore discografico leggendario, e siamo onorati di poter continuare questa lunga collaborazione con il Mercury Phoenix Trust attraverso il programma Freddie for a Day” afferma Stephen Judge, presidente Cafe Operations di Hard Rock International. “Quest’anno, a supporto di Freddie for a Day, abbiamo coinvolto molti altri cafe in tutto il mondo”.

Grazie alla collaborazione con Universal Music Italiagli appassionati dei Queen e di Freddie Mercury potranno ricevere premi gentilmente offerti dalla casa discografica.

“Freddie For A Day è una campagna di sensibilizzazione e di raccolta fondi per la ricerca su HIV/AIDS, che permette ai fan di dare un personale supporto alla missione di Mercury Phoenix Trust nel mondo” spiega Claudia Walker responsabile della Mercury Phoenix Trust. “Siamo colpiti dallo sforzo organizzativo e dal sostegno di Hard Rock in Europa e in Nord America. La festa annuale celebra la vita di Freddie Mercury e unisce le persone nella lotta a questa terribile malattia”.

Al Cafe di Roma dove è presente una memorabilia di Freddie Mercury, il cd di Innuendo, la serata celebrativa sarà presentata da Fabio Arboit di Radio Capital. Non mancherà la live music con due cover band dei Queen: gli Everqueen ed i Queenrocks. L’icona del rock sarà festeggiata, inoltre, con un menù speciale Freddie For a Day, una torta celebrativa ed una promozione 2×1 sulla birra Nastro Azzurro. Nel corso della serata ci sarà, poi, un rock quiz con premi offerti dalla Universal Music Italia.

In occasione dei festeggiamenti nel Cafe di Venezia lo staff del locale sarà vestito a tema e per tutta la giornata, si abbinerà alla vendita dei “baffetti alla freddie” la possibilità di ricevere dei raffle ticket che consentiranno di partecipare, in serata, all’estrazione di esclusivi premi messi in palio da Universal Music Italia. Sempre per l’intera giornata di celebrazioni, i fan al Cafe potranno gustare la birra Itala Pilsen in bottiglia in promo 2X1. In serata, dalle ore 21.30, in Laguna, alla solidarietà si aggiungerà la musica live. Sul palco l’energia dei grandi classici dei Queen, la passione e il talento della Regina reinterpretati dal quartetto milanese ’39 Queen Tribute, Official Italian Supporter del Mercury Phoenix Trust, un riconoscimento unico in Italia.

Durante tutta la giornata, per festeggiare quello che è considerato uno dei migliori frontman della storia della musica, il Cafe di Firenze accoglierà i suoi ospiti in pieno Freddie Style con abiti a tema e i mitici baffetti. Una sorpresa speciale aspetta il miglior cosplay di Freddie presente in sala. L’evento clou della serata è sicuramente il live show dei Killer Queen, tra i primi Official Italian Queen performers fin dal 1995, che saliranno sul palco del Cafe fiorentino per quello che sarà un omaggio a Freddie trascinante, dirompente, in cui sarà impossibile evitare di emozionarsi e commuoversi grazie anche alla voce inconfondibile del loro frontman Yaser. Per festeggiare Freddie Mercury anche a tavola, il 5 settembre sarà possibile gustare lo special Freddie Menu ispirato e dedicato al grande talento dell’artista.

Animali: i percorsi di apprendimento di alcuni cuccioli

Le vacanze sono agli sgoccioli e tra poco tanti bambini e ragazzi torneranno sui banchi di scuola per riprendere le proprie attività educative. Così come i “cuccioli” di uomo anche i cuccioli di tante specie animali hanno un loro percorso di apprendimento attraverso il quale imparano a muoversi, a nutrirsi, a socializzare: in una sola parola a vivere. Dal gorilla alla tigre, dall’orso polare passando per il panda, il lupo, lo squalo e l’elefante ecco una carrellata sulla scuola della Natura.
GORILLA JUNIOR. I gorilla hanno capacità di apprendimento e di espressione delle emozioni sorprendentemente simili alle nostre! Non è un caso: dopo i bonobo e gli scimpanzé sono i nostri parenti più stretti. I gorilla hanno una tale capacità di apprendere, che in alcuni esperimenti un esemplare  è stato capace di usare più di 1000 segni appresi dalla sua istruttrice e comprendere oltre 2000 parole in lingua inglese. Questa grande capacità deriva dall’alto grado di socialità della specie, che vive in natura in gruppi numerosi di diverse femmine, dominati da un maschio adulto. Oltre che apprendimento per imitazione e associazione, nel gorilla esiste anche l’apprendimento per ragionamento… un po’ come accade nell’uomo. Famosa la storia di un gorilla in Congo che, prima di attraversare un fiume, fu osservato utilizzare un bastone per capire la profondità e la difficoltà dell’azione.
TIGRE JUNIOR. I cuccioli di Tigre, a pochi mesi d’età, cominciano a seguire la madre durante la caccia. Cominciano così ad osservare il suo comportamento in agguato, il suo furtivo avvicinamento alle prede e il suo modo di abbatterle, cimentandosi sempre più spesso in queste operazioni essi stessi finché, all’età di circa due anni, il loro comportamento di predazione si sarà completamente formato. La predilezione per alcune prede e le tecniche di caccia dipenderanno in gran parte proprio dai ‘gusti’ della madre e vengono appresi dai giovani durante il primo anno di vita.
PINGUINO JUNIOR. Tra i genitori più attenti alla crescita dei propri piccoli troviamo certamente i pinguini. Sia padre che madre si prendono cura del pulcino dalla nascita fino a circa 5 mesi, quando le dimensioni del proprio figlio sono simili a quelle degli adulti. È in questo periodo che il giovane comincia ad avvicinarsi alla banchisa e a prendere confidenza con il mare e la caccia, sempre sotto la supervisione e gli insegnamenti dei genitori. I giovani pinguini, in colonie che possono contare anche migliaia di individui, apprendono come tuffarsi e cacciare non solo dai genitori, ma tramite osservazione dei tanti adulti che giornalmente vanno in mare alla ricerca di cibo.
SQUALO JUNIOR. Gli squali sono pesci predatori, che individuano le proprie prede con l’aiuto di… un organo di senso molto particolare! Già nei giovani squali è stata osservata la capacità di individuare le prede anche a chilometri di distanza. Si è scoperto che non lo fanno grazie all’olfatto, ma grazie ad un organo presente sul fianco, chiamata ‘linea laterale’. Grazie a questo speciale sonar, gli squali sono in grado di avvertire le vibrazioni dell’acqua prodotte da un pesce in difficoltà, e così a localizzarlo e raggiungerlo in breve tempo. Nelle prime settimane di vita i giovani squali hanno modo di fare esperienza e di riuscire così da diventare da adulti tra i più temuti predatori dei mari.
LUPO JUNIOR. Come muoversi sul territorio? Dove si nascondono i pericoli? Dove si può trovare cibo? Sono tutte informazioni che mamma e papà lupo trasmettono ai piccoli, e che saranno utilissime quando i giovani lupi se la dovranno cavare da soli. Per i lupi è fondamentale allenare la “memoria olfattiva”. Infatti è proprio nel primo anno di vita che i giovani cominciano ad esplorare il mondo e a memorizzare tutto tramite il… naso. Grazie al loro fiuto infallibile i lupi si orientano benissimo anche di notte, riuscendo così a muoversi anche decine di chilometri, evitando i maggiori pericoli legati all’uomo e riuscendo a sentire l’odore delle prede anche a lunga distanza. Pochi animali sanno memorizzare gli odori e gli insegnamenti dei genitori  come i lupi.
ORSO POLARE JUNIOR. In un ambiente freddo e difficile come l’Artico, i giovani orsi polari dipendono totalmente dalla madre nei primi mesi di vita. E dai primi mesi si formano l’esperienza necessaria per affrontare un ambiente tanto ostile. Gli orsi sono infatti animali ‘culturali’, che si trasmettono di generazione in generazione le conoscenze. Nascondersi dai pericoli e dalle intemperie e reperire prede può infatti valere la differenza tra la vita e la morte tra i ghiacci. Per questo i piccoli orsi restano quasi due anni con la madre. Più apprendimento significa maggiori possibilità di sopravvivenza.
PANDA JUNIOR. I piccoli Panda nascono in estate e per i primi mesi si muovono solo di qualche metro. Una particolarità di questa specie è infatti la crescita lenta e solo dai 3-4 mesi i piccoli sono in grado di muoversi autonomamente. È da questa età che la madre li accompagna nei boschi di bambù, pianta che costituisce il 99% della dieta degli adulti. Come negli altri Ursidi, anche nel Panda il legame tra cuccioli e madre è forte e duraturo, e i giovani Panda continuano ad apprendere dalla madre fino ai due anni d’età. Solo allora mamma Panda li lascia andare per la loro strada, consapevole che i suoi insegnamenti contribuiranno alla sopravvivenza dei suoi figli.
ELEFANTE JUNIOR. “Un elefante non dimentica mai”… così dice un vecchio detto. Ed è proprio così. Oltre ad avere una socialità spiccata e un intelligenza unica, gli elefanti si distinguono per la loro memoria incrollabile. Si raccontano storie di elefanti ormai anziani che riconoscono i resti dei propri parenti, restando minuti ad accarezzarli anche dopo anni dalla loro morte. Grazie a questa memoria i giovani elefanti non dimenticano nulla di quanto appreso nel gruppo familiare durante i primi anni di vita: un bagaglio di informazioni decisivo per ambienti dove le risorse come acqua e cibo sono rare e spesso stagionali. Una memoria che può significare sopravvivenza.
DELFINO JUNIOR. Il Delfino è una specie dotata di un’intelligenza straordinaria. Solo l’uomo e le grandi scimmie possono essere comparati ai delfini, sia per grandezza del cervello rispetto alla massa corporea, sia per la sua complessità. Grazie a queste caratteristiche il Delfino è in grado di comunicare in maniera unica con i suoi simili. Alcuni studi sembrano dimostrare che i delfini sono in grado addirittura di apprendere il linguaggio familiare, così da distinguersi da tutte le altre famiglie durante le ‘conversazioni’ in mare! Una sorta di apprendimento sociale, un sapere che viene trasmesso da individuo a individuo e da generazione a generazione.

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