Referendum, vince il ‘no’, con un Renzi tra luci e ombre

L’esperimento Matteo Renzi sembra finito, dopo che gli italiani hanno detto “no” nel referendum, alle proposte di riforma costituzionale, a meno che il Capo dello Stato non ridia all’ex sindaco di Firenze un mandato per un nuovo esecutivo.

Quello che ha nuociuto a Renzi, non è stato tanto ciò che ha proposto, ossia la riforma della Costituzione, ma il fatto di non aver ascoltato la popolazione.

Alla gente non è piaciuto il modo con cui ha scalzato Enrico Letta e non sono piaciuti, specialmente a coloro che non li hanno avuti, i vari contentini dati a scadenza, come gli 80 euro di cui Renzi si è riempito la bocca.

Poi, l’ormai ex Premier è stato ben attento ad ascoltare i poteri forti e non ha ascoltato troppo la gente.

Silvio Berlusconi, se aveva un’idea, prima la lanciava verbalmente e sondava l’opinione pubblica, poi eventualmente procedeva.

Renzi, no, ha ascoltato i poteri forti e ha marciato come un treno, cieco e sordo di fronte a quello che la gente non avrebbe voluto: la ridicola buona scuola, il canone televisivo nella bolletta dell’energia, la riforma costituzionale a firma di un membro di governo che faceva subito pensare alle crisi bancarie…per fare solo alcuni esempi.

Ciò non vuol dire che Renzi non abbia fatto delle cose importanti. Proprio per questo noi non capiamo il perché delle sue dimissioni.

Una sconfitta non è necessariamente la fine di qualcosa. E’ una mentalità molto italiana quella di voler legare la propria persona a una vicenda, seppure politica. Renzi è molto di più e molto di meno di una riforma costituzionale. Ecco perché potrebbe dar luogo a un nuovo esecutivo bis e farebbe meglio a continuare a fare il premier, dato che ci è ‘zompato’ di prepotenza, scalzando Letta.

Togliere dal governo quegli elementi che certamente non hanno per la gente una positiva autorevolezza, non sarebbe male. Delle varie Giannini, Boschi, Madia… la politica in questo momento potrebbe farne a meno, senza rimetterci.

Le dimissioni di Renzi da premier sono state apprezzate nella minoranza del Partito Democratico, con i solti D’alema e Bersani che, a giudicare dalle loro prime dichiarazioni. Anche per loro la sconfitta a un referendum vale le dimissioni, in un contesto in cui mettono sempre in primo luogo il partito e in cui gli italiani, vengono sempre dopo.

Poi, però, gli italiani ancora votano, per fortuna.

Probabilmente gli italiani vorrebbero anche il cambiamento, ed è un’offesa dire, come ha fatto Renzi, che respingere la proposta di riforma costituzionale nel referendum equivale a non volere il cambiamento. Magari gli italiani non vogliono il cambiamento proposto da Renzi.

(Paola Ort.)

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