Il terremoto potrebbe espandersi a nord-ovest

Mentre la terra continua a muoversi nel centro d’Italia, c’è almeno un fenomeno che vale la pena di evidenziare. La scossa sismica di domenica di magnitudo 6,5, per alcuni esperti era poco prevedibile. L’energia che si era sviluppata dopo il terremoto di Amatrice non ha potuto liberarsi ed è tornata indietro, provocando un forte movimento tellurico, hanno detto gli esperti.

Collegato a questo è lo spostamento dell’epicentro. La scossa di magnitudo 4,8, alle ore 01.35  dell’1 novembre ha avuto un epicentro localizzato dagli esperti dell”Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) a 4 chilometri da Acquacanina e da Fiastra, in provincia di Macerata, a 10 km di profondità.

Si è trattato di una scossa avvenuta in un’area prima poco interessata in fatto di epicentri e scosse così forti. Questa potrebbe essere una conseguenza del trasferimento di energia dall’area di Norcia alle aree ancora intatte della faglia e alle faglie adiacenti, hanno detto gli esperti.

Il terremoto, dopo le forti scosse avvenute in precedenza ora potrebbe espandersi a nord-ovest, secondo Gianluca Valensise, dirigente dell’Ingv, il quale ha asserito che non si possono escludere nell’area altre scosse anche forti.

Normalmente, ha detto l’esperto, i terremoti non tornano indietro, “si allontanano dalla zona interessata dalla prima forte scossa verso le estremità di faglia“.

Se ad Amatrice e Arquata e nell’area di Visso, Ussita e Norcia,  le faglie più grandi si sono già scaricate, nel maceratese non ci sono stati terremoti recenti che hanno scaricato energia, per questo, altri terremoti sono possibili, non si sa quando potranno avvenire e quale intensità potranno avere.

Dalla lista degli ultimi terremoti dell’Ingv, emerge che l’epicentro delle ultime scosse, seppure lievi, è sempre più localizzato in provincia di Macerata e sempre meno nelle province di Rieti e Perugia.

L’ultimo terremoto, quello di magnitudo 6, 5 del 30 ottobre è stato il più potente registrato in Italia da quello dell’Irpinia nel 1980.

Quattro giorni prima, il 26 ottobre, erano già state registrate due forti scosse sismiche: una di magnitudo, 5,4 (epicentro a Castel San’angelo sul Nera, prov. di Macerata ) e un’altra di magnitudo 5,9 (Visso Ussita zona Macerata).

Nell’Italia centrale il 24 agosto aveva avuto luogo il primo terremoto di rilevante intensità, dopo anni piuttosto tranquilli, e aveva colpito Amatrice e dintorni, provocando la morte di più di 250 persone.

Gli esperti sono d’accordo sul fatto che i terremoti degli ultimi due mesi appartengono allo stesso sistema di faglie, situate in un territorio geologicamente complesso, stretto, frammentato, dove è difficile fare previsioni.

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