Gli inglesi hanno deciso di lasciare l’Unione europea

Gli inglesi hanno deciso di lasciare l’Unione europea tramite un referendum storico. “Leave” ha vinto con quasi il 52%, ottenendo una differenza di 1.270.000 voti su “Remain”, che ha avuto il 48% dei consensi.

Ora ci sono due anni per concludere un lungo e doloroso, forse aspro divorzio che l’Ue non aveva creduto possibile.

Il 20 febbraio sorso, dopo 30 ore di negoziati con gli altri leader dell’UE, Cameron aveva strappato delle concessioni.

Ora, i risultati elettorali hanno mostrato un paese diviso, con Londra, La Scozia, L’Irlanda del Nord che si sono espresse per il “Remain”.

David Cameron ha annunciato le sue dimissioni a seguito dei risultati del referendum, che saranno effettive non appena sarà designato un successore dal suo partito nel Congresso del mese di ottobre.

Il Premier britannico, inoltre, aveva già annunciato che non si sarebbe ripresentato nelle prossime elezioni del 2020.

La partenza del Regno Unito dal blocco europeo impone cambiamenti fondamentali in un’Unione in balia degli euroscettici.

Il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha detto al quotidiano Bild di temere che la Brexit sia non solo l’inizio della distruzione dell’UE, ma anche della civiltà occidentale.

Siamo determinati a mantenere l’unità dei 27, ha detto tuttavia Tusk, in una comunicazione fatta ai giornalisti.

GB fuori dall’Ue, le conseguenze

Fine dei dubbi: la Gran Bretagna, a dispetto delle previsioni della vigilia, ha scelto di uscire dall’Unione Europea (Brexit).

Nell’immediato non succede nulla dal punto di vista giuridico: in base all’Art.50 del Trattato di Lisbona, la GB ha 2 anni di tempo per rinegoziare gli accordi commerciali con i partners europei. Cameron ha già dichiarato di volersi dimettere, ma propone di rimanere in carica per l’ordinaria amministrazione fino al Congresso del partito in ottobre. Nelle prossime settimane vi sarà incertezza in merito all’assetto di un Paese profondamente diviso nel voto a livello regionale e sociale, con conseguenze importanti su economia, politica e mercato.

Conseguenze macroeconomiche. Brexit era stato associato a scenari macroeconomici nefasti soprattutto per la crescita della GB: l’IMF vede effetti negativi sul GDP (-1,5% a quasi -6% in 2-3 anni, il Tesoro inglese anche peggio) sull’inflazione e sulla disoccupazione. La presenza di un forte deficit commerciale unitamente a quello pubblico implica un forte deprezzamento della Sterlina (-10% già testato rispetto a chiusura di ieri). Il probabile calo del commercio internazionale avrà conseguenze asimmetriche e potrebbe resuscitare lo spettro della ‘guerra valutaria’. Per l’Europa, tuttavia, il danno economico sarà ben più contenuto, e per l’Italia particolarmente basso secondo alcune analisi (secondo il Brexit Sensitivity Index di S&P) ma è sul fronte politico e finanziario che le ferite potrebbero bruciare.

Conseguenze politiche. Cameron ha fatto un disastro politico che gli costerà molto e favorirà un euroscettico (forse l’ex sindaco di Londra Boris Johnson) come suo successore. Ma a noi interessano soprattutto le implicazioni di questo voto per il processo di integrazione europea. Sembra logico attendersi un’Europa a due velocità: UE che rallenta ed EMU che procede, ma qui si dividono i pareri tra chi si aspetta un contagio negativo del voto inglese attraverso le forze anti-sistema nei vari Paesi del continente – che potrebbero essere incoraggiate a chiedere trattamenti speciali o altri referendum – e chi spera in una ripresa dell’iniziativa da parte dei Paesi che hanno adottato la moneta unica. Anche per la reazione del mercato questo sarà cruciale. La differenza con la fase pre-EMU o della crisi del 2011 è che l’Italia farà quasi certamente parte del gruppo di Paesi che serra i ranghi, qualora l’Europa trovi una base programmatica minima su cui convergere (per esempio completamento dell’Unione Bancaria).

A cura di Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Asset Management
Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management

Perde più di 50 chili grazie a un selfie al giorno

Per dimagrire anche un selfie può aiutare. Almeno ha aiutato Justine McCabe che si è fatta un selfie al giorno per un anno e ha perso più di 50 chili.

Dopo la tragica morte del marito, Justine McCabe era molto ingrassata “Quando qualcuno che ami si suicida, le conseguenze sono tra le più difficili da vivere”, ha raccontato.

Incoraggiata dalla sua famiglia a fare sport, la donna ha cambiato il suo modo di mangiare e ha fatto esercizio fisico sei volte a settimana.

Justine, oltre all’igiene di vita, si è anche fatta un selfie al giorno per 365 giorni. Il primo selfie era davvero orribile, ha ricordato.

“Gli autoscatti mi hanno molto incoraggiato. Ogni volta mi davano la motivazione per andare al centro fitness”, ha detto.

La giovane donna, in sovrappeso dall’età di 18 anni,  ha perso 56 chili ed è passata da 142 a 86 chili, in un anno.

Justine ha deciso anche di porsi delle sfide. Parapendio, discese in corda doppia, salto col paracadute e viaggi intorno al mondo.

“Ogni sfida mi faceva sentire più viva. Mi aiutava a continuare a vivere”, ha raccontato.

Tè verde, nuova speranza per il cervello e per la sindrome di Down

Il tè verde può migliorare il funzionamento del cervello e potrebbe anche essere usato per trattare malattie come la demenza, il morbo di Alzheimer e la sindrome di Down.

Almeno, questo è quello che ha trovato uno studio recente, fatto nell’Università di Basilea, in Svizzera.

Il tè verde contiene una sostanza conosciuta come EGCG, che fa aumentare la connettività del cervello e aiuta la memoria.

“Il consumo di tè verde riesce a migliorare la memoria nelle persone sane”, ha detto Stephan Borgwadt, professore di neuropsichiatria dell’Università di Basilea.

E’ “un tipo di medicina naturale, che potrebbe essere utile per le malattie”, ha aggiunto.

Questo tè potrebbe dare speranza alle persone affette da sindrome di Down, secondo Mara Dierssen,  del Centre for Genomic Regulation (CRG), agendo sulla plasticità del cervello.

Nello studio recente, è stato visto che l’EGCG nei pazienti con sindrome di Down ha prodotto miglioramenti nei test di memoria visiva, nella capacità di controllare le risposte e nel fare calcoli. Inoltre, la risonanza magnetica ha mostrato nel cervello miglioramenti nella connettività fra le cellule nervose e nelle aree del cervello connesse con la lingua.

Secondo gli autori dello studio il tè verde potrebbe avere un effetto generale su altre malattie del cervello, ma sono necessari altri studi per determinarlo con esattezza una cura con questo prodotto.

Per ora, gli esperti dicono che il tè può aiutare ad affrontare varie malattie.

Il passo successivo sarà quello di testare il prodotto nei bambini, su cui potrebbe avere un più grande effetto, poiché il cervello è più adattabile quando è giovane.

Malattia di Parkinson in aumento negli uomini da 30 anni

Un nuovo studio ha trovato che l’incidenza della malattia di Parkinson è aumentata tra il 1976 e il 2005, ed è più che raddoppiata negli uomini più anziani durante questo periodo di tempo.

Gli autori dello studio della Mayo Clinic, Rochester, in Minnesota, ritengono che l’aumento sia conseguenza del fumo, dello stile di vita e dei cambiamenti ambientali.

Per lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati su JAMA Neurology, i ricercatori della Mayo Clinic hanno analizzato i dati di 906 persone con parkinsonismo, esordito tra il 1° gennaio 1976 e il 31 dicembre 2005. I tassi di incidenza sono rimasti stabili nelle donne durante questo lasso di tempo di 30 anni, ma sono aumentati negli uomini da 38,8 a 56,0 casi su 100.000 persone ogni anno.

L’analisi ha mostrato un aumento significativo nei tassi di incidenza per gli uomini, ma non per le donne, in particolare nei maschi di 70 anni o più.

Questa è la prima prova che uno studio ha mostrato una tendenza all’aumento dell’incidenza del morbo di Parkinson, una ulteriore conferma è necessaria, ha detto Honglei Chen del National Institute of Environmental Health Sciences a Triangle Park, in North Carolina, che ha scritto un editoriale di accompagnamento dell’articolo con cui sono stati presentati i risultati del lavoro.

La malattia di Parkinson richiede decenni per svilupparsi, quindi può essere difficile identificare i motivi della tendenza e una serie di fattori possono giocare un ruolo, ha aggiunto Chen.

Danno ambientale con le emissioni nocive delle pizzerie

La pizza, prodotto italiano, ormai diffuso in tutto il mondo, pare che influisca negativamente sul crescente fenomeno dei cambiamenti climatici.

Uno studio recente ha rivelato un legame tra il danno ambientale e le emissioni nocive delle pizzerie e degli steakhouse che utilizzano stufe a legna o carbone.

Secondo lo studio, queste emissioni sono tra i fattori che contribuiscono al cambiamento climatico e al riscaldamento globale.

Le pizzerie a legna e i bracieri dei locali sono una delle principali fonti di inquinamento nella maggior parte delle città.

Un team di esperti dell’inquinamento dell’aria di sette università ha studiato le cause dell’inquinamento a Sao Paulo in Brasile.

E’ emerso che Sao Paulo, sede di circa 8.000 pizzerie, che prepara quasi 1 milione di pizze al giorno, è una città inquinata. Oltre 800 pizze al giorno sono realizzate con stufe a legna nelle pizzerie e un migliaio in più per la consegna a domicilio sono cucinate utilizzando legna.

Prashant Kumar dell’Università di Surrey, in UK, ha detto che ci sono più di 7,5 ettari di foresta che viene bruciata ogni mese per alimentare pizzerie e steakhouse e oltre 307.000 tonnellate di legna vengono bruciate ogni anno per la pizza.

In Italia, a dicembre, lo scorso anno, il comune di San Vitaliano, a nord est di Napoli, aveva chiuso le pizzerie per troppo smog.

“Per le attività produttive di panificazione e ristorazione, quali le pizzerie, è vietato utilizzare la combustione di biomassa solida (legna, cippato, pellet, carbonella, ecc.) per la cottura di cibi, in apparecchiature varie, inclusi i forni chiusi o aperti e i foconi per le griglie”, diceva l’ordinanza del sindaco.

Solar Impulse 2 ha attraversato l’Atlantico

Il velivolo Solar Impulse 2 ha compiuto la sua prima traversata dell’Atlantico, fondamentale tappa del suo giro del mondo, con il sole come solo carburante. L’aereo è atterrato giovedì a Siviglia, nel sud della Spagna.

Il velivolo era partito lunedì da New York alle 02.30 ora locale, per la 15 ° tappa del giro del mondo ed è atterrato giovedì, poco prima 07.40 all’aeroporto di Siviglia, alla fine di un viaggio di 6272 chilometri sopra l’oceano.

“È la prima traversata dell’Atlantico con un aereo solare!” ha detto il pilota Bertrand Piccard, 58 anni.

Questo è stato il primo volo transatlantico di un aeroplano in grado di volare senza carburante grazie alle sue batterie che immagazzinano energia solare.
       

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