I legumi sono utili per perdere peso

Se si desidera eliminare i chili di troppo e anche mantenere il peso forma mangiare alimenti come fagioli, piselli, ceci e lenticchie, secondo un nuovo studio, può aiutare.

Bastano 130 grammi ogni giorno di questi alimenti per una perdita di peso di 0,34 chilogrammi, secondo una revisione sistematica e una meta-analisi di tutti gli studi clinici disponibili su questo argomento.

Lo studio fatto al St. Michael’s Hospital di Toronto, su 940 partecipanti, ha trovato che i volontari avevano perso in media 0,34 kg in sei settimane con l’aggiunta di una singola porzione di legumi alla dieta e senza fare uno sforzo particolare per ridurre gli altri alimenti.

Il nuovo studio è in linea con un lavoro precedente il quale aveva trovato che i legumi aumentano la sensazione di pienezza del 31 per cento, inducendo a una minore assunzione di cibo.

I legumi hanno un basso indice glicemico, cioè sono alimenti che si assimilano lentamente, e possono essere utilizzati per ridurre o sostituire le proteine ​​animali, così come i grassi “cattivi” di un pasto.

La dieta vegetariana può aumentare il rischio di cancro e di malattie cardiache

La dieta vegetariana a lungo termine può portare a una mutazione genetica che può aumentare il rischio di cancro e di avere malattie cardiache, secondo un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Università di Cornell.

Il gene identificato dagli scienziati aiuta coloro che consumano solo vegetali a elaborare gli acidi grassi omega-3 e omega-6 in composti che favoriscono lo sviluppo dell’infiammazione del cervello e alcune forme di cancro.

Il gene potrebbe causare un picco nella produzione di acido arachidonico, che rende il corpo soggetto ad infiammazione ed è stato collegato a malattie cardiache e cancro. Questo può essere nocivo se una persona con il gene include nella dieta alte dosi di alcuni oli vegetali, come l’olio di girasole, tramite cui il corpo metabolizza l’acido arachidonico più rapidamente.

I ricercatori della Cornell University hanno scoperto una variazione genetica, un allele, che si è evoluto nelle popolazioni dei paesi che storicamente avevano favorito le diete vegetariane, come India, Africa e altre parti dell’Asia orientale.

Hanno anche scoperto una versione diversa di questo gene adattato a una dieta marina, scoperta tra gli Inuit della Groenlandia, che consumano principalmente pesce.

L’allele vegetariano si è evoluto nelle popolazioni che hanno seguito una dieta a base di vegetali per centinaia di generazioni.

Il corpo umano non può produrre gli acidi grassi omega-3 e omega-6 che devono necessariamente provenire dall’alimentazione.

Gli organismi umani si sono dovuti perciò adattare alla situazione alimentare esistente nel posto o adottata dalla gente, in un contesto in cui lo scambio di prodotti non era facile come adesso.

Il giusto equilibrio tra gli acidi grassi omega-3 e omega-6 nella dieta è essenziale per mantenersi una buona salute dice la ricerca, pubblicata sulla rivista ‘Molecular Biology and Evolution’.

Ricchi di acidi grassi omega-3 sono il pesce, i cereali integrali, la frutta, l’olio d’oliva e le verdure. Gli acidi grassi omega-6 si trovano, invece, nelle carni bovine, suine, negli snack confezionati (come biscotti, caramelle, il dolci e patatine) negli oli delle noci e nei vegetali.

Autismo: i probiotici possono aiutare

L’autismo ha tante forme ed è difficile da diagnosticare. Un’alterazione del microbiota intestinale pare sia fondamentale nello sviluppo dei sintomi di questa patologia ancora oscura. Lo dicono gli esperti, in occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo.

Il prossimo 2 aprile si celebra la nona edizione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, sindrome definita dagli esperti come una combinazione tra predisposizione genetica o ereditarietà e molteplici cause esterne, molte delle quali sconosciute.

Esistono, infatti, infinite combinazioni della sindrome del Disturbo dello Spettro Autistico (DSA) i cui sintomi, si sa, compaiono di solito entro i primi tre anni.

Sebbene l’autismo continui, quindi, ad essere un disturbo spesso difficile da diagnosticare e su cui rimane molto ancora da scoprire, alcuni recenti studi internazionali hanno aperto nuove interessanti prospettive che evidenziano come un’alterazione del microbiota intestinale, cioè il patrimonio genetico dei batteri che servono al nostro organismo per i processi vitali, strettamente correlata allo sviluppo neurocomportamentale sia un fattore determinante nello sviluppo dei sintomi dell’autismo.

“I dati di ricerche nel modello animale, in bambini con disturbi dello spettro autistico e nei loro familiari – sottolinea la prof.ssa Susanna Esposito, direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura della Fondazione IRCCS Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico dell’Università degli Studi di Milano e presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici, WAidid – hanno dimostrato che sintomi gastrointestinali e alterazioni nel microbiota siano spesso associati a disturbi neuro-comportamentali nei pazienti affetti da autismo. Il microbiota riveste nell´intestino importanti funzioni fisiologiche quali la maturazione del sistema immunitario, la degradazione di macromolecole alimentari complesse, la detossicazione, la produzione e l´assorbimento di vitamine e minerali, e influenza anche il comportamento. Il sistema immunitario ha sviluppato degli strumenti per convivere con il microbiota, ma anche per tenerlo sotto controllo. Quando questo controllo viene meno, avviene la disbiosi, cioè una de-regolamentazione delle comunità batteriche che non si manifesta sempre con diarrea o stipsi, ma può portare ad altri disturbi infiammatori, in alcuni casi come chiara patologia infiammatoria gastro-intestinale ma anche come allergie, obesità o diabete e, non ultimo, l’autismo”.

La possibilità di interventi specifici per modificare la qualità del microbiota apre, quindi, la prospettiva ad una serie di nuovi approcci terapeutici nel trattamento dei sintomi dell’autismo, tra cui l’utilizzo dei probiotici.

“Nuovi studi clinici – precisa Susanna Esposito – hanno dimostrato che i probiotici, vale a dire i batteri buoni come quelli che sono presenti nello yogurt, possono avere un potenziale terapeutico nel disturbo dello spettro autistico. L’idea che intervenendo sulla flora batterica si possa contribuire a migliorare i sintomi dell’autismo e dei disturbi comportamentali rappresenta un progresso davvero straordinario e porta alla necessità di ricerche mirate”.

Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, oggi si stima che in Italia una prevalenza attendibile del disturbo sia di circa quattro su mille bambini e che il disturbo colpisce, per ragioni ignote, i maschi 3 o 4 volte più delle femmine.

“Siamo molto felici – dichiara Fabiana Sonnino, presidente di Tutti giù per Terra Onlus – di poter assistere a continui progressi e nuove scoperte sui Disturbi dello Spettro Autistico. In occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo vogliamo ribadire l’importanza di una diagnosi precoce, per poter attivare i migliori interventi abilitativi adeguati ai bisogni di ogni persona con disturbo dello spettro autistico ed efficaci a migliorarne la qualità della vita. E’ questa anche l’occasione per rassicurare mamme e papà sottolineando ancora una volta come, sebbene le cause dell’autismo siano in gran parte sconosciute, non esista alcuna prova scientifica che dimostri un possibile legame tra il vaccino contro il morbillo, i vaccini in generale e il disturbo autistico”.

L’ictus si previene a tavola

Grande nemico della salute nelle società industrializzate, l’ictus si previene a tavola. Per questo nel mese di aprile sono state organizzate varie iniziative per diffondere la conoscenza della patologia e dei suoi principali fattori di rischio.

L’ictus cerebrale rappresenta la seconda causa di morte a livello mondiale e la terza nei paesi industrializzati. E le previsioni non sono delle migliori: entro il 2020 la mortalità per ictus rischia di raddoppiare a causa dell’invecchiamento della popolazione.

La malattia, però, si può prevenire nell’80 % dei casi: le linee guida sia nazionali che internazionali raccomandano di seguire adeguati stili di vita, che portino a controllare l’eccessivo peso corporeo e l’obesità, attraverso l’attività fisica moderata e costante, e un’alimentazione sana come quella che prevede la dieta mediterranea.

Il controllo della pressione arteriosa è fondamentale, fino dai 40 anni, ancora più importante nei diabetici, così come il riconoscimento della aritmia cardiaca definita fibrillazione atriale e l’astensione dal fumo.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha valutato in circa 2.64 milioni di casi all’anno il totale delle morti attribuibili ad un inadeguato consumo di frutta e verdura. Aumentando il consumo individuale fino a 600 grammi al giorno, si potrebbe ridurre il rischio di infarto e ictus rispettivamente del 31% e del 19%.

La tradizionale dieta mediterranea è caratterizzata da olio di oliva extravergine come principale fonte di grassi, da un elevato apporto di frutta, noccioline, verdure, legumi e cereali; da un moderato apporto di pesce e pollame, da un basso apporto di latticini, carne rossa e dolci e da un consumo da basso a moderato di vino, in particolare durante i pasti.

Consumare in particolare agrumi, mele, pere e verdure a foglia contribuisce molto alla protezione: un incremento di circa 200 grammi al giorno, sia di frutta che di verdura, fa diminuire il rischio ictus rispettivamente del 32% e dell’11%.

Un alto consumo di olio di oliva extravergine, che rientra tra le caratteristiche principali della dieta mediterranea, viene considerato come uno degli elementi che contribuisce maggiormente a proteggere il sistema cardiovascolare: un incremento di 23 grammi al giorno di consumo di olio di oliva è stato inversamente associato all’incidenza dell’ictus (riduzione del rischio del 20%) e alla mortalità (riduzione del rischio dell’11%).

Se da una parte ci sono nutrienti da consumare con moderazione, come sodio, alcol e grassi saturi perché aumentano il rischio vascolare, per altri, invece, è stato evidenziato un effetto protettivo: omega3, fibre, vitamina B6 e B12, così come l’assunzione di calcio e potassio diminuiscono il rischio di ictus cerebrale.

Seguire la dieta mediterranea riduce, dunque, il rischio di ipertensione, diabete, infarto, obesità e sindrome metabolica.

Le regole di una sana alimentazione e uno stile di vita corretto, però, dovrebbero essere adottate sin da piccoli, purtroppo i dati dimostrano il contrario: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in Europa, 1 bambino su 3 tra i 6 e i 9 anni è sovrappeso o obeso. Ed è per questo che A.L.I.Ce. Italia Onlus intende sensibilizzare anche le famiglie su una maggiore attenzione verso le cattive abitudini alimentari fin dall’infanzia. Non si deve dimenticare che una giusta prevenzione, oltre a benefici in termini di salute, comporterebbe un effetto positivo sul budget nazionale dei Paesi dell’Unione Europea, considerando che attualmente ben il 7% di questo budget viene destinato alle patologie collegate all’obesità.

CONSIGLI DIETETICI

1.Consumare pesce almeno 2 volte alla settimana, soprattutto salmone, pesce spada, pesce azzurro o trota
2.Ridurre l’apporto di sale – massimo 5 gr al giorno
3.Consumare almeno 3 porzioni di frutta e almeno 2 di verdura al giorno
4.Limitare il consumo di grassi e condimenti di origine animale, preferendo quelli di origine vegetale
5.Bere non più di 2 bicchieri di vino al giorno

In occasione di “Aprile mese della prevenzione dell’Ictus Cerebrale”, la Federazione A.L.I.Ce. Italia Onlus con le sue oltre 70 Associazioni locali darà vita a diverse iniziative di prevenzione, sensibilizzazione e di informazione su questa patologia, grave e disabilitante. Anche quest’anno, inoltre, A.L.I.Ce. Italia Onlus può contare su una testimonial d’eccezione: Valentina Vezzali.

“Con campagne informative come Aprile mese della prevenzione, A.L.I.Ce. Italia Onlus – dichiara Francesco Gaballo, vicepresidente dell’Associazione – intende ridurre l’incidenza dell’ictus cerebrale e migliorare la qualità della vita delle persone colpite, proprio attraverso la diffusione della conoscenza della patologia e dei suoi principali fattori di rischio”.

L’elenco delle iniziative previste sarà inserito sul sito www.aliceitalia.org

Fondo povertà educativa: un incontro a Roma

“Fondo povertà educativa, un’occasione da non perdere”: questo il titolo di un incontro organizzato da Save the Children, il 5 aprile a Roma, per esaminare le opportunità che il fondo può offrire a favore di bambine, bambini e adolescenti più esposti alla “povertà educativa”.

L’incontro avrà luogo alle ore 10.00, a Roma, presso la Sala Biblioteca degli Atti Parlamentari del Senato in Piazza della Minerva 38.

Più di un milione di bambine, bambini e adolescenti in Italia – dice Save the Children – vive in povertà assoluta. Un quindicenne su quattro non supera il livello minimo di competenze in matematica e uno su cinque in lettura. Quasi la metà dei minori tra i 6 e i 17 anni (48,6%) non ha letto neanche un libro oltre a quelli scolastici nel corso di un anno, il 55,2% non ha visitato un museo, il 45,5% non ha svolto alcuna attività sportiva e sono circa 425 mila i “disconnessi” da Internet, ovvero quelli che non hanno mai avuto accesso alla rete. Il 15% degli adolescenti non prosegue gli studi dopo il diploma delle medie.

Per la prima volta, con la Legge di Stabilità 2016, Governo e Parlamento hanno riconosciuto la gravità del problema costituendo un fondo sperimentale di tre anni, alimentato dalle Fondazioni di origine bancaria, per il contrasto alla povertà educativa minorile.

L’incontro vuole essere l’occasione per aprire un confronto, tra tutti gli attori in campo, sulle strategie e le proposte per fare in modo che questo intervento segni davvero l’avvio di una nuova stagione di impegno per il futuro dei bambini. Parteciperanno, tra gli altri, il Presidente del Senato della Repubblica Pietro Grasso, il ministro del lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, il Sottosegretario della Presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini, il Vicepresidente Commissione Parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza Sandra Zampa ed Enrico Giovannini, Professore ordinario di statistica economica all’Università di Roma “Tor Vergata”.

Save the Children opera concretamente, con tante realtà locali, nei contesti più svantaggiati, e da anni denuncia questa gravissima emergenza che blocca sul nascere la possibilità di far fiorire i talenti e la crescita dei bambini.

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