Fine del Sinodo: apertura sui divorziati

Su un punto cruciale del Sinodo dei Vescovi sono emerse tutte le divisioni che ci sono in seno alla Chiesa.
In merito ai cattolici divorziati e risposati, il punto è passato con un solo voto di scarto e prevede che ogni sacerdote studi le situazioni caso per caso, con l’appoggio del vescovo.

Ogni paragrafo del documento richiedeva che, per l’approvazione, ci fosse il parere favorevole dei due terzi dei votanti e il punto riguardante la comunione ai divorziati ha ottenuto 178 consensi (177 erano i voti necessari).

Il Sinodo dice nel paragrafo, in cui non compare la parola comunione, che c’è differenza tra coloro che sinceramente hanno lottato per salvare il primo matrimonio e sono stati abbandonati e chi, per negligenza, ha distrutto un matrimonio canonicamente valido. Per questo è necessario vagliare i singoli casi.

Se c’è stata un’apertura sulla comunione ai divorziati, il punto ha avuto oltre 80 voti contrari, che sono molti per un’istituzione come la Chiesa.

Papa Francesco nel suo messaggio finale ha comunque detto che se non sono state trovate soluzioni esaurienti a tutte le difficoltà e le sfide che minacciano la famiglia, è stata data “prova della vivacità della Chiesa cattolica che non ha paura di scuotere le coscienze anestetizzate o di sporcarsi le mani discutendo animatamente e francamente”.

Francesco pensa che col Sinodo siano stati spogliati “i cuori chiusi che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa o dietro le buone intenzioni, per sedersi sulle cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite”.

Per il Papa, il “primo dovere” della Chiesa, non è “distribuire condanne o anatemi”, ma “proclamare la misericordia di Dio”.

“La Chiesa – ha aggiunto – è Chiesa dei poveri in spirito e dei peccatori in ricerca del perdono e non solo dei giusti e dei santi, anzi dei giusti e dei santi quando si sentono poveri e peccatori”.

Per il Papa il Sinodo ha saputo “aprire gli orizzonti per superare ogni ermeneutica cospirativa o chiusura di prospettive, per difendere e per diffondere la libertà’ dei figli di Dio, per trasmettere la bellezza della Novità cristiana, qualche volta coperta dalla ruggine di un linguaggio arcaico o semplicemente non comprensibile”.

In un contesto come quello attuale, in cui imperversa quello che il filosofo Pietro Prini ha definito lo scisma somerso, in cui molti cattolici non seguono le regole imposte dagli ecclesiastici, parecchi padri sinodali hanno mostrato di essere ancora della stessa tempra di quelli ridicolizzati da Erasmo da Rotterdam ne “L’Elogio della follia”.

Essi tengono in poco conto i comuni mortali – diceva Erasmo – ma si ricoprono anche a vicenda del piú feroce disprezzo, e, mentre fanno voto di apostolica carità, non esitano a fare tragedie per un modo diverso d’annodare la cintura o per un colore un poco piú scuro della veste che indossano.

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