Amnesty: condanne a morte aumentate in Egitto e in Nigeria

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Nel 2014 ci sono state quasi un terzo di condanne a morte in più rispetto all’anno precedente, ma hanno avuto luogo meno di esecuzioni. Lo ha reso noto Amnesty International.

Secondo il rapporto annuale dell’organizzazione non governativa, che difende i diritti dell’uomo, in due paesi, Egitto e Nigeria, in cui giudici hanno pronunciato condanne collettive la pena di morte è considerevolmente aumentata.

Il rapporto non comprende la situazione della Cina in cui queste cose sono segreto di Stato.

Le esecuzioni sono state registrate in 22 paesi nel 2014, numero invariato dal 2013. L’Iran ha riconosciuto ufficialmente 289 esecuzioni, ma ce ne sarebbero state almeno 454 non riconosciute dalle autorità. L’Arabia Saudita ne ha compiute almeno 90, l’Iraq almeno 61 e gli Stati Uniti 35.

In Egitto, in particolare, il numero delle condanne a morte è aumentato passando da 109 a 509 in un anno.
In Nigeria, il numero di condanne a morte è passato dalle 141 del 2013 alle 659 nel 2014.

Altri paesi sono problematici, avverte Amnesty, come il Pakistan.

In Corea del Nord, in Iran e in Arabia Saudita, i governi continuano ad utilizzare la pena di morte per eliminare i dissidenti politici, aggiunge l’organizzazione.

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