Meningite e malaria, ultimi dati e prospettive, terapie e profilassi

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A conclusione delle due importanti giornate mondiali dedicate alla meningite e alla malaria, la riflessionedel Prof. Massimo Galli, presidente SIMIT (Societa Italiana Malattie Infettive e Tropicali) e professore ordinario presso l’Università degli Studi di Milano, direttore Divisione Clinicizzata di Malattie Infettive AO – Polo Univ. “Luigi Sacco”.

MENINGITE: NUMERI ED ETA’ – La grande varietà degli agenti patogeni che possono essere causa di meningite spiega perché più vaccini sono necessari a prevenirla e che per non tutte le cause di meningite esiste una prevenzione vaccinale. Tra le meningiti prevenibili, quella causata da Streptococcus pneumoniae è abitualmente responsabile di un maggior numero di casi rispetto alla meningite da Neisseria meningitidis. Durante il 2016 sono stati registrati in Italia 940 casi di malattia invasiva pneumococcica contro 178 casi di malattia invasiva meningococcica. L’incidenza per gruppo di età della malattia invasiva pneumococcica è maggiore dopo i 64 anni, fascia di età nella quale si verifica anche il maggior numero di casi.

MENINGITE E VACCINI – La concomitanza di malattie che riducono la capacità della risposta immune, l’alcolismo e l’asportazione della milza sono fattori che aumentano il rischio di sviluppare questa condizione, mentre la vaccinazione antipneumococcica ha un ruolo fondamentale nel prevenirla. Attualmente la vaccinazione è prevista gratuitamente per coloro che presentano fattori di rischio e al compimento dei 65 anni. La copertura vaccinale è tuttavia ancora molto insoddisfacente e permangono importanti lacune organizzative in alcune Regioni perché possa essere effettivamente garantita.

La meningite meningococcica resta un evento estremamente temibile che ricorrentemente si fa spazio nelle cronache come responsabile di eventi drammatici che colpiscono bambini, adolescenti e giovani adulti. Nonostante il meningococco sia stabilmente presente in una percentuale importante della popolazione soprattutto giovanile e venga facilmente ‘passato’ da una persona all’altra per via aerea o per contatti stretti, solo una piccola minoranza delle persone che lo albergano sviluppano una malattia invasiva. I vaccini per il meningococco (quello contro il meningococco B e quello contro il meningococco A,C,W,Y) sono fortemente raccomandati nei bambini e nelle persone a rischio. Una vasta adesione a quanto previsto dal calendario vaccinale per i bambini rappresenta uno strumento strategico indispensabile per il sostanziale ridimensionamento del problema.

MALARIA, DECESSI E VARIAZIONI CLIMATICHE – Secondo le stime dell’organizzazione Mondiale della Sanità, durante il 2016 nel mondo si sono verificati 216 milioni di casi di malaria, con 445mila decessi, molti dei quali in bambini. Il costo umano, economico e sociale della malaria è enorme e l’eventualità di disporre di un vaccino efficace almeno per uno dei parassiti malarici non può ancora definirsi prossima, nonostante gli sforzi prodotti da vari gruppi di ricerca.

Le variazioni climatiche in corso potrebbero inoltre contribuire ad una nuova estensione delle aree malariche nel mondo. Alle quattro specie di plasmodio che sono in grado di infettare l’uomo si è aggiunta l’evidenza di un ruolo di una quinta specie, Plasmodium knowlesi, che parassita le scimmie e recenti segnalazioni di malaria umana da altri parassiti delle scimmie quali Plasmodium cynomolgi nell’Asia Sud Orientale e Plasmodium brasilianum e Plasmodium simium in Sud America, depongono per un cambiamento delle abitudini di alcune specie di zanzara anofele, che spinte da fattori ambientali pungono ora con maggior frequenza anche l’uomo.

MALARIA, IL CASO ITALIANO – In Italia alcuni casi recenti di malaria ‘criptica’ hanno causato preoccupazione in merito alla possibilità di un ritorno della trasmissione del parassita malarico nel nostro paese. I dati del Ministero della Salute attestano la notifica in Italia, nel periodo 2011-2015, di 3.633 casi di malaria, quasi tutti d’importazione. Le infezioni contratte in Italia (autoctone) sono state infatti solo sette: una sospetta da bagaglio (P. falciparum), una sospetta introdotta (P. vivax), cioè trasmessa da zanzare indigene; tre definite come criptiche (1 da P. falciparum e 2 da P. malariae) poiché non è stato possibile identificare con certezza la fonte d’infezione o ipotizzarne ragionevolmente una; due indotte ( una da P. falciparum e una da P. malariae), cioè accidentalmente acquisite attraverso contaminazioni in ospedale.

MALARIA IN ITALIA, PROSPETTIVE FUTURE – L’Italia è stata per secoli il paese il più malarico d’Europa. Soprattutto nelle aree costiere del Sud e delle Isole, persistono popolazioni di zanzare che discendono da quelle che in passato hanno trasmesso efficientemente Plasmodium falciparum, l’agente responsabile della terzana maligna. Dopo più di sessant’anni dalla eradicazione della malaria dall’Italia, tuttavia, si ritiene improbabile che ceppi di questo parassita adattati alle specie africane di zanzara anofele possano essere assunti e veicolati dalle zanzare presenti sul nostro territorio. Teoricamente meno improbabile potrebbe essere il ritorno della malaria da Plasmodium vivax, il responsabile della terzana benigna, che è recentemente ricomparso in Grecia in un’area in cui era fortemente presente in un non lontano passato. Per il momento, tuttavia, non sussistono reali avvisaglie in merito a un ritorno della malattia, che merita attenzione per quanto riguarda la sorveglianza sul territorio.

Deve essere inoltre ribadita la raccomandazione di assumere correttamente la profilassi secondo le indicazioni degli uffici sanitari a chi si reca in zone malariche. Chi presenta una febbre al ritorno da un’area malarica è necessario che si presenti a un ospedale per l’esecuzione delle procedure diagnostiche che possano escludere la presenza di un’infezione da Plasmodi. Va ricordato che la malaria da P.falciparum può avere un decorso molto grave e talora mortale, specie nelle persone al primo incontro con un parassita malarico, come possono essere i turisti europei in viaggio in Africa. Va infine ricordato che le anofele dell’Africa occidentale hanno un indice antropofilico molto alto, cioè pungono quasi esclusivamente l’uomo, il che facilita particolarmente la trasmissione della malaria.

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