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L’inglese dei nostri politici

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Si avvicina la data del 4 marzo e, in uno scenario internazionale di crescente complessità, l’inglese rimane il tallone d’Achille di molti politici italiani. In vista delle imminenti elezioni, l’accademia online ABA English ha esaminato il livello d’inglese dei principali candidati e leader, realizzando un video che mette a confronto l’inglese dei protagonisti della politica italiana attuale. La valutazione, svolta dal dipartimento accademico di ABA English diretto dall’italiana Maria Perillo, ha preso in considerazione tutte le occasioni in cui i politici esaminati si sono cimentati con la lingua inglese in interviste e discorsi pubblici. Il giudizio si è basato sulla pronuncia, proprietà di linguaggio, grammatica, e ha premiato chi ha dimostrato di saper parlare senza l’aiuto di un testo scritto.

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In molti casi, le candidate superano i colleghi maschi: promosse a pieni voti Emma Bonino, la Presidente della Camera Laura Boldrini e la sindaca di Roma Virginia Raggi, inclusa nella classifica pur non essendo in corsa per il parlamento. Anche l’attuale premier Paolo Gentiloni passa il test d’inglese.

Vengono invece rimandati a settembre i leader dei principali partiti, tra cui Matteo RenziLuigi Di MaioSilvio Berlusconi e Matteo Salvini. Mancano all’appello Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) e il Presidente del Senato Pietro Grasso (Liberi e Uguali), di cui non sono reperibili video che documentino la loro conoscenza della lingua.

Per gli elettori, l’inglese rimane una competenza importante in politica. Secondo un sondaggio realizzato da ABA English su un campione di oltre mille italiani in occasione delle elezioni amministrative 2016, il 90% degli intervistati ritiene che un Presidente del Consiglio debba conoscere l’inglese. La lingua è considerata fondamentale soprattutto in materia di relazioni internazionali: per l’89% degli italiani la scarsa conoscenza dell’inglese da parte dei politici limita l’influenza dello stato italiano sulla comunità internazionale.

La speranza è che l’ingresso delle nuove generazioni in politica porti un cambiamento in positivo. Qualunque sia l’esito del voto, un parlamento con un’alta percentuale di politici che sappiano l’inglese non può che essere una buona notizia.

 

PROMOSSI:

 

Laura Boldrini (Liberi e Uguali): Il buon livello d’inglese della Presidente della Camera è indubbiamente frutto della lunga esperienza lavorativa presso le agenzie delle Nazioni Unite; rilascia sempre interviste in inglese ai media stranieri. Voto: 7 – vai al video

 

Emma Bonino (+Europa): L’inglese non è certo un ostacolo per la storica leader Radicale, grazie ai suoi incarichi come commissario europeo dal 1995 al 1999 e Ministra degli Esteri dal 2013 al 2014, ma anche a una laurea in Lingue e Letterature Straniere conseguita alla Bocconi di Milano nel 1972. Voto: 7 – vai al video

 

Paolo Gentiloni (Partito Democratico): Complice l’incarico di Ministro degli Esteri dal 2014 al 2016, l’attuale Presidente del Consiglio ci sa fare con l’inglese, dote che gli è stata apprezzata nei palazzi della politica romana fin dagli anni novanta. Voto: 8 – vai al video

 

Virginia Raggi (Movimento 5 Stelle): Nonostante la sindaca di Roma sia spesso al centro di polemiche, nessuno può mettere in dubbio la sua pronuncia e ampiezza di vocabolario in inglese. Talvolta ha preferito rilasciare interviste in italiano, forse per un eccesso di prudenza. Voto: 8 – vai al video

 

BOCCIATI:

 

Silvio Berlusconi (Forza Italia): L’inglese è sempre stato un punto debole per l’ex premier. Legge con fatica discorsi scritti, come quando si rivolse in inglese al Congresso americano, e ogni tentativo di improvvisazione si rivela fallimentare. Indimenticabile la sua ode estemporanea alla bandiera a stelle e strisce che lanciò il tormentone “nos only”. Voto: 5 – vai al video

 

Luigi Di Maio (Movimento 5 Stelle): L’inglese del giovane leader pentastellato è alquanto zoppicante; Di Maio ha sempre risposto in italiano alle domande dei giornalisti stranieri. Unica occasione in cui si è messo alla prova con la lingua un discorso all’università di Harvard, letto con più di qualche inciampo. Voto: 5+ – vai al video

 

Matteo Renzi (Partito Democratico): L’inglese dell’ex Presidente del Consiglio è stato spesso preso di mira da media e social, soprattutto per la pronuncia non esemplare. Gli va riconosciuto però il merito di non tirarsi mai indietro davanti a un’intervista o dibattito in lingua. L’impegno c’è. Voto: 5/6 – vai al video

 

Matteo Salvini (Lega): Il leader della Lega ha sempre evitato di esprimersi in inglese sia nella sua attività di europarlamentare sia in convegni internazionali. Fa eccezione un breve e incerto intervento sui terremotati a Coblenza, seguito da un lungo discorso rigorosamente in italiano. Voto: 4 – vai al video

 

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