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Fibrillazione Atriale: ne soffre un italiano su 12

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Nel nostro Paese, nella popolazione anziana, i pazienti affetti da fibrillazione atriale sono oltre 1.100.000. Il dato è emerso dai risultati del “Progetto FAI: la Fibrillazione Atriale in Italia”.

E’ pure emerso dal progetto che la prevalenza della fibrillazione atriale nei soggetti ultrasessantacinquenni è del 7,3% e risulta più alta nei maschi, con un tasso dell’8,6%, mentre nelle femmine la prevalenza è del 6,2%. I tassi standardizzati sulla popolazione italiana indicano una prevalenza totale della fibrillazione atriale dell’8,3%, con tassi del 9,1% nei maschi e del 7,3% delle femmine. Questo dato indica che in Italia un anziano su 12 è affetto da fibrillazione atriale.

La prevalenza della fibrillazione atriale è strettamente correlata all’età: i tassi vanno, infatti, dal 3% nei soggetti nella fascia d’età 65-69 anni al 16,1% nei soggetti ultraottantacinquenni.

Lo studio si è proposto, inoltre, di valutarenei casi di FA già diagnosticati, le terapie in corso e le eventuali motivazioni del non trattamento.

La fibrillazione atriale aumenta in maniera significativa il rischio di ictus cerebrale, ma i farmaci anticoagulanti attualmente disponibili consentono una riduzione di tale rischio di oltre il 70%. I dati acquisiti nel Progetto FAI indicano una buona aderenza alle linee guida relativamente al trattamento con farmaci anticoagulanti, con circa il 70% dei pazienti fibrillanti trattati. I dati indicano anche che le percentuali di pazienti trattati con i nuovi anticoagulanti stanno ormai raggiungendo quelle dei pazienti trattati con la vecchia terapia.

Emerge, però, un dato allarmante: il 30,7% dei pazienti del campione non viene ancora trattato con farmaci anticoagulanti. Alcuni per motivazioni obiettivamente valide, ma percentuali non trascurabili di pazienti sono senza trattamento per convinzioni ormai superate dalle linee guida più recenti, come la presenza di fibrillazione atriale parossistica, considerata talvolta meno pericolosa, o la convinzione che i soli farmaci antiaritmici o antiaggreganti forniscano una buona protezione. Ben il 14,3% del campione manifesta, inoltre, una scarsa compliance.

I risultati emersi dal Progetto, considerando anche le differenze territoriali rilevate, forniscono la base conoscitiva per ulteriori interventi mirati a ridurre il peso di questa importante e frequente aritmia che costa al SSN, solo prendendo in considerazione i costi diretti determinati dal verificarsi di un ictus cerebrale, oltre un miliardo di Euro ogni anno.

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