Formazione continua: non siamo più fanalino di coda

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Nel 2016/2017 per la prima volta la formazione continua nelle aziende italiane raggiunge la media europea. Ed a trainare sono le regioni meridionali.
I dati presentati nel Libro Bianco della Formazione presso ExpoTraining, FieraMilano, 25 e 26 ottobre.
L’Osservatorio ExpoTraining da oltre 7 anni fotografa la situazione della formazione nelle imprese italiane e da oltre 5 anni denunciava la scarsa attenzione degli imprenditori, che notoriamente era tra i paesi europei nei quali si faceva meno formazione. Si utilizza il passato, perché c’è una novità per molti versi inaspettata: la formazione continua nelle imprese italiane, che pure cresceva ma a ritmi estremamente lenti, pare aver messo finalmente il “turbo” e tra il 2016 ed il 2017 i dati “di prospettiva” sembrano attestare che in Italia finalmente la formazione si stia diffondendo, raggiungendo la media europea.
Nel dettaglio: in Italia si spende per la formazione circa il 4%, un punto sotto la media europea. Ma i dati della “formazione continua” nelle imprese fino al 2015/2016 (su un panel di 500 PMI e microimprese intervistate ogni anno con metodo CAWI) indicavano che solo il 55% delle aziende avevano organizzato o stavano organizzando corsi per i propri dipendenti, inferiore alla media europea del 61%.
Ma nella rilevazione di quest’anno la sorpresa: tra corsi di formazione effettivamente usufruiti, quelli organizzati per il resto dell’anno o programmati per il 2018, le imprese che hanno deciso di scegliere la formazione sono salite al 59%, sostanzialmente in media con l’Europa. Anche i dati di adesione ai Fondi Interprofessionali sono estremamente incoraggianti: oltre il 70% delle PMI ha aderito, per oltre l’85% dei lavoratori dipendenti.
Anche sul piano della qualità della formazione si può notare una maggiore consapevolezza: resta una forte presenza della formazione “obbligatoria”, ma cresce quella più “strategica” destinata all’innovazione, all’IT, al web, all’internazionalizzazione (+ 9%). E cresce sopratutto quella nelle regioni meridionali, che sembrano guidare questo risveglio italiano, con un + 19% di imprenditori che hanno organizzato, stanno organizzato o organizzeranno nel 2018 dei piani di formazione per i propri dipendenti.
“Da 4/5 anni la tendenza era comunque positiva ma rimaneva un forte gap in confronto all’Europa, sopratutto tra le piccole e microimprese. Dal 2016 la tendenza si è però rafforzata fortemente: molti imprenditori hanno evidentemente ritenuto opportuno cogliere i piccoli cenni di ripresa per investire nella prospettiva di sviluppo ed hanno scelto, molto giustamente, la formazione dei propri team. – ha dichiarato Carlo Barberis, Presidente di ExpoTraining – Crescono anche i corsi dedicati all’innovazione, all’IT ed in particolare all’internazionalizzazione. Ora occorre lavorare molto sulla qualità, su una migliore integrazione tra processi produttivi e formazione, accrescere la formazione sugli “intangible assets” e sulle competenze trasversali, insomma occorre innovare di più sulla “forma” della formazione, sui modi per trasmettere le competenze in modo più efficace. Comunque il 2017 ed il 2018 saranno gli anni nei quali le aziende italiane, almeno dal punto di vista della formazione continua, avranno raggiunto l’Europa.”.
Tutti i dettagli saranno raccolti nel primo “Libro Bianco sulla formazione continua in Italia”, presso la prossima edizione di ExpoTraining, a FieraMilano il 25 e 26 ottobre prossimi.ExpoTraining è la più importante manifestazione italiana su formazione e lavoro, in collaborazione con Cgil, Cisl, Uil, con associazioni imprenditoriali, enti e società di formazione e la Regione Lombardia.
Per informazioni: www.expotraining.it

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